Dic 032010
 

Da giugno del prossimo anno, Poste Italiane sospenderà il servizio di consegna della corrispondenza di sabato. Ciò a causa del trasferimento di 3.300 portalettere – esuberanti nel loro ruolo – che saranno impiegati nei servizi  di Bancoposta. I consumatori, appare evidente, subiranno per questa scelta dei disservizi. Lo subirà, ad esempio, chi riceve in abbonamento un quotidiano. Oppure  coloro che riceveranno di lunedi una lettera spedita con Posta Prioritaria il venerdì.

In questo maniera, viene sospeso “un servizio universale” che Poste Italiane, come azienda pubblica, è tenuta ad effettuare in virtù dell’accordo di programma sottoscritto con lo Stato. Stato che, è bene ricordarlo, ogni anno finanzia Poste Italiane spa (739 milioni di euro nel solo 2009).

Perchè allora non prendere esempio dalla vicina Francia? Anche da loro si pone il problema di un numero di portalettere sicuramente eccedente rispetto ad un diminuito volume di corrispondenza. Orbene, in Francia, le Poste e i Sindacati stanno trattando per una nuova forma d’impiego dei postini che non saranno trasferiti ad altri “rami” dell’azienda.  I portalettere, infatti, continueranno la loro funzione ma svolgeranno altri servizi connessi al “giro quotidiano“. Effettueranno, ad esempio, visite orarie alle persone anziane isolate o malate. Consegneranno a domicilio medicine, cd e libri. Eseguiranno il controllo dei contatori del gas e la raccolta differenziata della carta. I servizi non saranno gratuiti e l’intervento del “postino”  avrà un  costo di circa 5 euro. Sempre meno di una lettera raccomandata e, comunque, sufficiente a garantire l’ampliamento del servizio. Ma soprattutto il patrimonio acquisito di “conoscenza sociale e del territorio” (il facteur – una istituzione in Francia – è impiegato nella stessa  zona per tutta la carriera) non andrà disperso.

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