Vu pregà

 di - 21 agosto 2011  4 Risposte »
ago 212011
 

Una recente inchiesta sul Venerdì di Repubblica rivela che sulle spiagge italiane sono arrivati quelli che ormai vengono definiti i “Vu pregà”. Preti, suore e catechisti armati di Bibbia che girano tra gli ombrelloni per evangelizzare. Pullulano le iniziative in tal senso.

Dalla chiesa “gonfiabile” che si innalza in un minuto con una capienza di 600 persone e che sta girando sulle sabbie di Bibione, Riccione, Ravenna, Pescara, Palermo e Cagliari all’happy hour fashion (dialoghi non stop su Gesù) e al Caffé teologico portati avanti nella diocesi di Verona.

Tra gli eventi più trasgressivi, quello di don Roberto Fiscer, viceparroco di Arenzano, che ha ideato la prima discoteca cristiana per turisti e parrocchiani e che ha composto il brano pop Shake the Devil off (Scaccia via il diavoletto) mentre le suore del convento di Gesù Redentore della Stella Maris di Mondragone hanno costruito un altare sotto alcune tende e pregano e snocciolano il rosario con i bagnanti ai quali, sostiene l’ideatore dell’iniziativa il passionista don Antonio Rungi, “non può mancare il sostegno spirituale” sia pur in vacanza.

fonte:Uaar

ago 202011
 

C’è chi taglia, e c’è chi non si accontenta. Il decreto anti-crisi prevede la soppressione delle province con meno di 300mila abitanti, la cui superficie complessiva sia inferiore a 3mila chilometri quadrati. Ciò farebbe saltare le province di Caltanissetta ed Enna. E allora che cosa fa il palazzo siciliano? Si ricompatta e alza gli scudi. «Faremo valere la nostra autonomia», minaccia il capogruppo all’Assemblea Regionale Siciliana dei democratici Antonello Cracolici.

Sulla stessa linea il presidente dell’Unione Province d’Italia, il berlusconiano presidente della provincia di Catania, Giuseppe Castiglione: «Il piano che il governo ha varato è sbagliato: non raggiunge gli obiettivi, né di risparmio né di funzionalità».

In realtà il decreto Tremonti-Berlusconi farebbe saltare una buona parte dello “stipendificio siciliano”. La Sicilia, stando ad alcuni studi, sarebbe costretta a tagliare 1753 poltrone. Ad esempio, come scrive Emanuele Lauria sull’edizione palermitana di Repubblica, “l’articolo 14 prevede che il numero massimo dei consiglieri regionali sia uguale a 50 per le Regioni fra i quattro e i sei milioni di abitanti”. In sostanza l’assemblea regionale perderebbe 40 seggi; attualmente è il consiglio regionale più affollato con ben 90 consiglieri.

E anche sull’articolo 14 il fronte siciliano, destro e sinistro, si ricompatta: «Ci si può fermare a 60», tuona il presidente del parlamentino siciliano, l’alfaniano Francesco Cascio. E l’assessore regionale all’economia Gaetano Armao, lombardiano doc, solleva alcuni nodi burocratici: «Si impone alla Regione di ridurre il numero dei consiglieri regionali, pena la mancata corresponsione di risorse. Ma per fare questo in Sicilia occorre una modifica dello statuto, dunque una norma di valore costituzionale la cui competenza finale non è nostra, ma del parlamento nazionale». E il pd Roberto De Benedictis rincara la dose: «È impossibile che un decreto legge superi quanto previsto dal nostro statuto che ha valore costituzionale». Insomma, tutti d’accordo.

Così mentre Roma e Palermo si scannano sui tagli, minacciando il taglio delle risorse sul federalismo l’una (Roma), e il ricorso alla Corte Costituzionale l’altra (Sicilia), sei ex consiglieri regionali siciliani, attualmente deputati e senatori della Repubblica, presentano un ricorso alla Corte dei Conti «per chiedere l’annullamento di una delibera dell’assemblea regionale siciliana che da gennaio vieta di cumulare l’indennità di parlamentare con la pensione maturata in regione».

Anche questa volta il fronte siciliano che ha deciso di ricorrere alla magistratura risulta essere bipartisan: si va dall’ex plenipotenziario democristiano, Calogero Mannino, che risiede nel gruppo misto di Montecitorio, al senatore dem di Enna Vladimiro Crisafulli detto “Mirello”, passando per il miccicheano Salvo Fleres, e tre berlusconiani Alessandro Pagano, Giuseppe Firrarello e Sebastiano Burgaretta. In Sicilia il mantra delle larghe intese recita così: meno tagli per tutti!

fonte: Linkiesta

Santi in rivolta

 di - 19 agosto 2011  Commenta »
ago 192011
 

Questo che riportiamo è il comunicato stampa che l’UAAR – Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti ha rilasciato in merito all’accorpamento delle festività civili. Il comunicato è un appello alla Chiesa perchè anch’essa, in questo momento di crisi, faccia la sua parte:

Tra le misure adottate dal governo nell’ambito dell’ultima manovra c’è anche l’accorpamento al venerdì o al lunedì delle festività civili cadenti durante la settimana. Non verranno invece toccate le festività religiose. In tal modo, le ricorrenze fondanti la nostra società, quelle in cui tutti sono chiamate a riconoscersi (25 aprile, 1 maggio, 2 giugno), passano in seconda fila rispetto a festività che sono tali sono solo per una parte della società, quella che si riconosce nella confessione cattolica.
Per la verità, il decreto legge sembra lasciar intendere che le festività religiose non siano state toccate soltanto in quanto sono state introdotte «con legge dello Stato  conseguente ad accordi con la Santa Sede». Il governo ha dunque finalmente ammesso, quantomeno implicitamente, che il Concordato ostacola la libertà d’azione dello Stato italiano. Ma par di capire che ben difficilmente avrà il coraggio di revocarlo unilateralmente, o di ridurre i miliardi di euro che lo Stato eroga ogni anno alla Chiesa cattolica.
L’UAAR, conscia di ciò, si rivolge direttamente alle gerarchie ecclesiastiche, tanto solerti a intervenire quando si tratta di difendere i diritti dei cittadini economicamente più svantaggiati, e le invita a decidere di loro iniziativa di fare la propria parte. Non chiede loro di rinunciare ai soldi che riceve dallo Stato, ma di offrire al governo il proprio assenso affinché, nel 2012, siano alcune festività religiose, e non quelle civili, a essere oggetto di accorpamento. L’UAAR è certa che, anche in un momento difficile come questo, la Chiesa cattolica saprà essere vicina alle difficoltà dei cittadini italiani.

San Gennaro – per bocca del suo portavoce Cardinale Sepe – e San Petronio  – per il quale è scesa in campo la CGIL – si sono dichiarati indisponibili ad accettare la proposta avanzata dall’UAAR.

ago 182011
 

«Anche i lavoratori possono fare la loro parte nel riportare l’Italia in pareggio di bilancio, regalando cinque giorni lavorativi all’anno per un periodo limitato, diciamo cinque anni».

A proporlo è Andrea Tomat, presidente di Confindustria veneta e proprietario della Lotto Sport spa che, inoltre, precisa:

«Le cinque giornate verrebbero devolute  all’impresa per cui lavorano, ma si può decidere di mettere qualcosa in un fondo [...] Le cinque giornate lavorative consentirebbero di aumentare la produttività e la competitività per le imprese, si riuscirebbe ad abbassare i costi dei prodotti, anche ad ampliare le possibilità di aumentare le assunzioni».

Quanto alla parte che potrebbero fare le imprese per contribuire alla riduzione del deficit, il presidente degli industriali veneti taglia corto:

«le aziende pagano già il 60 per cento di imposte».

Semplicemente incommentabile.

ago 172011
 

A Londra, in Battersea Bridge Road, sorgerà una nuova pizzeria: la pizzeria “Bunga Bunga”.

L’idea di aprire un locale dedicato alla nota morigeratezza del nostro presidente del consiglio è di due giovani imprenditori londinesi: Charlie Gilkes e Duncan Stirling. Gli avventori saranno accolti da camerieri con indosso grembiuli con nudità femminili e maschili, mentre il menu sarà composto da pizze che portano il nome delle frequentatrici di Arcore: Ruby, Aida, Michaela. Arredano il locale oggetti comprati nei mercatini di Roma e Perugia e trompe l’oeil che raffigurano i tipici paesaggi italiani. Una parete intera è dedicata a colui che ha reso celebre nel mondo il ” Bunga Bunga”: Silvio Berlusconi.

Insomma il Bunga Bunga assurto a elemento identificativo dell’Italia. Al pari del Colosseo, dei gondolieri veneziani, del Vesuvio, del David di Michelangelo, della Ferrari.

Per quanto ci riguarda, se fossimo presi a Londra da irrefrenabile voglia di italico cibo, faremmo a meno di entrare in questo locale. Preferiremmo, che so,  Pulcinella a Soho, con Mergellina alle pareti e Gigi D’Alessio nell’aria.

Si, lo sappiamo bene che non è  il massimo ma quantomeno il nostro buonumore sarebbe salv0.

fonte e immagine: London Evening Standard

 

 

ago 162011
 

Ventitrè candidati per sette posti per incarichi amministrativi a tempo determinato di dodici mesi. Questi i risultati di un corcorso bandito dall’Ospedale di Treviglio diretto da Cesare Ercole, già deputato della Lega Nord. Fra i vincitori Simona Paudice di Arsago Seprio (Varese). Simona Paudice è più nota come la vocalist della rock band Distretto 51, ovvero il gruppo musicale nel quale Roberto Maroni si esibisce alle tastiere. Fra i sette assunti risulta, inoltre, Gianluca Barbieri di Broni (Pavia), il paese del direttore Cesare Ercole, e dove lo stesso è stato sindaco negli anni ’90.

Qua si può prendere visione della delibera di assunzione. Scorrendo la stessa si può notare che Simona Paudice ha sostenuto  un colloquio nel quale ha raggiunto il massimo punteggio consentito: 50\50. Ciò le ha consentito di classificarsi prima pur partendo da un punteggio (per titoli di studio e curriculum) piuttosto basso: 3,842\20.

Lo stesso è avvenuto per Gianluca Barbieri che aveva, in assoluto, il punteggio relatiivo ai titoli e al curriculum più basso: 0,25\20. Anch’esso ha sostenuto un brillantissmo colloquio che gli ha permesso di conseguire il massimo punteggio, punteggio che gli ha consentito di rientrare fra i sette assunti.

fonte: BergamoNews

ago 132011
 

… se a pagare sono sempre i “soliti rintracciabili”; … se viene tagliata una parte consistente del welfare; … se il futuro dei nostri giovani è una drammatica scelta fra un “non futuro” o emigrazione; … se la casta politica è sempre più casta; … se questo stato elimina le ricorrenze nazionali non toccando quelle “concordatarie” (immaginate  una Francia senza il 14 luglio o agli Stati Uniti senza il 4 luglio); … se la  Chiesa Cattolica, sempre pronta a battersi per la difesa della vita e contro gli omosessuali, è altrettanto pronta ad incassare le enormi somme scaturite dagli assurdi privilegi fiscali di cui gode; … se il debito mensile è salito dai 2,746 miliardi di euro del 2001, ai 7,68 attuali; … se le Banche di Lugano nei giorni scorsi hanno esposto il cartello “cassette di sicurezza esaurite” significando che una parte consistente di gente come voi ha valicato i confini per portare all’estero gl’illeciti frutti della propria evasione fiscale…. Ci fermiamo, anche se potremmo proseguire a lungo.

Si, sappiamo benissimo chi “ringraziare”.

ago 132011
 

Il governo pensa di accorpare le festività civili alla domenica, e l’opposizione non ha nulla da ridire. È l’incredibile spettacolo andato in onda ieri (11 agosto, ndr) in parlamento.

Il ministro Tremonti, annunciando il progetto, ha mostrato di ritenere più importanti la credenza che la Madonna sia stata concepita senza peccato originale, o che un angelo sia apparso il giorno dopo l’ipotetica resurrezione di Gesù, rispetto a ricorrenze fondanti la società italiana come il 25 aprile, l’1 maggio o il 2 giugno. E nessuno, né dal governo né dall’opposizione, risulta aver avuto il coraggio di criticarlo.

«Siamo di fronte alla resa incondizionata dell’intero arco parlamentare alle esigenze del Vaticano», commenta Raffaele Carcano, segretario dell’UAAR: «l’incapacità di intaccare gli enormi privilegi di cui gode la Chiesa cattolica è giunta ormai alla completa abdicazione del potere temporale nei confronti di quello spirituale: per trovare qualcosa di simile bisogna tornare ai tempi dello Stato pontificio».

I valori costituzionali passano ormai in secondo piano rispetto ai dogmi cattolici, anche per chi si riempie spesso la bocca con la Liberazione e la Festa dei Lavoratori. Ma non quando sono in gioco gli interessi della Chiesa cattolica.

Anche da un punto di vista economico un provvedimento del genere è scarsamente giustificabile: «se si vogliono ottenere consistenti risparmi e recuperi di efficienza la prima festività da toccare è quella del santo patrono, che cade in ogni comune in un giorno diverso», osserva l’UAAR.

fonte: Uaar