dic 212010
 

Il 14 dicembre il governo di Silvio Berlusconi è sopravvissuto alla mozione di sfiducia presentata dall’opposizione alla camera dei deputati per appena 314 voti a 311. “Berlusconi ha certamente vinto”, commenta Sergio Romano nell’editoriale del Corriere della Sera. “Sarebbe assurdo negarlo e inutile disquisire con acrimonia, in questo momento, sul modo in cui ha sconfitto i suoi avversari. Ma la portata della vittoria e le sue conseguenze dovrebbero suggerire al vincitore qualche riflessione”.

Adesso “il presidente del Consiglio ha di fronte a sé due strade. Può compiacersi del successo, infierire sugli sconfitti, lasciare le cose come stanno e dichiarare che governerà sino alla fine della legislatura. I tre voti di maggioranza non gli permetteranno di evitare gli innumerevoli trabocchetti che gli si apriranno sotto i piedi alla Camera e nelle commissioni, in gran parte delle quali la maggioranza non c’è. Ma gli forniranno l’occasione per sostenere che l’impotenza del governo è colpa delle opposizioni e di recitare di fronte agli elettori la parte del leader vilmente tradito. Il Paese, se Berlusconi adottasse questa linea, sarebbe condannato a un supplemento dell’indecoroso spettacolo a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi: polemiche, litigi, sberleffi goliardici e una generale disattenzione per i problemi economici e finanziari che il Paese sta attraversando. La seconda strada è la ricomposizione della maggioranza su basi nuove”, a cominciare da “una nuova legge elettorale”. Continue reading »

dic 202010
 

Correva l’anno 1975. Trentacinque anni fa il Presidente della Francia era Valery Giscard D’Estaing. François Mitterrand e Jacques Chirac gli succederanno negli anni a venire.

Nello stesso anno Gerald Ford assume la presidenza degli Stati Uniti dopo l’impeachment di Richard Nixon. Jimmy Carter, il doppio mandato di Ronald Reagan, i due Bush con l’intervallo della duplice presidenza di Clinton, saranno successivi. Barack Obama quell’anno compie quattordici anni e s’iscrive al College.

Nel Regno Unito il laburista Harold Wilson è vincitore delle elezioni e diventa Primo Ministro. Passerà ancora qualche anno prima che inizi il decennio della Lady di Ferro, Margaret Thatcher. Tony Blair, sempre nel 1975, si laurea e s’iscrive al Labour Party. Solo Elisabetta II c’era allora e c’è  adesso. Ma si sa che i regnanti non sono eletti e che i Windsor godono di una salute ferrea.

Uno sguardo all’URSS del 1975 ci fa vedere Leonid Brežnev come segretario del PCUS, ovvero come lo Zar rosso di tutte le Russie. Mentre in Cina il Grande Timoniere Mao Tze Dong ancora comanda.

La Germania è divisa in due stati. La DDR a est, sotto influenza sovietica, governata da Willi Stoph successore di Albert Ulbricht morto l’anno precedente, e la Germania ovest – sotto influenza occidentale e con capitale Bonn – che ha come primo ministro il socialdemocratico Willy Brandt.

Corre l’anno 1975 quando Piero Fassino, iscritto alla Federazione giovanile del Partito Comunista, viene eletto consigliere comunale nella sua città: Torino. Da allora inizia la tipica carriera da “mestierante della politica” che ad oggi non vede la fine. Trentacinque anni dopo il  mondo è profondamente cambiato, ma in Italia – dove tutto è immutabile e tutto cambia per nulla cambiare – Piero Fassino si “mette a  disposizione” per diventare sindaco di Torino. In questi sette lustri,  il nostro, è stato ininterrottamente deputato dal 1994. E’ stato segretario del suo partito ed ha rivestito, più volte, le funzioni di ministro e sottosegretario.

Il cerchio si chiude là dove è iniziato. Pare. Ci credete voi? Noi no.

dic 182010
 

Il Ministro Sandro Bondi ha recentemente chiesto pubblicamente ai suoi avversari politici di non votare la mozione di sfiducia parlamentare richiesta nei suoi confronti, mozione di sfiducia richiesta dopo i noti fatti di Pompei.

Sorvolo, per carità di patria, su premi fantasma e film meritevoli di strane attenzioni, o più semplicemente di soldi pubblici. Secondo me il Sig. Bondi Sandro non merita la carica per tutt’altri motivi, e Pompei c’entra poco con i suoi (notevoli) demeriti.

Cominciamo dall’inizio: cosa fa un ministro? Amministra, coordina, detta le linee di azione del suo dicastero, cerca di impostare una “politica” secondo la sua personale visione. Il Sig. Bondi è Ministro dei Beni e delle Attività Culturali (MiBaC in neolingua), appena entrato in carica “riorganizza” il suo ministero e lì si ferma. Continue reading »

dic 172010
 

Pierluigi Bersani ha rilasciato una lunga intervista a Repubblica dove parla chiaramente di allenza fra il Partito Democratico  con il cosidetto Terzo Polo.

Un passaggio soprattutto ci ha particolarmente colpito:

R. Siete consapevoli che per allearvi con il terzo polo dovrete rinunciare alle primarie?

B.In nome di una strategia che chiede a ogni forza politica di non peccare di egoismo e di dare qualcosa, siamo pronti a mettere in discussione anche i nostri strumenti. Ci interessa l’obiettivo. Poi c’è un problema che riguarda soprattutto noi: le primarie per le amministrative. Possono inibire rapporti più aperti e più larghi non solo con i partiti ma con la società civile. E possono portare elementi di dissociazione dentro il Pd che non fanno bene a nessuno. Bisogna dunque riformarle.

Bravi, continuate così. Sacrificate pure, con uno slancio di compassionevole umiltà ed in nome di una santa allenza, l’unico strumento democratico che vi siete dati. Vedrete che pieno di voti alle prossime elezioni. E poi lamentatevi se esistono dei “rottamatori” che vi vogliono far fuori…

dic 162010
 

Il Telegraph è un quotidiano britannico fortemente orientato verso l’area conservatrice e da sempre critico nei confronti della sinistra in generale e del partito laburista in particolare. Un quotidiano quindi che non può essere certo accusato di simpatie nei confronti dei “comunisti” italiani. Questo è il suo commento sull’esito del voto che ha permesso al governo di Silvio Berlusconi di riottenere (seppur faticosamente e nel modo che sappiamo) la fiducia.

La stagione delle arlecchinate è cominciata in anticipo e Silvio Berlusconi è ricorso ai fagioli magici per far spuntare quel voto di fiducia utile a mantenerlo sul palcoscenico ancora per una breve stagione. Certo non sta a noi criticare i gusti degli italiani in fatto di divertimento, ma questo uomo di settantaquattro anni, il cui repertorio comico comprende battute sull’abbronzatura del presidente Obama, è arrivato al punto di non accorgersi neanche più di quanto fa ridere, anche quando non vorrebbe. A meno che non si sia seriamente convinto che ad attirare tutte quelle ragazzine sia il fascino dei capelli che si vernicia sulla testa.

L’ultima volta che Berlusconi cadde, fu perchè dalla folla qualcuno gli scagliò contro un modellino del duomo di Milano, guglie comprese. Non è cosi che deve essere.  Sarebbe meglio uscire di scena al ricordo degli applausi, prima che le sorti politiche del teatrino italiano trasformino la commedia in tragedia.

fonte: Telegraph – traduzione: foieradotcom

dic 152010
 

Un nuovo documento scaturito da Wikileaks descriverebbe la grigia opinione che gli Stati Uniti hanno nei confronti del nostro paese. In Italia, infatti, si assisterebbe ad un tentativo di imbrigliare la libertà di parola e la famigerata Legge Romani sarebbe il fulcro dei timori provenienti dagli USA.

Il documento è stato segnalato da El Pais, quotidiano spagnolo più volte sul piede di guerra con il centrodestra italiano, ed è relativo ad un report dell’ambasciatore americano David Thorne datato 3 febbraio 2010. Il tutto si sviluppa attorno al teorema per cui il Presidente del consiglio avrebbe perpetrato azioni di tutela nei confronti di Mediaset fin dai tempi di Bettino Craxi e che ancor oggi favorirebbe il gruppo di famiglia per tutelare il patrimonio dalla concorrenza di Sky Italia. Ma dal cablogramma emerge qualcosa di ancor più approfondito.

L’ambasciatore Thorne, infatti, avrebbe commentato con dure parole lo specifico della Legge Romani: «La legge sembra essere stata scritta per dare margini di manovra al governo per censurare o bloccare qualsiasi contenuto su Internet ritenuto diffamatorio o del quale si pensi possa incoraggiare l’attività criminale». Tale indirizzo sarebbe non solo grave in sé, ma anche in qualità di precedente che la Cina potrebbe prendere a modello per spingere oltre la propria censura usando l’esempio occidentale per coprire le proprie azioni entro la Grande Muraglia.

Il sospetto degli USA è che l’improvvisa attenzione per la Rete, dopo anni di relativo immobilismo, possa nascondere specifici secondi fini. L’ambasciatore, peraltro, non sembra preoccupato del solo centrodestra, ma piuttosto dell’intero spettro della politica italiana: nel documento si parla delle élite nazionali sottolineando il loro disagio di fronte alla Rete ed all’impossibilità di controllarne i flussi di comunicazione.

Non serviva un cablogramma per capire quanto forte possa essere il peso della Rete sulla politica italiana. Ma il fatto che tale convinzione emerga proprio grazie a Wikileaks è forse qualcosa più di un segno del destino.

fonte: Web News

dic 142010
 

Domenico Scilipoti (quello che… l’agopuntura e l’IdV), Massimo Calearo (quello che… scelto da Uolter Veltroni), Bruno Cesario (quello che…come Calearo), Maria Grazia Siliquini (quella che… oggi qui, domani là, io vado e vivo così) , Antonio Razzi (quello che… tengo il mutuo, pure  famiglia e sono operaio), Catia Polidori (quella che… l’aiutino al suo CEPU). Vi dicono qualcosa questi nomi? Beh, dai! Come non riconoscere i componenti della band(a) che ha lanciato un nuovo tormentone natalizio:

Immagine anteprima YouTube
dic 142010
 

Il Primo Ministro italiano, Silvio Berlusconi, che venerdì era di passaggio a Sochi per incontrare il Presidente Dimitri Medvedev, si trova in Russia nel momento peggiore. Sull’onda delle rivelazioni trapelate in seguito alla lettura dei dispacci diplomatici americani resi noti da WikiLeaks, la strana “coppia” politica [Berlusconi] che compone col Primo Ministro russo, Vladimir Putin, dà origine a numerosi dibattiti.

Descrivendo una Russia trasformata in “Stato mafioso”, i rapporti dei diplomatici americani rivelano anche la forte preoccupazione suscitata da un’Italia la cui politica estera viene percepita come sempre più sottomessa a Mosca. Berlusconi viene descritto come “portavoce di Putin”. Ciò rappresenta una fonte di imbarazzo per il Cavaliere, anche se [Berlusconi] venerdì da Sochi si è fatto beffa di tali rivelazioni, smentendo di aver beneficiato personalmente dei suoi rapporti con Mosca. “Le rivelazioni di WikiLeaks dimostrano quanto sia cinica la politica estera americana”, ha tuonato Dimitri Medvedev.

Regali sontuosi

Secondo un dispaccio diplomatico del 2009, l’Ambasciata americana a Roma parla di una “politica estera (italiana) concepita per non negare mai nulla alla Russia”. Secondo l’autore del documento, Silvio Berlusconi avrebbe messo da parte il Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, per stringere rapporti stretti con Vladimir Putin, con il quale si sarebbe scambiato “regali sontuosi”. “È difficile stabilire cosa ci sia alla base di tale amicizia, ma molti dei nostri interlocutori ci hanno comunicato che Putin si fiderebbe di Berlusconi più che di ogni altro dirigente europeo”, scrive l’ambasciatore americano Ronald Spogli. Secondo quest’ultimo, l’italiano “ammira lo stile macho ed autoritario” del suo omologo russo e vede in lui un “pezzo grosso” fatto a sua immagine e somiglianza, alludendo ai capitali privati di cui, secondo Washington, disporrebbe il Primo Ministro russo.

I dispacci descrivono inoltre rapporti personali basati sulle vacanze [trascorse assieme] sullo yacht di Berlusconi o nelle residenze di Putin. Al di là di questi dettagli piccanti, il dispaccio traduce la preoccupazione suscitata da un Berlusconi che, dopo aver suscitato l’irritazione di Washington sostenendo Mosca durante la guerra del 2008 contro la Georgia, è sospettato di “fare gli straordinari” in ambito UE e per conto di Mosca in merito alla questione NATO o quella dello scudo antimissilistico. Secondo quanto affermato dal dispaccio: “Il suo desiderio più grande è quello di restare nelle grazie di Putin, ed ha spesso espresso opinioni comunicategli direttamente ” da quest’ultimo, secondo il dispaccio.

Gli Stati Uniti sono inoltre molto preoccupati in merito al ruolo del gruppo ENI, legato al gigante Gazprom per il progetto del gasdotto Blue Stream, per quanto riguarda la definizione della politica estera italiana. In un dispaccio dal titolo “Richiesta di informazioni sui rapporti italo-russi”, Hillary Clinton in persona si chiede se gli interessi delle società italiane spingano Roma ad agire a scapito della politica occidentale in materia di sicurezza energetica.

Un colpo tremendo

Da quel momento, con il desiderio di calmare le acque, il segretario di Stato americano ha smentito i propri dubbi. Washington non ha “amici migliori” di Silvio Berlusconi, ha affermato nel corso della settimana. Ma nessuno ci crede. “Per chi come me si occupa di tali questioni da lungo tempo, la pubblicazione dei dispacci non è di per sé interessante, sapevamo già tutto”, affermava venerdì l’ex avvocato del petroliere, ora agli arresti, Mikhail Khodorkovski, Bob Amsterdam, che ora gestisce un blog che si occupa di questioni energetiche.

Ciò che colpisce di più è il fossato che separa le dichiarazioni pubbliche americane in merito alla Russia da ciò che Washington pensa veramente”, ha aggiunto. ”La distanza è così grande da compromettere seriamente la credibilità della politica di ricostruzione dei rapporti tra Russia e Stati Uniti sostenuta da Obama. Diventerà molto difficile convincere il Congresso della sua buona fede”.

fonte: Le Figaro – trad.: Italia dall’estero

dic 132010
 

Domani ci sarà il voto di sfiducia al governo Berlusconi. Quale che sia l’esito una cosa è certa: ci viene da vomitare.

Francesco Pionati, ex giornalista Rai in quota DC, poi deputato UDC dal quale si stacca per fondare questa specie di partito-movimento, dichiara:

Se vuoi sopravvivere il 14 dicembre pigia il bottone per Berlusconi, futuro assicurato. E’ lui che ha quaranta posti liberi, ed è l’unico che può offrire poltrone. Il mio partito, la costola cattolica nel centro destra, alle ultime regionali ha totalizzato 120 mila voti. Sai quanto valgono questi voti? Tre parlamentari. Io sono solo e c’è posto per due. Quindi, solo io e Berlusconi abbiamo qualcosa da offrire.

Domenico Scilipoti, ex IdV passato al Movimento di Responsabilità Nazionale (un movimento di tre persone – Massimo Calearo e Bruno Cesario gli altri due, ex PD entrambi – e con tanto di logo yin e yang tricolore), spiegando il suo travaglio dice:

Non potrei restare in un partito in cui si pensa che chi pratica l’agopuntura sia uno stregone. [...] I giornali mi massacrano, non mi importa. Io non appartengo al partito. Appartengo al popolo.

Antonio Razzi, anche lui ex IdV passato a Noi Sud Libertà e Autonomia che, alla domanda sul perchè abbia cambiato opinione sul voto di  sfiducia a Berlusconi, così risponde:

In queste ultime 48 ore ho vissuto un vero dramma interiore che mi ha portato a cambiare la mia idea: ora voterò come dice il mio nuovo gruppo. [...] Non ho cambiato idea, ho cambiato capo.

Adesso è il caso di appuntarsi per bene nella mente i nomi di questi signori e i nomi di coloro che, inserendoli a suo tempo nelle liste pur di raccattare voti, hanno permesso a loro – e ai loro sodali – di ridurre il parlamento ad un maleodorante foro boario.