Ott 022011
 

Viene da credere che la risposta non sia scontata. Punzecchiato da una domanda che gli viene rivolta troppo spesso nel corso delle serate parigine, “Ma come avete potuto, voi, italiani …?”, Corrado Augias, scrittore e giornalista del quotidiano La Repubblica, che vive tra Roma e Parigi, risponde con 120 pagine alla fine delle quali conclude: “Francamente non so proprio come andrà a finire”.

In effetti è proprio un bell’enigma: come ha potuto, un paese che ha diretto la storia, considerato il crogiuolo della civiltà occidentale, far salire al potere per tre volte (1994, 2002, 2008) Silvio Berlusconi, che almeno in apparenza sembra essere l’esatto contrario del prodotto italiano? “Ma quale Italia?” si domanda Augias. “Da un lato, un paese prestigioso per la moda, il design, l’architettura, la musica ( … ); dall’altro, il paese del disordine, di una vita politica confusa ed inefficace, il paese [in cui regna, n.d.t.] una corruzione diffusa”.

Ogni riflessione sul fenomeno Berlusconi genera dubbi sull’Italia. Le spiegazioni dei politologi (populismo, mezzi economici senza fine, controllo dei media, ecc) ormai sembrano insufficienti per capire la longevità politica del presidente del Consiglio. Quindi bisogna andare ben oltre. Risalire il filo della storia. Per trovare le radici del male, occorre scavare nelle viscere di questo grande corpo malato che oggi è la penisola.

Vittime innocenti

Secondo Augias pesa sull’Italia “l’eredità del passato”, fatta soprattutto di mancati appuntamenti con la storia. Rivolgendosi ai francesi, che da sempre hanno la tendenza a guardare il mondo dietro le loro lenti tricolori (blu-bianco-rosso) e che non si appassionano affatto agli scossoni [bellici] che hanno costruito l’Italia, l’autore fa un po’ la maestrina: “Tra l’estate 1789 e la primavera 1971, i francesi hanno fatto quattro rivoluzioni, scrive. Gli italiani hanno conosciuto ribellioni, sommosse e rivolte locali, ma mai delle vere rivoluzioni partite dal popolo.

Al posto di questo slancio unificatore, creatore di mito, elaboratore di modello e coscienza politica, gli italiani hanno preferito rivolgere la propria attenzione alle loro città, alle famiglie, ai loro clan, autosufficienti e diffidenti nei confronti di ogni struttura statale e unificatrice. “Per molti secoli, gli italiani non hanno avuto una storia comune” si rammarica Augias, notando che solo la religione cattolica è riuscita a tenere unita l’Italia e ha permesso a Roma di conservare il suo ruolo di capitale.

Ed è per questo che gli italiani si rivolgono agli uomini mandati dalla provvidenza, per poi impiccarli a testa in giù? “I due uomini si assomigliano. Sono sempre riusciti ad attirare l’attenzione di tutto il paese: siamo pro o contro Berlusconi così come ottant’anni fa lo eravamo per Mussolini”.

Ma tirando troppo in ballo la Storia, Corrado Augias sembra assolvere gli Italiani, che descrive come vittime innocenti, ingenui e manipolati. “Se una buona parte degli Italiani è riuscita a tollerare quest’uomo e il suo governo, è perché la Storia è andata così” scrive un po’ brutalmente. I milioni di elettori che hanno portato Forza Italia e poi il Popolo della Libertà al potere non sentivano sulle proprie spalle tutto il peso “dell’eredità del passato”. Viceversa hanno ascoltato soltanto le promesse di riduzione delle tasse di Berlusconi e visto un centro sinistra, lacerato da contrasti interni, arenato nella ricerca di un’alternativa credibile. I francesi hanno la loro eredità giacobino napoleonica, che l’autore di questo stuzzicante libro, rammarica non abbia ispirato prima gli italiani.

fonte: Le Monde, “L’Italie expliquée aux Français”, de Corrado Augias : une absence d’histoire commune – trad: Claudia Marruccelli per IDE.

 

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