Mar 012011
 

Chi sperava che a causa del Bunga Bunga si affievolisse l’intesa tra Silvio Berlusconi e la Chiesa Cattolica (e relative gerarchie) resta deluso. Ieri il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi, ha scelto significativamente Il Giornale, della famiglia del premier (che ci ha aperto ovviamente la prima pagina) per dare un robusto affidavit alla maggioranza di centrodestra e per protestare contro i “dibattiti urlati”, i “tranelli” e la “reciproca delegittimazione” delle forze politiche.

Il capo della Cei ha lanciato due assist sul federalismo (“Già Papa Pio XI volle reagire allo statalismo asfissiante“) e sulla politica del governo sull’immigrazione: “Bisogna vigilare affinché l’ondata migratoria non abbia un impatto devastante sui fragili equilibri interni. L’ospitalità doverosa sia accompagnata dalla necessaria legalità“. E ha lanciato robustamente e autorevolmente tra le priorità dell’agenda politica i temi della vita, della famiglia e della libertà di educazione, in simmetrica, sincrona ed eloquente corrispondenza con le dichiarazioni di Silvio Berlusconi.

Oggi, laddove ci fossero dubbi sull’aria che tira in Vaticano, entra ancor più nel merito il vescovo di San Marino Luigi Negri, non un carneade qualsiasi, ma il presidente della fondazione per il Magistero Sociale della Chiesa: “Le incoerenze etiche di un governante non distruggono il benessere e la libertà del popolo, gli attacchi alla famiglia e alla sacralità della vita devastano la vita sociale“. E ancora “da sempre alla Chiesa interessa ciò che un governante fa per il bene del Paese. Sul piano della condotta individuale indirizziamo a Berlusconi le stesse raccomandazioni rivolte a chiunque altro. Sui comportamenti personali il giudizio spetta solo a Dio“.

Dopo le parole del premier su unioni gay e adozioni ai single, e l’esortazione alla ‘pacificazione’ tra i poteri venuta da Bagnasco, “ci sono le condizioni per orientare cattolicamente la restante parte della legislatura verso principi non negoziabili: vita, famiglia, libertà di istruzione“. Il vescovo ribadisce che “un politico è più o meno apprezzato moralmente in base a quanto si impegna a vantaggio del bene comune“.

E “a far male alla società sono i Dico, la legislazione laicista, la moralità torizzata e praticata da quanti inondano di chiacchiere sulla rilevanza pubblica di taluni comportamenti privati“. La “moralità personale – conclude – è importante e Berlusconi va richiamato come tutti, ma nella sua storia la Chiesa interviene sulla promozione del bene comune e su ciò valuta un’autorità pubblica“.

Chiarissimo, ci si metta l’anima in pace: il caso Bunga Bunga Oltretevere è chiuso.

fonte: Affaritaliani

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