mar 212011
 

Il presidente del Consiglio della Regione Puglia, Onofrio Introna (Sinistra ecologia e Libertà), ha annunciato l’acquisto di icone di San Pio e San Nicola, nonché di crocifissi, da esporre negli uffici pubblici della stessa regione che ne facessero richiesta.Il Presidente lo ha dichiarato rispondendo alla richiesta del consigliere regionale Pdl Massimo Cassano, firmatario di una mozione per imporre l’esposizione dei crocifissi negli uffici regionali. Cassano aveva presentato la sua mozione il 10 febbraio, chiedendo in particolare di esporre il crocifisso nell’Aula Consiliare e nella Sala Giunta. Secondo il consigliere, il crocifisso rappresenta “importanti valori religiosi” e può essere simbolo anche per i non credenti perché “contiene in sé anche altri valori come l’identità storica e culturale, il concetto di fratellanza, di pace e di giustizia”.

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Nonostante la situazione debitoria dell’ente, la Provincia di Lecce ha stanziato 190.000  euro a favore di parrocchie, oratori e associazioni della Chiesa cattolica. L’assessore alle politiche sociali, Filomena D’Antini Solero, ha espresso al sito LeccePrima la propria soddisfazione:

Sono convinta che attraverso il prezioso contributo degli oratori, riusciremo a dare un ulteriore impulso alle politiche per la famiglia, ponendo l’attenzione sui minori e sui giovani, oggi più che mai distratti da una società complessa che ingenera loro grande confusione e crisi valoriale.

Tali contributi sono del resto considerati soltanto una prima tranche: la Provincia si è impegnata ad aumentarli quando i propri debiti diminuiranno.

fonte: Agoràvox, Uaar

mar 192011
 

Berlusconi taglia i finanziamenti per la cinecitta’ romana. Dopo 3000 film, numerosi leggendari kolossal e una settantacinquennale storia, Cinecittà chiude i battenti. Il governo di Berlusconi ha ridotto ai minimi storici i finanziamenti al complesso cinematografico che è in parte privato.

I futuri sovvenzionamenti ammonteranno solo a poco più di 7.5 milioni di euro. Solo sette anni fa il finanziamento pubblico alla città del cinema, situata alle porte di Roma ammontava a 29 milioni di euro all’anno. Il governo vuole ridurre i 126 dipendenti degli studios. “Cinecittà è condannata a morte” avverte il movimento dei registi e sceneggiatori italiani “Centoautori”.

“Cinecittà, appartiene alla storia del Cinema, proprio come Hollywood, non si può chiuderla semplicemente”, protesta la celebre critica cinematografica Laura Delli Colli. “Cinecittà è un enorme tesoro per la cultura italiana, che deve restare un patrimonio pubblico e non può essere messa in pericolo” rincara il regista Marco Bellocchio. Anche Roberto Benigni, già premiato con l’Oscar, ha fatto appello al governo per salvare Cinecittà.

Da Fellini a Rossellini.

Film come “Ben Hur” e “Quo Vadis” sono legati al nome degli studi della città tiberina, così come grandi artisti del Cinema del calibro di Roberto Rossellini fino a Federico Fellini. Cinecittà è stata fondata alle porte di Roma nel 1937 dal duce Mussolini. Il politico fascista aveva ben compreso che il cinema può essere una efficace strategia di propaganda.

I registi statunitensi arrivarono solo quando l’era di Mussolini era già parte del passato. Portarono la bella vita sulle rive del Tevere. Il regista americano Mervyn LeRoy girò nel 1949 il film “Quo Vadis” con Peter Ustinov, Robert Taylor e Deborah Kerr. William Wyler ha prodotto qui il kolossal “Ben Hur” con Charlton Heston (1958). Anche la fama del cinema italiano è figlia di Cinecittà: Roberto Rossellini, Vittorio De Sica e Luchino Visconti giravano regolarmente i loro film nei suoi studi. Federico Fellini, che tornava sempre a Cinecittà, era ospite fisso. Anche il capolavoro “La Dolce Vita” con Anita Ekberg è nato nel 1960 in quegli studi.

Tra il 1955 e il 1975

Gli studi conobbero il loro culmine negli anni tra il 1955 e il 1975. Però l’età d’oro non durò a lungo. L’antico splendore è sbiadito da tempo. Gli anni ’70 e il boom della televisione hanno fatto precipitare nella crisi l’industria del cinema. All’ “Età dell’oro” di Cinecittà è seguito un lungo periodo di siccità. Dopo l’ampia privatizzazione del 1997, e dopo che lo stato ha mantenuto solo il 25% del complesso, il colosso del cinema ha respirato nuova vita. Ora i responsabili si chiedono, come andrà a finire a Cinecittà.

fonte: Wiener Zeitung – trad.: Italiadall’Estero

mar 182011
 

E così l’election day – l’accorpamento in una unica giornata delle elezioni amministatrive e dei referendum – non si terrà. Un solo voto, quello del deputato PD in quota radicale Marco Beltrandi, che ha votato con la maggioranza, ha deciso il doppio turno elettorale. Così per una questione di principio personale – è con questi termini che il deputato ha giustificato il suo voto -  viene impedito un risparmio di 300 milioni di euro e un probabile raggiungimento del quorum nei quesiti referendari di maggio (nucleare e acqua). E anche sulla dissaffezione dell’elettore verso l’istituto refendario, i radicali dovrebbero fare un mea culpa.

Ora Beltrandi può votate come meglio crede e come coscienza gli detta (del resto la Costituzione non prevede per il deputato nessun vincolo di mandato). Ma la questione di principio personale, come in questa occasione, stride con gli interessi maggioritari. Tra l’altro essa dimostra i limiti oggettivi che hanno sempre animato la politica radicale. Politica di alto respiro – e che spesso ci ha visto al loro fianco – quando porta avanti battaglie civili e ideali, ma che galleggia nella autolesionistica miopia politica,  come nel caso dell’election day.

Ma del resto questo autolesionismo sembra essere il male ricorrente, e nemmeno tanto oscuro, della sinistra. Fausto Bertinotti, e il suo voto contro il governo Prodi nel 1999, sta lì a ricordarcelo.

mar 162011
 

Il devastante terremoto che ha colpito il Giappone riaccende il dibattito sul  nucleare.

In queste ore l’attenzione mondiale è focalizzata sull’emergenza alla centrale di Fukushima, e le previsioni sui possibili sviluppi dei danni strutturali non lasciano spazio all’ottimismo. Da due giorni le informazioni vengono distribuite con parsimonia, in ossequio ad una prassi ormai consolidata: quando si parla di incidenti alle centrali nucleari per i governi è imperativo cercare di minimizzare l’evento e le sue conseguenze.

Il precedente più illustre — e criminale — e’ quello della centrale di Chernobyl,  il cui incidente fu  tenuto segreto, salvo poi essere scoperto a causa della nube radioattiva che aveva invaso la penisola scandinava. Una simile strategia del silenzio era stata adottata anni prima, nel 1957, a Windscale (GB), quando si cercò di non divulgare la notizia della fusione del nocciolo con una fuga di radioattività pari al 1/10 della bomba atomica di Hiroshima. Qua un elenco dettagliato degli incidenti alle centrali nucleari di cui si è saputo.

Accade poi che di altri incidenti non si sappia proprio nulla, e che  la reticenza e la disinformazione diventino  una delittuosa omertà. E’ il caso del Niger, ad esempio.

Il Niger non è un paese importante quanto il Giappone. Gli andamenti della sua economia non possono  provocare fibrillazioni alla finanza e alla speculazione mondiale. Presso i media, poi, il Niger non fa audience: inutile mandare telecamere, poiché  non ci sono da mostrare  aeroporti invasi dal mare o interi villaggi distrutti in modo spettacolare. Sulla catastrofe del  Niger non ci sono riprese fatte con gli smartphone e trasferite in rete.

Del Niger si sa approssimativamente che è un paese africano. Pochi sono a conoscenza del fatto che  il Niger è il maggior produttore mondiale di uranio. Chissà quanti hanno saputo (la notizia non ha visto la prima pagina dei quotidiani) che nel dicembre scorso dalla miniera di uranio Somair, di proprietà della multinazionale francese Areva, sono fuoriusciti 200.000 litri di fanghi radioattivi che si sono riversati nell’ambiente provocando quello che è forse il peggior disastro nucleare della storia.

Tutto questo mentre in Italia si continua a dibattere sull’introduzione del nucleare. La propaganda punta sulla sicurezza dell’ “energia pulita” prodotta dal nucleare, omettendo di sottolineare il fatto che  la centrale è “solo” una parte del processo. A monte ci sono l’estrazione e la raffinazione dell’uranio che, come nel caso del Niger, presenta rischi gravissimi. A valle c’è lo smaltimento efficace, ancora tutto da inventare, delle scorie radioattive.

In Italia il ministro Stefania Prestigiacomo  ha etichettato come ”macabri” tutti coloro che non sono favorevoli alla scelta del nucleare.  Noi pretendiamo un mondo più pulito e più sicuro, e gli esempi del Giappone e del Niger ci ricordano che il “mondo” è più vasto dei meschini confini clientelari di casa nostra. Noi non ci sentiamo macabri, sono loro ad essere grotteschi.

mar 152011
 

Diversi lettori hanno scritto alla redazione [ di noisefromAmerika, ndr] per chiederci di dire due parole sull’apparizione del Ministro. Che dire? Quello che c’era da dire l’abbiamo detto (e due edizioni significano detto e ri-detto) e quello che c’era da commentare l’abbiamo commentato.

Tremonti ha poca fantasia, ancor meno creatività (se no avrebbe fatto l’economista, non il tributarista :-D ) e ripete come una litania le cose che va ripetendo da anni. Il libro che gli abbiamo dedicato è tutt’ora la migliore risposta alle sue improbabili affermazioni. Stare qui a fare per l’ennesima volta l’analisi del Voltremont-pensiero è inutile. È ormai evidente a ogni persona di buon senso e informata che egli mente sapendo di mentire. Continue reading »

mar 142011
 

Un sondaggio condotto dall’agenzia Populus e pubblicato dalla Searchlight Educational Trust ha mostrato che solo il 54% degli inglesi si definisce cristiano. Ancora più importante, più dei due terzi degli intervistati ha dichiarato di non approvare che ci siano interferenze tra religione e politica. Il 35% dichiara di non aderire a nessuna religione e il 7% di aderire ad altre religioni. I dati, insieme a molti altri, sono riportati dalla National Secular Society.

Ancora alcuni numeri: il 55% degli intervistati non ha mai frequentato il luogo di culto della propria comunità locale, il 26% meno di una volta al mese, l’8% ha dichiarato di andarci almeno una volta alla settimana, il 5% almeno una volta ogni quindici giorni, il 6% almeno una volta al mese. Le cifre ufficiali di frequenza in chiesa però, che si basano sul conteggio del numero di persone effettivamente sui banchi, indica che gli intervistati nei sondaggi di opinione sopravvalutano la loro osservanza religiosa in modo sostanziale. Su una scala da 1 (non mi fido per niente) a 5 (completa fiducia), il punteggio medio ottenuto dai leader religiosi locali è stato 2,95, inferiore a quello del medico di famiglia (3,98), a quello del dirigente scolastico e a quello della locale leader degli scout (3.41).

fonte: Uaar

mar 132011
 

Nelle ultime due settimane abbiamo assistito a due manifestazioni di malcontento molto diverse tra loro in Grecia e Irlanda, due paesi dell’Unione Europea le cui popolazioni sono in prima linea nella crisi del debito sovrano che attanaglia la zona euro ormai da un anno.

Mentre gli elettori irlandesi si sono recati alle urne, ad Atene, Salonicco e Patrasso i greci davano sfogo alla propria collera organizzando una settimana di agitazioni, culminate mercoledì in uno sciopero generale di 24 ore. Se in un paese la popolazione ha espresso il proprio parere per iscritto, nell’altro i cittadini hanno esercitato i loro diritti agitando i pugni chiusi.

A Dublino assisteremo adesso all’insediamento di un nuovo governo: l’esito delle elezioni generali di venerdì non avrebbe potuto essere più chiaro. Oltre il 70 per cento dell’elettorato ha votato per mandare a casa la coalizione al governo. Questa sconfitta è la prima di un governo della zona euro dall’inizio della crisi del debito. Il terremoto nel parlamento di Dublino ha provocato il ribaltamento politico più radicale dal 1932: si potrebbe parlare di una rivoluzione democratica attuata tramite le urne. Continue reading »

mar 122011
 

Daniela Santanchè (MpI):

Se i magistrati avessero impiegato per le ricerche le stesse risorse e tecnologie che hanno speso per indagare sul Presidente Berlusconi e le ragazze dell’Olgettina, forse Yara sarebbe ancora viva.

Gianfranco Rotondi (PdL):

Io penso che l’uomo non disponga della sua vita, e naturalmente non sono disposto a votare una legge che non tenga conto di questo.

Consiglieri della Lega Nord-Padania ( dichiarazioni in Consiglio Regionale della Lombardia):

Il tricolore vorrei ricordare che erano i colori di un tal Cagliostro, il mago Cagliostro, al secolo Giuseppe Balsamo che fu imprigionato dall’abate Giuseppe Compagnoni e che fu a Reggio Emilia il presentatore del tricolore usando i colori del mago Cagliostro che era peraltro massone. Quindi non c’è un corto circuito logico, non c’è un perallogismo c’è una verità, c’è un’evidenza, una continuità. Dove peraltro l’inno cosiddetto di Mameli è in realtà l’inno di tal frate Anastasio Cannata il quale ebbe a scrivere in versi: scrissi un robusto canto – ma un venale menestrello – mi rubò del canto il vanto. Quindi nasciamo bene, una traslocazione di colori da Cagliostro a Reggio Emilia e una traslocazione dei versi dell’inno ingiustamente di Mameli, musicato peraltro da Michele Novaro, diversi fatti dal frate Anastasio Cannato che ebbe giustamente a lamentarsi.

Governo italiano:

Un video per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, volto a sensibilizzare gli italiani sui valori che hanno caratterizzato la nascita e la crescita della nostra nazione. (Trentotto secondi nei quali non viene mai pronunciata la parola “Italia”).

Pierluigi Bersani (PD):

Le mimose che vogliamo consegnare all’Italia sono le firme che chiedono le dimissioni di Berlusconi, che sarebbero il più bel regalo che il presidente del consiglio potrebbe fare all’Italia.

Matteo Renzi (PD):

La raccolta delle firme non serve a nulla. Basta con questa ossessione dell’anti-berlusconismo.