Soltanto sessanta giorni

 Posted by on 4 Marzo 2011  Add comments
Mar 042011
 

Forse ad alcuni il nome di Mohammed Bouazizi non dice niente. Mohammed, ma il vero nome era Tarik, era un giovane tunisino di 26 anni. Diplomato al liceo, orfano e, come tale, a capo di una famiglia di otto persone, non aveva trovato di meglio che mettere su un banchetto per vendere frutta e verdura nelle strade di Sidi Bouzizi, una città a 300 km a sud di Tunisi. Un lavoro non certo all’altezza delle sue aspettative ma tale, comunque, da poter sopravvivere.

Il 17 dicembre una poliziotta, accusandolo di essere abusivo, gli sequestra la merce e, non contenta, lo insulta, lo schiaffeggia, gli sputa in faccia e gli offende il padre morto. E’ un Mohammed umiliato nella propria dignità quello che va a chiedere conto dell’atteggiamento della poliziotta al commissariato di polizia. Ma non viene ricevuto.

Un ora dopo Mohammed Bouazizi per protesta si da fuoco. Sacrificare la propria vita con le fiamme, è la forma di lotta estrema, quella dei disperati. Quella di coloro, come Ian Palach o Thích Quáng Dúc, che vedendosi calpestato anche l’ultimo brandello di dignità umana, non hanno più niente da perdere.

Mohammed Bouazizi muore venti giorni dopo, il 4 gennaio 2011. Il suo disperato gesto diventa la bandiera della rivolta tunisina, di tutto il Maghreb e del mondo arabo in generale.

Da quel gesto  parte un  movimento di riscatto inarrestabile, e solo dieci giorni dopo, il 14 gennaio, il dittatore tunisino Ben Alì costretto a fuggire all’estero. La stessa sorte, l’11  febbraio, toccherà all’egiziano Mubarak,  e in queste ore la dittatura del criminale Gheddafi sta vacillando.

Da quel 4 gennaio sono trascorsi soltanto sessanta giorni, che sembrano lunghi una vita intera.

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