
L’analisi della situazione economico-finanziaria italiana fatta dal Financial Times di ieri, 6 settembre.
«L’Italia è il cardine dell’eurozona. L’Europa a 17 può sopravvivere a una crisi che riguardi la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda, e forse persino la Spagna. Ma se si dovesse infettare l’Italia, l’eurozona non ha né la capacità finanziaria, né quella politica di correre in suo soccorso. L’Italia si deve vaccinare da sola contro il virus del debito sovrano. Invece un ceto politico incompetente è rimasto paralizzato di fronte a un’improvviso riposizionamento del “rischio Italia” da parte di investitori sempre più nervosi. Questa volta un nuovo colpo di riposizionamento fiscale non risolverà il problema italiano.
A partire dall’inizio di luglio, l’Italia è stata colpita da un doppio collasso: brutte previsioni di crescita economica globale, e crollo di credibilità nelle sue capacità di fare politica. A quel punto, i tassi di interesse sui BTP italiani a dieci anni sono saliti di 65 punti-base, e quelli sui titoli a due anni sono saliti di 100 punti-base. Se la BCE non fosse stata, negli ultimi giorni, attiva compratrice di BTP italiani (voci di mercato dicono in ragione di quattro volte rispetto agli acquisti in sostegno dei bonos spagnoli), i tassi di interesse sarebbero saliti ancora di più. La manovra da 45 miliardi di euro è stata talmente annacquata, da rappresentare ormai solo un giochetto di prestigio. E il collasso del mercato dei titoli di stato ha devastato il prezzo delle azioni delle banche italiane. Dal 1° Luglio, il titolo Unicredit ha perso il 42%, in gran parta a causa del crollo del valore del suo portafoglio in titoli di stato.
La manovra di austerità che viene proposta è più adatta a peggiorare il quadro economico italiano, che non ad accelerare la crescita. E’ lo stesso quadro sperimentato da Grecia e Portogallo, e non vi sono ragioni per le quali il risultato in Italia debba essere diverso, specialmente ove si consideri che i maggiori mercati di esportazione italiani in Europa e Stati Uniti stanno puntando verso una recessione. Il governo, ancora una volta, ha evitato di varare una qualsiasi riforma strutturale, in grado di aiutare il basso tasso di crescita che molto probabilmente non supererà lo 0,7% quest’anno e lo 0,4% l’anno prossimo (previsioni della Deutsche Bank), contro le previsioni ufficiali dell ’1,1% e dell’ 1,3%.
Con un downgrading del debito italiano che si profila all’orizzonte – questa una delle ragioni del crollo dei mercati di ieri – il premio di rischio Italia potrà benissimo salire ancora. Sarà l’Italia, e non la Spagna,a decidere dei destini dell’eurozona. »
fonte: Finacial Times “Italy: eurozone crisis decider” – trad.: Antonio Crea
