Lug 212011
 

Detto, fatto, nonostante i dubbi. Piero Fassino ha formalizzato lunedi scorso le sue dimissioni da deputato, come promesso in caso di elezione a sindaco di Torino. Dopo aver inoltrato la sua lettera di abbandono di Montecitorio il 6 luglio, appena insediati consiglio e giunta comunale con l’approvazione delle linee programmatiche, l’ex segretario Ds ha tenuto il suo discorso di commiato a distanza di due settimane.

L’esponente Pd lascia il suo posto a più della metà del suo quinto mandato da parlamentare, a partire dal 1994, con due legislature terminate anzitempo per la caduta dei Governi Berlusconi I e Prodi II (dal 94 al 96 la XII e dal 2006 al 2008 la XV). Lo statuto del Partito Democratico contempla un tetto di tre mandati, ma per l’ex ministro della giustizia e del commercio estero erano state concesse due deroghe, previste  in casi particolari, come nel caso, tra l’altro, della moglie Anna Serafini, deputata per quattro volte e attualmente senatrice al secondo incarico.

Come sottolineato sul blog di Alessandro Gilioli in risposta ad un post sull’argomento, il primo cittadino del capoluogo piemontese guadagnerà metà dello stipendio finora percepito e la pensione maturata scatterà alla fine dell’incarico conquistato alle scorse amministrative.

Piero Fassino è solo uno dei tanti sindaci, assessori, presidenti di provincia o consiglieri regionali che contemporaneamente mantengono saldo il proprio posto a Roma o Strasburgo, come messo in luce da una recente inchiesta de l’Espresso (qui l’elenco completo). Tra i più recenti, il primo cittadino di Napoli Luigi De Magistris (eurodeputato Idv) e l’assessore milanese Bruno Tabacci (deputato per la quarta volta, quella attuale con Api), anche se Lega e Pdl dominano questa speciale classifica. Se però l’ex pm aspetta solo che la Cassazione ratifichi l’incompatibilità tra ruoli con relativa decadenza dal parlamento europeo, il centrista non prevede una rinuncia ad uno dei due posti – sebbene Pisapia abbia già assicurato che Tabacci “non percepirà alcuno stipendio” -affermando che si recherà a Roma per le votazioni del martedì e mercoledì.

Interrogato a proposito, lo stesso sindaco di Milano Giuliano Pisapia non ha ravvisato impossibilità a conciliare gli incarichi del suo delegato al bilancio, provocando le ire del Pd lombardo che ha chiesto all’ex Udc di dedicarsi completamente a Palazzo Marino. Molti i casi, nessuna norma generale sui doppi incarichi. Per adesso le rinunce sono affidate all’etica del singolo politico.

fonte: Diritto di critica

  2 Responses to “Doppi incarichi: Fassino lascia, Tabacci no”

  1. fassino predica bene e razzola male ; da buon comunista lui e la moglie svaligiano con gli stipendi d’oro le casse dello stato e del comune di torino mentre 2 milioni d’italiani percepiscono meno di 600 euro al mese. Complimenti per l’etica dei coniugi fassino.
    bottini giuseppe

 Leave a Reply

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Vai alla barra degli strumenti