Il fortino della Casta

 Posted by on 15 Luglio 2011  Add comments
Lug 152011
 

La Casta si salva sempre. L’abolizione degli ordini professionali, proposta da Tremonti nella manovra fiscale, non è passata. Sono stati sufficienti 44 parlamentari-avvocati del Pdl che, minacciando di non votare la fiducia, hanno fatto si che la proposta fosse precipitosamente ritirata.

Quella dell’abolizione degli ordini professionali, ma anche solo di una loro profonda riforma al passo con i tempi, pare una battaglia persa. Da oltre sessant’anni viene mantenuta nell’ordinamento giuridico una norma corporativa che, di fatto, tutela lo status quo delle varie gerontocrazie professionali.

Prendiamo, ad esempio, gli avvocati. Proprio quella categoria che subito si è sollevata al solo sussurro della parola “abolizione”.  E’ chiaro che se basta solo la laurea e il praticantato per svolgere l’attività di avvocato, molti giovani avrebbero la possibilità di accedere alla professione forense offrendo gli stessi servizi a prezzi più contenuti. Una regola di semplice concorrennza. Quella concorrenza che evidentemente fa paura al Consiglio nazionale Forense, quando afferma che  “la riforma o l’abolizione dell’ordine smantellerebbe il controllo deontologico e manderebbe allo sbaraglio i giovani”. Ovviamente il Consiglio nazionale Forense dimentica di dire che i praticanti, nella situazione attuale, sono spesso alla mercè dei favoritismi dei “grandi vecchi” e senza nessuna tutela professionale ed economica.

Ma è tutta la Casta che fa resistenza, non solo quella legata agli ordini professionali. Prendiamo i doppi incarichi (in alcuni casi tripli) nella classe politica, che quasi sempre corrispondono a doppie se non triple prebende. Orbene anche la norma che avrebbe impedito i doppi incarichi  è sparita come per incanto dalla manovra finanziaria. La lobby dei “deputati sindaci, presidenti di provincia, assessori e presidenti di regione” ha fatto cancellare in poche ore l’emendamento pensato per abolire il doppio incarico perchè ritenuto, così come proposto, “superficiale” e rimandando la decisione ad un provvedimento ad hoc da prendersi successivamente.

Del resto quello di rimandare ciò che per gli appartenenti alla Casta è nocumento, pare essere l’esercizio preferito visto che, ancora in queste ore, si continua a rinviare la decisione se autorizzare o meno l’arresto di un loro appartenente.

Ma per tornare alla manovra finanziaria, a chi toccherà pagare per pareggiare i conti? Ovviamente  sempre agli stessi: malati, pensionati, consumatori. Le pensioni d’oro pagheranno dal 5 al 10% di contributo di solidarietà. Quelle medie saranno ulteriormente penalizzate dall’abolizione dell’indicizzazione al costo della vita (quindi rimarranno al palo), mentre chi percepisce una pensione minima – già all’osso – soffrirà per l’aumento dell’utenze municipali e per gli inevitabili tagli di alcuni servizi sociali.

Fra questi il servizio sanitario, che  vedrà il ripristino del ticket (10 euro sulle ricette mediche e da 25 sui codici bianchi di pronto soccorso) fin dal 1° agosto 2011, anzichè dal 2012 come inizialmente previsto. E poi le nuove accise sulla benzina che, introdotte come temporanee poche settimane fa, diventano definitive e  le agevolazioni fiscali che – indistintamente – saranno tagliate del 20% entro il 2014.

Questo, mentre la Casta continua a difendere in maniera ostinata il suo fortino fatto di odiosi e onerosi privilegi.

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