Una tregua costosa

 Posted by on 28 luglio 2011  Add comments
Lug 282011
 

Alla fine i paesi dell’eurozona riunitisi in emergenza a Bruxelles si sono messi d’accordo su un piano di salvataggio per la Grecia. Il problema di fondo però è tutt’altro che risolto. E nel frattempo il conto si fa sempre più salato.

In molti potrebbero ragionevolmente vedere il bicchiere mezzo pieno: a quanto pare i capi di stato dei 17 paesi dell’eurozona sono riusciti a fare un passo avanti significativo in occasione del summit d’emergenza a Bruxelles. Al salvataggio della Grecia dovrebbero contribuire anche gli investitori privati – come voleva Angela Merkel, che ha prevalso sull’opinione contraria del governo francese e soprattutto della Banca centrale europea.

Per la cancelliera tedesca si tratta di un successo considerevole. Sembra inoltre che a Bruxelles siano stati fatti significativi passi avanti in altre importanti problematiche. In confronto con le riunioni di qualche mese fa, l’ultimo summit è stato una piacevole sorpresa.

La verità però è che il bicchiere è mezzo vuoto. Lo scopo della riunione era cancellare la paura che la crisi possa diffondersi in un numero sempre maggiore di paesi. Difficile sostenere che l’obiettivo sia stato raggiunto.

Il problema fondamentale alla base della crisi dell’euro – ovvero il fatto che la Grecia non è in grado di ripagare il suo debito pubblico da sola – è ancora lì. L’annunciata ristrutturazione del debito di Atene è di gran lunga troppo esigua, e la Grecia non è in grado di ripagare il debito residuo. Il paese resterà attaccato al tubo degli aiuti dei partner dell’eurozona.

Le garanzie per i nuovi bond greci a lungo termine – assicurati dal fondo di salvataggio europeo – hanno l’aspetto di un sussidio permanente. Visto in quest’ottica il summit di Bruxelles non è altro che un nuovo passo verso un’unione dei transfer. Ieri i tassi d’interesse richiesti dai finanziatori per acquistare i bond tedeschi sono immediatamente schizzati alle stelle.

Chiunque invochi un atto conclusivo in grado di porre fine alla crisi viene accusato di ingenuità. La politica non può essere semplificata fino a questo punto, dicono. Come accade in altre problematiche complesse – come la riforma dello stato sociale – l’unica via percorribile è quella dell’approccio graduale.

Questa teoria però fraintende la natura della crisi dell’euro. Ogni boccata d’ossigeno ottenuta dalla politica europea implica il pagamento di un prezzo molto alto, e  el frattempo i problemi diventano sempre più gravi.

Se nella primavera del 2010 i leader europei avessero optato per una soluzione radicale, almeno il Portogallo non avrebbe avuto bisogno di chiedere l’aiuto internazionale. L’approccio pragmatico del “fare soltanto ciò che è strettamente necessario” sta alla base del fatto che oggi la montagna del debito greco è spaventosamente più alta di quanto non fosse un anno fa. Ora anche un paese come l’Italia è diventato un candidato credibile per una crisi del debito.

La frammentaria politica dei piccoli passi è stata portata avanti per un anno e mezzo. L’Europa non può permettersi un altro anno e mezzo di questa vita.

fonte: PressEurope

  One Response to “Una tregua costosa”

  1. […] Fonte: http://minitrue.it/2011/07/una-tregua-costosa/   […]

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