Dal mio bozzolo italiano vedo passare immagini sui notiziari manipolati della tivù. Vedo quel poco che trapassa il muro dello spettacolo che domina totalmente la società italiana: la politica. Silvio Berlusconi continua a rubare la scena, non importa se ha il ruolo da protagonista come primo ministro o quello secondario come leader dell’opposizione.
I grandi cambiamenti del primo decennio del nuovo secolo sono evidenti a tutti: l’11 settembre e la guerra tra estremismo islamico e capitalismo occidentale, il divario crescente tra poveri e ricchi (sia tra paesi che all’interno di essi), le conseguenze devastanti del disastro ambientale per la vita sulla terra e gli zoppicanti tentativi internazionali di frenarne gli effetti negativi, il lento sviluppo verso un nuovo ordine mondiale, l’influenza rivoluzionaria dei social media sulla società moderna.
Ma con calma, con molta calma – siamo italiani. Se qualcosa è cambiato qui negli ultimi dieci anni, è stata proprio la perdita di prospettiva internazionale. Eppure, tutto ciò che avviene nel mondo si riflette ovviamente anche sull’Italia. Qui, nel primo decennio del nuovo secolo, la xenofobia è stata elevata a politica nazionale. Con il partito del malcontento dell’Italia settentrionale (la Lega Nord) al governo, sono state inasprite le leggi ed è stato trasformato il dibattito pubblico.
La tolleranza che una volta distingueva l’atteggiamento degli italiani nei confronti degli immigrati si è tramutata in diffidenza, talvolta in odio. L’Italia è stata in prima linea in un processo che oggi caratterizza l’Europa intera e che solo in parte si può spiegare con la paura del terrorismo. Oggi è lecito odiare il prossimo, se è straniero e meno fortunato. Le restrizioni di libertà e diritti umani vanno nella stessa direzione. La minaccia terrorista ha reso necessario controllare tutti. Videosorveglianza ad ogni angolo di strada e un’incontrollabile epidemia di intercettazioni telefoniche. Il governo italiano ha cercato di censurare internet e di togliere la possibilità ai media di fare giornalismo d’inchiesta. Dappertutto al mondo è stata frenata la libertà di stampa e di espressione, in nome della pace mondiale. Le vere ragioni sono state nascoste dietro la cortina di fumo della propaganda politica. Anche qui, l’Italia è stata in prima linea.
Politici satolli e meschini papaveri del sindacato non investono nel futuro, ma solo nella salvaguardia di privilegi già acquisiti. Le proteste studentesche che hanno scosso l’Italia nelle ultime settimane sono probabilmente l’inizio di una nuova tendenza: la rivolta violenta dei giovani contro una società che non li vede e non li sente. L’Italia sta entrando in un impetuoso conflitto generazionale, che potrebbe avere conseguenze a lungo termine. L’ordine sociale tradizionale sta scricchiolando. Nel 2008, la scelta di uomo dell’anno per il Time Magazine è stata ovviamente Barack Obama, due anni dopo è stato il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg.
fonte: Sydsvenskan – trad. Italia dall’Estero
