Ago 102011
 

La Corte di Cassazione ha depositato il primo agosto la sentenza n. 16847, sulla scia di diversi altri pronunciamenti sulla tutela dei lavoratori negli enti ecclesiastici.

Il caso riguarda stavolta una dipendente licenziata da un istituto religioso perché gravemente ammalata. L’ente religioso, chiamato in causa, si era difeso adducendo il suo status di extraterritorialità vaticana e il Tribunale di Roma non si era pronunciato in merito, dando di fatto ragione all’istituto.

Il ricorso in Corte d’Appello aveva confermato la non pronunciabilità del Tribunale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della donna assistita dall’avvocato Carla Corsetti. Per la Corte, infatti, l’immunità statuita dai Patti Lateranensi è prerogativa di solo trenta organi centrali della Chiesa cattolica. Organi che sono dettagliatamente elencati nelle leggi concordatarie del 1929 e 1984. Tutti gli altri istituti religiosi, compreso quello in causa, non possono avvalersi quindi delle prerogative date dell’extraterritorialità.

Ricordiamo che l’extraterritorialità, in base al diritto internazionale, equipara questi organi alle ambasciate di paesi stranieri.

Una sentenza quella della Corte di Cassazione che, quantomeno in tema di lavoro, marca nettamente i confini dei rapporti giurisdizionali tra la Repubblica Italiana e lo Stato della Città del Vaticano.

Da sottolineare, inoltre, la causa del licenziamento: una grave malattia. Un perfetto esempio di carità cattolica imprenditoriale.

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