feb 052011
 

L’Italia chiede la sua estradizione. Ma perché?

Il caso è emblematico degli “anni di piombo” in Italia. Cesare Battisti è un ex membro dei “Proletari armati per il comunismo” (PAC). All’attivo di questo piccolo gruppo: rapine, spedizioni punitive e quattro omicidi negli anni ‘70. Nel suo libro La mia fuga, pubblicato nel 2006, l’ex-attivista riconosce certo di essere “colpevole di aver partecipato ad un gruppo armato a scopo sovversivo e di aver portato armi”. Ma afferma di non aver “mai ucciso”.

Nel 1993, la giustizia italiana ha tuttavia condannato Battisti – fuggito in esilio (sic)– all’ergastolo in contumacia per l’assassinio di una guardia carceraria a Udine nel 1978, quella di un gioielliere a Milano e di un macellaio nei pressi di Mestre nel febbraio 1979 e di quello di un poliziotto a Milano nell’aprile 1979. “Ne ha materialmente commessi due e partecipato al terzo. Non era presente sul luogo del quarto, ma è stato lui ad averlo deciso”, precisa il procuratore aggiunto a Milano, Armando Spataro, che ha partecipato al processo dell’ex terrorista italiano. Le prove schiaccianti non mancano. L’Express.fr si è tuffato nel dossier giudiziario. E ha ritrovato il suo “padre spirituale”, Arrigo Cavallina, che assicura che alla fine degli anni ‘70, “Cesare si è avvicinato a coloro che, a Milano, proponevano con insistenza di agire”.

Perché Battisti ha scelto l’esilio

Cesare Battisti afferma che, se dovesse essere detenuto in una prigione italiana, sarebbe in pericolo. Detenuto in Brasile dal 2007, l’ex militante di estrema sinistra proclama la sua innocenza. Alla fine del 2009, mentre la Corte Suprema brasiliana esaminava la richiesta di estradizione formulata dall’Italia, ha persino iniziato uno sciopero della fame. All’epoca aveva scritto al presidente Lula: “Metto la mia vita nelle mani di Sua Eccellenza e del popolo brasiliano”. Spiegava che lo scopo dello sciopero della fame era “un ultimo atto disperato” per evitare l’estradizione che equivaleva alla “pena di morte”. “Mi sono sempre battuto per la vita, ma se questo significa la morte sono pronto, purché non avvenga per mano dei miei persecutori”. Il sito internet del giornale O Globo ne ha pubblicato ampi stralci.

Battisti ha inizialmente cercato rifugio in Francia

Anche se si trova attualmente in Brasile, questo non è il primo paese in cui Cesare Battisti si è esiliato e ha costruito una carriera di romanziere. All’inizio, ha semplicemente attraversato le Alpi in direzione della Francia. Dal 1990 al 2004 ha beneficiato della “dottrina Mitterrand”. Il presidente socialista aveva infatti promesso di non estradare nessun italiano ricercato per terrorismo a patto che rinunciasse alla lotta armata. Un impegno verbale che risale al 1985 e di cui, per esempio, ha beneficiato anche Marina Petrella, ex membro delle Brigate Rosse.

Ma questa protezione è stata messa in discussione dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2004, e quindi nel frattempo revocata dal Consiglio di Stato. Il governo francese pone così fine alla “dottrina Mitterand” e decide di estradare Battisti in Italia. Marina Petrella sarà autorizzata nell’ottobre 2008 a rimanere in Francia per “motivi di salute”. La Francia tratta le vicende caso per caso.

La fuga verso il Brasile

Cesare Battisti prosegue allora il suo esilio… in Brasile. Un paese su cui non avrebbe puntato, racconta all’inizio del 2009 dalle colonne della rivista brasiliana Istoe. Alcuni agenti dei servizi segreti francesi lo avrebbero aiutato a fuggire verso il Brasile poco prima che Parigi concedesse la sua estradizione in Italia nell’ottobre 2004.

C’era un grande movimento popolare, intellettuale in mio favore. C’erano anche dei funzionari, di cui non posso fare i nomi, che si sono compromessi con noi, rifugiati italiani. Non potevano accettare che la Francia si rimangiasse la parola data. C’erano dei membri dei servizi segreti (…) È stato un membro dei servizi segreti francesi che ha avuto l’idea della mia fuga in Brasile”, afferma.

L’evasione poi la prigione

Seguiranno due anni e mezzo di fuga. Battisti semina gli inquirenti, impelagati su diverse piste false che li portano in Svezia, a Saint-Germain des Prés o nei bar di Butte-aux-Cailles a Parigi, fino ad un’isola devastata dallo tsunami del 2004. Tradito da una telefona nel febbraio 2007, sarà arrestato poco dopo a Rio de Janeiro. Ormai incarcerato a Brasilia, aspetta di sapere quale destino le autorità brasiliane gli riservano.

Il Brasile esita: asilo politico o estradizione?

Brasilia fa il bello e il cattivo tempo. Fino a questo caso, il Brasile ha sempre rifiutato le richieste di estradizione in Italia di ex attivisti, considerandoli perseguitati per reati politici. Ma nell’aprile del 2008, il procuratore generale della Repubblica rifiuta di considerare “politici” i crimini di cui è accusato Battisti. Nel luglio 2008, la Corte suprema affida il caso al Comitato nazionale dei rifugiati del Brasile…che alla fine dell’anno rifiuta la richiesta di Battisti di essere riconosciuto quale rifugiato politico.

Nuovi sviluppi. All’inizio del 2009 [Battisti] ottiene finalmente il prezioso riconoscimento, ma con un voto controverso e di misura, la Corte suprema del Brasile concede nel novembre 2009 la sua estradizione all’Italia. La Corte ha poi lasciato decidere in ultima istanza il presidente brasiliano Lula. Lula avrebbe preso la sua decisione un mese prima di lasciare il posto a Dilma Rousseff, il primo gennaio prossimo, ma aspetta le ultime ore del 2010 per renderla pubblica. Secondo il canale della televisione Globo e l’influente quotidiano Folha de Sao Paulo, rifiuterà di estradare Battisti. Decisione confermata questo venerdì a mezzogiorno.

I suoi sostenitori in Francia perseverano

Cesare Battisti può sempre contare su un gruppo di personalità che lo sostengono. In primo luogo, lo scrittore Fred Vargas difende l’ex-attivista riconvertitosi nei romanzi polizieschi, sostenendo che i media italiani ne hanno fatto un “mostro”. Un termine utilizzato anche da Bernard-Henry Lévy per criticare il caso. Il comitato di sostegno conta anche una parte del partito socialista, dell’estrema sinistra e degli ambienti letterari francesi.

Anche il nome di Carla Bruni-Sarkozy è apparso sui media nel corso del 2009. È forse intervenuta in Brasile in quanto moglie del presidente francese affinché Battisti beneficiasse dello status di rifugiato politico? “Penso che sia una menzogna. Carla Bruni non aveva nessuna ragione di intervenire in mio favore”, spiega il principale interessato.

I suoi sostenitori esigono da Roma che Battisti possa avere un nuovo processo a cui essere presente qualora Brasilia dovesse cedere sulla sua estradizione. Cosa che la legge italiana non prevede d’ufficio.

articolo originale: L’Express “Comprendre l’affaire Battisti” – trad. Italia dall’Estero

 

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