Breccia fiscale di Roma

 di - 20 settembre 2011  Commenta »
set 202011
 

Organizzata in pochi giorni tramite web, in concomitanza con la manifestazione For a Secular Europe di Londra, anche a Roma il 17 settembre si è svolta una pacifica protesta per l’apertura di una Breccia Fiscale, contro i privilegi fiscali della Chiesa cattolica e del Vaticano. Il corteo, che non ha potuto beneficiare della grancassa mediatica dell’informazione ufficiale, né della mastodontica struttura organizzativa (pagata con soldi pubblici) del famigerato Family Day, si è snodato da Porta Pia al Ministero dell’Economia di via XX settembre; ministero – giova ricordarlo – retto attualmente dall’inventore del perverso meccanismo dell’8xmille.

Davanti al ministero, infine, l’abbattimento del simbolico muro di privilegi fiscali ecclesiali, sulle note del capolavoro floydiano The Wall.

E’ stata una prima manifestazione visibile del malcontento popolare verso lo Stato, che continua a ricoprire d’oro (pubblico) preti, vescovi, papi e tutto l’indotto delle varie lobbies clericali, in un mercimonio scandaloso che va avanti da sempre ma che – complice la profonda crisi economica che stiamo attraversando – ora finalmente indigna un numero sempre crescente di cittadini.

Il tutto grazie al web, ultimo spazio di libertà per la circolazione di idee e informazioni, come dimostra il gruppo Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria, che ha raccolto l’adesione di oltre 145 mila internauti in pochi giorni. Tra i quali i Radicali, principali organizzatori della manifestazione, Il Fatto Quotidiano e anche don Andrea Gallo, a riprova che la ‘base’ dei credenti – e di parte del clero – è molto più avanti delle gerarchie della Chiesa e dello Stato.

«Disse ancora ai suoi discepoli: è inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli.» (Lc 17,1-2)

Per un agevole ripasso dei vergognosi privilegi generosamente concessi alla Chiesa, ricordiamo ai lettori che possono consultare l’apposita sezione di Cronache Laiche.

fonte: Cronache Laiche

 

Crepuscolo

 di - 19 settembre 2011  3 Risposte »
set 192011
 

In questi  ultimi giorni si respira in Italia un’ aria ammorbata e pesante alla “Morte a Venezia“.

Non riesco a togliermi dalla mente l’immagine del decrepito Von Aschenbach, il protagonista avvizzito e disperato, reso folle dal desiderio per l’adolescente Tadzio e dalla orrenda consapevolezza di una giovinezza perduta per sempre. Il viso reso grottesco dagli strati di trucco e belletto, Von Aschenbach vaga per le vie di una Venezia grigia e nebbiosa devastata dall’epidemia di colera. Alla fine morirà, senza neanche essersi reso conto dello stato di distruzione in cui versano la città e il paesaggio che lo circondano.

Per certi aspetti la storia richiama la penosa decadenza del berlusconismo, nell’ora in cui il trucco e il belletto non fanno neanche più ridere.

Ma mentre per Von Aschenbach la penna di Mann e la cinepresa di Visconti riuscivano a dare grandezza e immortalità a una figura patetica, per Silvio Berlusconi basta e avanza il Fatto Quotidiano:

 

 

Nausea

 di - 18 settembre 2011  Commenta »
set 182011
 

«Anche Brunetta, il nano di Venezia, ma non bisogna chiamarlo così altrimenti si offende voleva intervenire sulle pensioni. Un giorno mi ha detto che lo ha chiamato Bankitalia sulle pensioni, io gli ho detto: hanno chiamato te non perchè sei il più in gamba ma perchè non capisci un cazzo e ti fai convincere.»

Questo il lusinghiero giudizio di Umberto Bossi nei confronti di un collega di gabinetto e in aggiunta al verminaio che, da troppo tempo e anche in queste ore, siamo costretti a subire.

Più che staccare la spina a questo esecutivo, pare sia il caso di tirare la catenella.

Ripulire e farla finita. Una volta per tutte.

set 172011
 

Se tutti i parlamentari avessero letto almeno una volta l’articolo 3 della Costituzione, avrebbero dovuto accorgersi che il vitalizio che difendono a spada tratta, forse è incostituzionale.  Ma si vede che non tutti l’hanno fatto oppure, peggio ancora, non ne hanno capito i passaggi salienti. E’ il caso di sei parlamentari che hanno addirittura fatto ricorso alla Corte dei conti per difendere il vitalizio, che a torto ritengono un “loro diritto”. Purtroppo, in certi ambienti, avere una buona dose di faccia tosta è diventato un requisito indispensabile per sedere in parlamento e “rappresentare”, si fa per dire, gli interessi degli italiani.

Per la Costituzione “La legge è uguale per tutti”. Lo stabilisce l’articolo 3 che recita così: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Quindi, come si può notare, la Costituzione non attribuisce ad alcuna categoria di cittadini, di lavoratori, di parlamentari o altri, il privilegio di fruire di un trattamento più favorevole e diverso dagli altri di fronte alla legge. Ciò vuol dire che, in tema di vitalizio (o pensione), le stesse regole in vigore per i lavoratori (i comuni mortali) dovrebbero essere valide anche per i parlamentari. E invece non è così. Vediamone alcune più significative, con riferimento alla pensione minima (o vitalizio).

Contributi versati. La prima differenza sostanziale sta nella quantità di contributi richiesti per accedere alla pensione minima: ai parlamentari  bastano 260 settimane (5 anni di una legislatura), ai lavoratori se ne chiedono minimo 780 (15 anni).  La notevole differenza di contributi fa emergere un altro aspetto che manda in bestia i contribuenti, perché  oltre a versare per intero i contributi per la propria pensione, attraverso le tasse, si fanno carico anche di circa due terzi dei contributi non versati dai parlamentari, nonostante questi privilegiati percepiscano uno stipendio che ammonta a circa il doppio della media di quello dei loro colleghi europei.

Calcolo della pensione. La pensione dei lavoratori viene calcolata con il “metodo contributivo”, cioè l’importo mensile viene quantificato in funzione dei contributi realmente versati. Al contrario, ai parlamentari la pensione viene calcolata col “metodo retributivo”, cioè in percentuale allo stipendio percepito. Ne consegue che anche in questo caso, la legge così applicata non è uguale per tutti. Infatti, a parità di importo contributi versati, i parlamentari percepiscono una pensione di gran lunga superiore a quella dei lavoratori.

Se sono pochi, i lavoratori perdono i contributi versati. Facciamo un esempio. Chiarito che il parlamentare può versare anche solo 5 anni di contributi per assicurarsi la pensione minima, se il lavoratori hanno versato dieci anni di contributi non solo non hanno diritto alla pensione, ma perdono del tutto i contributi che hanno versato. Ovvero, non gli vengono restituiti nemmeno con una tantum.

In conclusione. La Costituzione non ammette privilegi di sorta, per nessuno. Perciò, la soluzione più rispettosa per la Carta e per i lavoratori sarebbe quella di cancellare il vitalizio pagato con denaro pubblico, e lasciare ai parlamentari la facoltà di pagarsi privatamente una pensione integrativa.

fonte: Enzo Mellano per Cronache Laiche

set 162011
 

Silenziosamente e con cautela, il Vaticano sta cercando di prendere le distanze da Silvio Berlusconi. Ma non sarà facile. Per più di 15 anni l’attuale Presidente del Consiglio è stato una figura immancabile della Chiesa cattolica: il leader di una forte maggioranza parlamentare e un difensore pubblico dei valori morali, sebbene la sua condotta privata sia stata, ad essere onesti, molto contradditoria. Ma ora che la crisi economica sta divorando la società italiana, la Santa Sede sta cercando nuovi rappresentanti politici – e sta cercando di dimostrare che i legami con Berlusconi non sono così forti come alcuni avrebbero pensato.

Ma perché il Vaticano ha sostenuto o non è stato in grado di opporsi a Berlusconi in passato? Per una serie di motivi sia politici sia storici. Prima di tutto, il “Cavaliere”, così come viene chiamato, non doveva nulla alla Chiesa. Nel 1994 vinse per la prima volta le elezioni, nonostante il Vaticano e i vescovi italiani sostenessero il Partito Popolare. La Chiesa sottovalutò la sua potenza e pensò che sarebbe stata una meteora nell’orizzonte italiano. E cercò in seguito di “convertirlo”, con dei risultati alquanto discutibili.

Berlusconi stava per diventare il nuovo cardine del sistema politico, in un paese liberato dai fantasmi della guerra fredda e dall’influenza elettorale del Vaticano. Gli elettori laici non avevano più la necessità di premiare i Cristiano Democratici per evitare che il comunismo arrivasse al potere. Ma non ci fu un passaggio verso la sinistra. Piuttosto si spostarono verso la destra, verso Berlusconi, sorprendendo anche i vescovi italiani. Confermarono così un principio non scritto: l’avversario ideologico della Democrazia Cristiana era da sempre la sinistra, ma la vera opposizione era una “maggioranza silenziosa” di elettori conservatori, ora desiderosi di esprimere con libertà le loro reali preferenze.

Da quel momento in poi, il problema del Vaticano fu quello di trovare una nuova coalizione a favore della chiesa in grado di resistere alla trasformazione laica del paese, così come accadde nella Spagna di Zapatero. E Berlusconi si presentò come il difensore dei valori cristiani. La sua condotta privata veniva sicuramente considerata una bagatella dalla Santa Sede, paragonata all’atteggiamento della sinistra, da sempre visto come l’avversario secolare per antonomasia. Vero o no, questa percezione ha permesso a Berlusconi di diventare il “leader della cristianità” italiana e degli elettori moderati.

Questo spiega perché quando scoppiarono gli scandali sulle sue presunte relazioni con ragazze più giovani o con presunte prostitute, il Vaticano non si pronunciò. E i vescovi italiani si pronunciarono in maniera molto cauta a criticare lo stile di vita di Berlusconi.

L’ipotesi – e per alcuni cattolici l’alibi – è che non c’era e non c’è tuttora una coalizione politica alternativa. Abbastanza vero: infatti la debolezza della sinistra italiana è stata il maggiore alleato del “Cavaliere”. Ma ora la sua luce si sta esaurendo. A maggio ha perso le elezioni regionali. E ora la crisi economica, sottovaluatata e ignorata dal suo governo per molto tempo, sta distruggendo la sua credibilità – e peggio, rischia di distruggere la società italiana.

Per questo i vescovi italiani stanno cercando di prendere le distanze da lui, ma non dalla maggioranza del centro-destra. E aspettano ancora un passaggio all’era post-berlusconiana; aspettando una nuova classe politica che emerga da una “società civile cattolica”.

Ma il Cavaliere è un maestro nell’arte della sopravvivenza. Nonostante il suo declino sia ovvio e tangibile, cercherà di resistere. Sa benissimo che chiunque stia scommettendo sulla sua fine politica, tra cui anche una parte della Chiesa cattolica, non ha nessuna soluzione a portata di mano. Berlusconi non ha solo dato forma alla sua coalizione, ma all’intero sistema politico italiano.

Il Vaticano di oggi è, se non un associato alla sua rete di potere, un’istituzione non ancora pronta ad offrire un nuovo modello per la ripresa dell’Italia; per di più, scisso internamente. Fino a questo momento la Chiesa si è dimostrata parte della crisi italiana. La sua difesa forte e pregevole per l’unità nazionale e l’instacabile invito a ristabilire i valori morali non è sufficiente a ribaltare queste impressioni. Così, la ricerca di nuovi leader politici è destinata ad esporre la gerarchia cattolica a tensioni sempre più forti. Liberarsi di Berlusconi non sarà facile nemmeno per il Vaticano.

fonte: The Guardian, “The Vatican: how to solve a problem like Berlusconi” – trad.:Italia dall’Estero

set 152011
 

In questi giorni le notizie che si sono susseguite sono state quantomai avvilenti, a partire dalla puntata di una fiction RAI, censurata perché vi si celebrava un matrimonio gay, fino ad arrivare al caso di aggressione di un uomo contro una donna omosessuale in un ristorante del nord e conclusasi, nell’indifferenza generale, con una microfrattura del naso della donna e quindici giorni di prognosi.

Per fortuna ogni tanto però è possibile dare spazio a notizie del tutto in controtendenza, come la decisione della città di Aosta di estendere il contributo una tantum destinato alle giovani coppie anche ai conviventi e alle coppie omosessuali. Si tratta di un precedente importante, nel quale un’amministrazione locale fa una scelta di merito che, sostanzialmente, disconosce le scelte nazionali.

Il consiglio comunale ha infatti approvato in primavera il contributo una tantum destinato alle giovani coppie estendendolo anche a categorie che sono – nel resto del paese-  ritenute prive dei requisiti “necessari” ad accedervi. Sarà possibile presentare domanda a partire dal prossimo 12 settembre.

L’assessore Mauro Beccega ha spiegato le ragioni di questa scelta, sottolineando quanto la casa costituisca l’elemento fondamentale di qualunque nucleo familiare e che è compito del Comune aiutare «l’unione di tutti coloro i quali intendano conseguire questo obiettivo». Si tratta di un contributo relativamente modesto: 1500 euro a coppie (sposate o conviventi), nuclei monoparentali o genitori separati con un surplus per le coppie con uno o più figli, eppure costituisce un segnale importante oltre che una vera e propria strategia del cambiamento. Abituare le persone a percepire le coppie, comunque esse siano composte, sul medesimo livello e mettere queste coppie in una condizione reale di parità nell’accesso ai diritti, rappresenta infatti un primo ineludibile passaggio per un cambiamento culturale del Paese. Immaginiamo inoltre la potenzialità di questo genere di iniziative in caso di estensione e diffusione ad altre realtà.

La scelta di Aosta manifesta quanto sia rapido il cambiamento della nostra società e, insieme, lo sostiene, lo facilita, lo legittima. Ci dice che i figli non sono solo di chi li fa ma anche di chi li alleva e accudisce e che tutte le famiglie hanno medesimo bisogno e medesimo diritto di essere promosse dalla società in quanto ne costituiscono il motore principale e il cuore.

fonte: Cronache Laiche

A prescindere

 di - 14 settembre 2011  Commenta »
set 142011
 

In Italia c’è un signore che è vittima della sua allergia ai magistrati. Un signore che, nel caso in questione, pare essere parte lesa per un reato perpetrato ai suoi danni.

I magistrati lo vogliono ascoltare per meglio formulare il capo d’imputazione (ricatto?)  verso i tre presunti autori del reato : una coppia (arrestata) di Bari e un loro amico (consigliato alla latitanza).

Il signore in questione ieri doveva essere ascoltato dai magistrati ma, rivestendo un alto profilo istituzionale, non si è potuto presentare in quanto impegnato in una visita di cortesia di “un paio di minuti” a Strasburgo, presso le Istituzioni europee.

Se ne deduce che questo signore ha la quasi fisiologica necessità di stare lontano da qualsiasi magistrato, indipendentemente se parte lesa o meno.

A prescindere insomma, avrebbe detto il Principe.

set 132011
 

Non bastavano all’Africa i flagelli di cui è vittima, ora si abbatte sul continente nero anche il flagello dei “farmaci fake”, medicine false uguali in tutto e per tutto alle originali ma prive di qualsiasi principio attivo e persino potenzialmente dannose per la salute di chi ne fa uso, non fosse altro perché non curano la malattia.

Il caso è esploso in Ghana dove l’ente incaricato di controllare e regolare il flusso di farmaci nel Paese (FDB-Food and Drugs Board) ha scoperto che circolavano per tutto il Ghana decine di migliaia di confezioni fasulle di “Fansidar” un farmaco indispensabile per il primo trattamento della malaria, che venivano vendute addirittura nei mercati di strada oltre che in molte farmacie. La confezione e i farmaco sono del tutto uguali all’originale ma assumendo questa copia del Fansidar il risultato è quello di un aggravamento della malattia in quanto la sua composizione è del tutto priva di qualsiasi principio attivo contro la malaria. Sono migliaia le persone colpite da malaria che hanno assunto il falso Fansidar e si sono dovute poi rivolgere alle strutture sanitaria in quanto soggette a repentino aggravamento. Molti bambini hanno rischiato di morire e si suppone che nei villaggi fuori dalle municipalità dove i controlli sono meno precisi, decine di persone abbiano perso la vita per non aver curato la malaria a causa dell’assunzione del falso Fansidar.

L’indagine condotta in Ghana ha portato alla scoperta di decine di tipi diversi di farmaci falsi per ogni tipo di malattia distribuiti in tutto il continente africano. Sono stati trovati persino copie di farmaci retroattivi per combattere l’HIV.

Ad esserne colpiti maggiormente da questo odioso mercato sembrano essere i Paese dell’Africa Occidentale. Dalle prime indagini sembra che il mercato parta dalla Nigeria dove sono stati scoperti diversi distributori di falsi farmaci acquistati da compagnie cinesi. Le confezioni dei falsi farmaci sono accuratamente clonate così come la forma dei farmaci stessi ma, come detto, essi sono privi di qualsiasi principio attivo. Decine gli arresti di distributori e farmacisti compiacenti avvenuti in Ghana, in Togo, in Nigeria e in Benin, ma si teme che il fenomeno sia molto più esteso e che stia prendendo corpo anche in altri Paesi.

Quello dei farmaci falsi è un fenomeno odioso che prende di mira persone malate e spesso sprovviste del denaro sufficiente ad acquistare i farmaci di cui necessitano attraverso i canali tradizionali, fatto questo che li induce a cadere nel tranello di acquistare i falsi farmaci che nel mercato nero costano molto meno degli originali ma che non apportano alcun reale beneficio ai malati, anzi, molto spesso aggravano la situazione in quanto molte malattie non curate in tempo portano velocemente al decesso della persona colpita.

E’ chiaro che ciò non accadrebbe se le case farmaceutiche decidessero di abbassare i loro guadagni, almeno nei Paesi in via di Sviluppo, o se i Governi avessero un sistema sanitario funzionante. La gente potrebbe acquistare i farmaci di cui necessita da fonti sicure. Ciò non toglie che la commercializzazione dei farmaci falsi sia un fenomeno estremamente odioso che sta diventando un vero e proprio flagello per l’Africa.

fonte: Secondo Protocollo

set 122011
 

Negli elenchi telefonici della provincia di Cremona, tra i cognomi tipicamente locali come Ferrari e Galli, ce n’è uno che è di anno in anno più frequente: Singh. Negli ultimi venti anni gli immigrati indiani del Punjab si sono insediati nella zona per lavorare nelle aziende agricole come “bergamini”, come sono noti in dialetto locale coloro che lavorano nei caseifici.

È stato detto che se gli operai indiani scioperassero, i produttori di Grana Padano chiuderebbero i battenti. “Beh, non so se la produzione si fermerebbe del tutto, ma di sicuro ci sarebbero molte difficoltà”, afferma Simone Solfanelli, presidente della Coldiretti cremonese. “Posso però assicurare che gli indiani sono indispensabili per l’agricoltura e l’allevamento”, e per il latte prodotto in questa provincia che ammonta a circa un milione di tonnellate l’anno, un decimo di tutto il latte prodotto in Italia.

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