Feb 242011
 

Dunque il partito di Gianfranco Fini si sta squagliando. Non ha fatto in tempo a nascere ed è già morto. Questa è l’ennesima dimostrazione che una destra laica, moderna, civile e conservatrice in Italia non riesce a trovare nè dignità politica, nè consenso popolare. “L’italiano non può andare a destra senza cadere nel manganello o nel malaffare“. Parole chiare e semplici pronunciate da Indro Montanelli – conservatore illuminato – nel momento in cui capì, era il 1994, di che panni vestiva Silvio Berlusconi.

Eppure in tutta Europa i partiti di destra – liberali, cristiani o conservatori che siano – governano o sono forte opposizione nel rispettivo paese. In Italia ciò non avviene.  Fossimo elettori di  centrodestra cresciuti nell’ossequio dei valori tipici della destra quali la patria, l’ordine, la legalità, la conservazione, proveremmo dolore all’idea di far confluire il nostro voto nelle schiere di coloro che si sono appropriati di tali ideali innalzando i vessilli del razzismo becero, della malavitosità, dell’affarismo, del puttanaio.

Prendiamo atto quindi che aveva ragione Indro Montanelli: una Destra conservatrice in Italia non ha prospettive di vita. Ma soprattutto ne prendano  atto coloro che – come  D’Alema e Bersani (due volti ma la stessa persona) – a giorni alterni cercano di convincersi che una alleanza in funzione  antiberlusconiana passa anche da Gianfranco Fini.

E’ innegabile comunque che Fini un merito lo ha avuto in questa vicenda. Quello di dimostrare, con la sua fallita operazione, che in politica le strade dell’ambiguità non sono percorribili. O si è a destra, o si è a sinistra. E che ognuno, nelle rispettive diversità e convinzioni, di conseguenza debba agire. Senza compromessi di sorta.

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