Mar 092011
 

In concomitanza con l’arrivo alla Camera dei deputati del ddl Calabrò sul fine vita, tornano alla ribalta i protestanti per dire no ad una legge che ritengono essere «intransigente» e «ambigua». Una legge, se approvata, che costituirebbe una «grave violazione del principio di laicità dello Stato».  In una nota diffusa ieri la Commissione bioetica della Tavola valdese – composta da una dozzina di teologi, giuristi, medici, scienziati e ricercatori – è intervenuta con forza nel dibattito, esprimendosi a favore della libertà di scelta, contro ogni imposizione di Stato.  «E’ una legge contro il testamento biologico e non una legge sul testamento biologico» dice l’autorevole organismo che raccoglie esponenti delle chiese valdesi, metodiste e battiste.

E puntano il dito contro l’articolo 3 del ddl che impedisce al singolo di decidere nella dichiarazione anticipata su idratazione e alimentazione. «L’esclusione di idratazione e alimentazione artificiale dalle questioni oggetto di decisione è figlia di un’impostazione culturale arretrata e marcatamente ideologica, in contrasto con le indicazioni delle Società Neurologiche e delle Società di Cure Intensive e Palliative internazionali» si legge nella nota che così prosegue: «A ciò si aggiunga l’ambiguità su un punto fondamentale come la decisione in merito alla sospensione delle terapie, sul quale viene richiesto al (futuro) paziente di esprimersi, salvo demandare la decisione ultima al medico, che ha facoltà di scegliere se ‘seguire o meno’ le indicazioni contenute nelle direttive anticipate».

Problematico per la Commissione bioetica anche l’articolo che introduce il divieto di eutanasia «anche attraverso ‘condotte omissive’, articolo che priva il cittadino del diritto all’autodeterminazione in materia sanitaria, senza chiaramente specificare cosa si intenda per eutanasia passiva, cosa configuri accanimento terapeutico, cosa significhi trattamento sanitario ‘sproporzionato’. Quest’ultima espressione, in particolare, è in sé pericolosamente ambigua, poiché non si chiarisce se la sproporzione di un trattamento venga intesa in senso medico, oppure in relazione al giudizio del singolo sulla dignità e qualità della propria vita». Per la Commissione bioetica della Tavola valdese non esiste un principio assoluto al riguardo, e il giudizio andrebbe lasciato al paziente, che, esercitando la propria libertà di cura, decide se accettare o meno le terapie. Posizioni così intransigenti, come quelle espresse nella legge, «non si confrontano con la complessità delle esperienze della vita umana». Per i dodici “saggi” protestanti esse tendono piuttosto ad uniformare la vita ad un principio astratto: posizioni che non solo rappresentano una «grave violazione del principio di laicità dello Stato“, ma che incarnano «la paura della libertà individuale, indebitamente e strumentalmente equiparata all’arbitrio soggettivo».

«Come evangelici riteniamo di dover difendere la possibilità degli individui di poter esprimere scelte consapevoli e responsabili in materia di direttive di fine vita», aveva dichiarato la scorsa settimana in occasione del sit-it del Coordinamento laico nazionale davanti a Montecitorio il pastore metodista Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, aggiungendo: «Crediamo sia importante rispettare il contesto pluralistico entro cui viviamo, senza pretendere che determinate posizioni sui temi etici, legate a scelte di fede, debbano essere imposte a tutti».

E mentre alzano la voce i dotti del mondo protestante italiano, le comunità continuano il loro impegno nella raccolta delle direttive di fine vita: il prossimo 9 marzo apre a Pinerolo, presso i locali della chiesa valdese, uno sportello dove depositare il proprio testamento biologico. L’iniziativa, portata avanti in collaborazione con l’associazione “Valore Laicità Alberto Barbero”, si aggiunge alle tante che già vedono coinvolte le chiese valdesi e metodiste in varie città della penisola, tra cui Roma, Torino, Milano, Napoli e Padova.

fonte: Cronachelaiche – immagine: Gianfalco

  One Response to “La Commissione bioetica Valdese contraria al decreto sul fine vita”

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