
Il nuovo statuto dell’Università di Bologna – riscritto dal rettore Ivano Dionigi tenendo conto delle linee dettate in materia dal Ddl Gelmini – apporta profonde modifiche rispetto al precedente documento che regolava la vita dell’Alma Mater Studiorum.
Fra i principi costitutivi dell’Ateneo è sparito il riferimento al principio di laicità. Infatti, mentre nel vecchio statuto l’Università veniva definita “pubblica, autonoma, pluralista e laica”, nel nuovo è stato eliminato l’aggettivo “laica”. Contro il nuovo ordinamento si sono opposte con un referendum interno circa 2300 persone dell’Università.
Il nuovo statuto prevede, tra l’altro, la fine delle 23 Facoltà a favore di 11 Scuole. Scuole che insieme ai Dipartimenti sosterranno sia la didattica che la ricerca. Cosa, questa, che ha sollevato non poche perplessità e apprensioni proprio per il settore della ricerca. Ricerca che appare fortemente limitata e condizionata a un Consiglio d’Amministrazione i cui membri saranno nominati direttamente anzichè eletti come adesso. Inoltre nel nuovo statuto il Senato Accademico non avrà più la possibilità di sfiduciare il Consiglio d’Amministrazione.
