Apr 082011
 

Il grande Totò vendeva la Fontana di Trevi in un celebre film del 1961, Totòtruffa. Mezzo secolo dopo, il governo di Silvio Berlusconi ha forse superato la prodezza del comico napoletano mettendo in mani private il Colosseo, probabilmente il monumento più importante del mondo. I sindacati hanno denunciato l’accordo presso il Tribunale di Roma.

Il beneficiario è l’imprenditore Diego Della Valle, proprietario dell’azienda di calzature Tod’s, che in cambio del pagamento dei lavori di restauro, 25 milioni di euro, manterrà per almeno 15 anni (prorogabili) l’esclusiva sull’immagine mondiale del monumento romano. Berlusconiano fin dall’inizio, poi allontanatosi dal premier e ora di nuovo affine, Della Valle, che è anche socio nei magazzini Saks e in RCS, gruppo editoriale del Corriere della Sera e de El Mundo, sembra aver fatto uno dei migliori affari della sua vita.

In cambio del pagamento dei 25 milioni che le costerà il restauro dell’anfiteatro del primo secolo, la Tod’s gestirà in esclusiva gli affitti e i diritti di immagine dell’Anfiteatro Flavio in Italia e all’estero, potrà mettere il suo logo agli ingressi e sulle impalcature, e costruire un “centro servizi” nell’area archeologica più protetta del mondo. L’accordo è stato firmato lo scorso 27 gennaio e il Governo lo ha firmato con grandi cerimonie, come un atto di generoso mecenatismo da parte dell’imprenditore della calzatura.

Stranamente il testo non è stato diffuso, e in gran parte è ancora un mistero. Il sindacato UIL, molto attivo nell’ambito del patrimonio storico e culturale, ha presentato un ricorso presso il Tribunale di Roma e la Corte dei Conti, nel quale esprime i suoi dubbi sullle condizioni reali del contratto e chiede un’indagine per verificare gli eventuali estremi di reato. Gianfranco Cerasoli, segretario generale di UIL Cultura, spiega che l’accordo è stato firmato “in gran fretta dopo che l’asta pubblica era stata dichiarata deserta”, e ricorda che “impedirà per almeno 15 anni al Ministero, e pertanto allo Stato, che secondo la Costituzione è responsabile dell’Anfiteatro, di decidere liberamente dell’uso e dell’immagine del monumento”. Inoltre secondo Cerasoli, “la valutazione dell’accordo è evidentemente sottostimata, dato che qualsiasi economista sa che l’operazione produrrà come minimo 200 milioni di euro, poiché concede all’azienda, per tutta la durata del cantiere, il piano di comunicazione e la commercializzazione del Colosseo in tutto il mondo”. Il sindacato chiarisce che non ha nulla contro la Tod’s. “Della Valle ha fatto il suo lavoro chiudendo un’operazione commerciale e promozionale di grande impatto. Non siamo contro gli sponsor privati, ma contro le concessioni statali a basso costo”.

Un’associazione mista, che deve essere ancora costituita e in cui l’azienda calzaturiera sarà di maggioranza, prenderà d’ora in poi le decisioni che riguardano il monumento. Se qualcuno volesse usare l’immagine del Colosseo per girare un film, uno spot pubblicitario o fare una campagna politica, dovrà chiedere il permesso alla Tod’s. Hanno già dovuto farlo i responsabili della Volkswagen, che volevano presentare un nuovo modello nel teatro romano. Fonti dell’azienda italiana hanno replicato alle critiche con un argomento semplice: ”Un’azienda quotata in borsa che investe 25 milioni di euro nel restauro di un monumento deve spiegare ai suoi azionisti il suo comportamento. Sarebbe assurdo che la Tod’s non avesse l’esclusiva durante il corso dei lavori”.

Il proprietario della Tod’s ha firmato l’accordo con il commissario dell’area archeologica di Roma, l’architetto Roberto Cecchi, cui la presidenza del Consiglio ha conferito pieni poteri con un decreto speciale. Cecchi è uno dei nomi che l’Esecutivo impiega dal 2001 per sostenere la sua “valorizzazione del patrimonio culturale”. Il suo superiore, Mario Resca, ex amministratore delegato della McDonald’s Italia, fu nominato personalmente da Silvio Berlusconi per sfruttare i monumenti e i musei con un’impostazione commerciale e privata. Secondo i critici è un’altra strategia populista, che considera la conservazione del patrimonio in uno stato di perenne emergenza (cosa che serve per firmare i contratti in fretta e furia).

L’obiettivo dichiarato è lanciare azioni di grande impatto e aumentare le visite. Nel frattempo, si tagliano i fondi pubblici, si riduce il personale addetto alla manutenzione e si tralascia la salvaguardia dei beni artistici e storici. In parallelo, il governo ha gradualmente ceduto al privato gran parte della gestione museale e culturale, dall’organizzazione di mostre alla gestione delle biglietterie, un mercato ristretto a una manciata di aziende che incassano fino al 30% su ogni ingresso venduto. Aziende come Electa Mondadori, di proprietà del capo del Governo, hanno ottenuto inoltre concessioni pubbliche per le librerie di una trentina di istituzioni, tra cui il Colosseo e il Foro Romano. Negli ultimi due anni, questa tendenza sembra essersi intensificata, provocando tensioni e dimissioni tra le alte cariche culturali. Prima se n’è andato il numero due della Cultura, Salvatore Settis; poi il suo successore, Andrea Carandini, e infine lo stesso ministro, Sandro Bondi, che è stato sostituito dall’ex ministro dell’Agricoltura, Giancarlo Galan. Carandini ha appena rettificato, ed è tornato al Ministero dopo che il governo ha accettato di limitare i tagli alla spesa previsti per quest’anno, giustificandoli con un aumento di un centesimo sul prezzo della benzina.

Storia dell’Anfiteatro Flavio
La costruzione del Colosseo iniziò nell’anno 72 per volontà dell’imperatore Vespasiano. I lavori terminarono nell’80, quando l’imperatore Tito lo inauguro’ con 100 giorni consecutivi di giochi.
Anche chiamato anfiteatro Flavio, dalla dinastia dei Flavii che lo fece costruire, accoglieva spettacoli e lotte tra gladiatori o tra uomini e belve. In alcune occasioni, i Romani lo riempivano d’acqua e riproducevano le battaglie navali dalle quali Roma era tornata vittoriosa. L’ingresso era gratuito.

A partire dal Medio Evo fu trasformato in una fortificazione e secoli dopo in un magazzino di materiali da costruzione. L’Unesco lo ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità insieme al centro storico. Un biglietto costa 12 euro (7,50 per cittadini dell’Unione Europea). Nel 2010 ha ricevuto più di cinque milioni di visite.

fonte: El Pais

  One Response to “Berlusconi apre le braccia alla privatizzazione del Colosseo”

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