
Il Tar Piemonte ha bocciato uno dei punti forti del programma del governatore piemontese Roberto Cota, ovvero quello che prevedeva la presenza dei volontari dei movimenti per la vita nei consultori pubblici. E’, infatti, di pochi giorni fa la sentenza che annulla la delibera della giunta regionale piemontese.
Occorre ricordare che Cota, durante la campagna elettorale, si era impegnato col mondo cattolico per deliberare, se eletto, una normativa tutta a favore dei movimenti pro-vita all’interno dei consultori familiari. Promessa subito mantenuta se è vero che uno dei primi atti della giunta Cota è stato proprio quello approvare la delibera adesso bocciata dal TAR.
Per l’assessore Elena Maccanti «l’intenzione non era quella di contrastare la legge 194, ma di rispondere a un impegno che la Regione ha assunto a favore della famiglia e delle donne in difficoltà. Continueremo con tutti i mezzi nella nostra campagna a favore della vita, anche ripresentando la delibera, per dare a tutte le donne ogni alternativa possibile alla scelta dell’aborto».
L’atto regionale era stato impugnato da due associazioni, Casa delle Donne e Activia donna – e con il sostegno del consigliere regionale Andrea Stara (PD) – attraverso una raccolta di firme per difendere la legge 194: seimila circa in tre mesi.
Per Andrea Stara: «Il Tar ha bocciato l’attacco alla 194 sferrato dai Movimenti Pro Vita, d’intesa con Cota e con l’ex-assessore Ferrero, attraverso il protocollo deliberato dalla giunta regionale per tutte le Asl che voleva introdurre i volontari nei consultori pubblici. In particolare, è stata annullata la parte del protocollo che prevede l’introduzione nei consultori solo di quel privato sociale che “abbia nel proprio statuto la finalità di tutela della vita fin dal concepimento”, inserendo una palese discriminazione tra le associazioni oltre che un evidente contrasto con la legge 194».

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