
Si è parlato spesso, nell’ultimo anno, dell’ostracismo politico all’immissione in commercio della pillola abortiva e del pantano burocratico in cui è ancora intrappolata la pillola dei cinque giorni dopo nonostante il via libera da parte del Consiglio superiore di sanità. L’ingiustificabile ritardo di adozione di mezzi non invasivi per l’aborto e della contraccezione d’emergenza non è altro che lo specchio di un parlamento che antepone la riverenza ai dogmi cattolici sulla vita al diritto e alla salute delle donne.
Un segnale ancor più preoccupante per l’autodeterminazione di queste ultime arriva dalla Relazione del ministero della Salute sull’attuazione della legge 194 sull’aborto, presentata in parlamento il 4 agosto scorso. Il documento riporta i dati sull’obiezione di coscienza esercitata da ginecologi, anestesisti e personale non medico nel 2009. E così veniamo a scoprire che in Italia il 70,7% dei ginecologi del servizio pubblico è obiettore.
Dal punto di vista regionale la percentuale è soggetta a forte variabilità ma, ad eccezione della Val d’Aosta che vanta solo il 18% di ginecologi obiettori, non scende mai al di sotto del 52% nelle regioni “migliori” (Emilia Romagna 52,4%, Sardegna 54,3%, Trentino 55,9%, Liguria 57,3%). Il primato negativo spetta al Sud (Sicilia 81,7%, Basilicata 85,2, Campania 83,9%, Molise 82,8%, Puglia 79,4%, Calabria 73,3%, Abruzzo 78,5%), al Lazio (80,2%), al Veneto (78%) e alla provincia autonoma di Bolzano (81,3%). Sullo stesso andamento, seppur con percentuali notevolmente più basse, è la distribuzione degli obiettori tra gli anestesisti, la cui media nazionale è in ogni caso è del 51,7%. Dati sconcertanti che fanno riflettere.
Introdotta nel 1978 insieme alla legge 194 sull’aborto, l’obiezione di coscienza aveva lo scopo di garantire la libertà di agire secondo coscienza a chi già esercitava la professione nelle strutture pubbliche. Ma negli anni, da quanto riportano le periodiche relazioni del ministero della Salute, la percentuale di obiettori è salita al punto da invalidare l’applicazione della legge. Dietro alla motivazione ufficiale della fede si nasconde sovente, secondo quanto denuncia Donatella Poretti, senatrice radicale e segretario della Commissione Igiene e Sanità, «un modo di far carriera se anche il primario è obiettore».
Il risultato è devastante, sia per il sistema sanitario nazionale sia per le donne che ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza, spesso costrette a cambiare regione per evitare le lunghe attese dovute all’esiguità di personale non obiettore. O addirittura a praticare l’aborto clandestino in strutture private o ad acquistare, sempre illegalmente, la pillola abortiva – ex Ru486.
L’obiezione di coscienza può avere un senso, in un paese democratico, quando si obbliga qualcuno a compiere azioni contrarie ai suoi principi etici. È il caso dell’ormai abolito servizio obbligatorio di leva: una legge del 1972 concedeva, a chi per motivi personali non avesse voluto imbracciare le armi, di scegliere l’alternativo servizio civile. Ma fare il ginecologo, per di più in una struttura pubblica, è una scelta, non un obbligo. E se non si vogliono praticare interruzioni di gravidanza basta cambiare specialità medica o professione.
Le ripercussioni del lasciare libera “coscienza” a ginecologi e anestesisti in tema di aborto sono evidenti. E il rischio che altre categorie professionali la rivendichino – come già fanno a gran voce i farmacisti cattolici, che considerano loro diritto non vendere anticoncezionali – è sempre in agguato. Come la metteremmo poi se un medico testimone di Geova rifiutasse di praticare trasfusioni o un chirurgo musulmano di operare i pazienti durante il Ramadan?
L’obiezione di coscienza è una stortura legislativa che non si può superare, come suggerisce in questi giorni la Fp Cigl Medici, con il divieto di assunzione di medici obiettori in strutture che già ne ospitino il 50% o affidando la direzione dei presidi in cui si applica l’aborto a non obiettori. L’unico modo per superarla è abolirla. Un segno di rispetto per le leggi dello Stato (laico) e dei diritti delle donne che né questo governo né i precedenti hanno mai preso in considerazione, troppo preoccupati di creare insanabili fratture con la potente lobby cattolica.
Cecilia M. Calamani per Cronache Laiche - immagine: Gianlfalco
