Ott 292011
 

Finalmente qualcuno lancia l’allarme, tra cinque anni in Italia (o Vaticalia che dir si voglia) non si potrà più abortire negli ospedali pubblici. Lo fa la Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della 194) tra la consueta indifferenza della politica italiana. L’associazione non fa che constatare il successo del vergognoso boicottaggio che le associazioni integraliste cattoliche hanno fomentato fin dal giorno dopo la loro sconfitta referendaria del 1981.

I fatti non lasciano spazio a dubbi, nel nostro paese il medico (o il paramedico o l’anestesista) non obiettore di coscienza è una specie molto più rara del Panda. Quindi, semplicemente, negli ospedali pubblici non si potrà abortire perché non ci sarà più nessuno che garantisce il servizio di interruzione di gravidanza.

Il problema è a monte, e sta tutto nel fraintendimento della definizione di“obiettore di coscienza”; questa pratica è quanto mai legittima e rispettabile quando si parla di costrizioni legislative verso la propria etica, ma non lo è quando si parla di boicottaggio di servizi pubblici per cui liberamente si è scelto di lavorare. Non dimentichiamo inoltre che il vero obiettore di coscienza paga sempre sulla sua pelle la sua scelta a differenza di questi boicottatori che la fanno pagare agli altri, in particolare agli utenti del servizio sanitario pubblico.

Tanto per fare degli esempi concreti esaminiamo qualche caso. Alcuni esercitano obiezione di coscienza nel pagamento della quota delle tasse che lo Stato destina al sostentamento dell’esercito. Le conseguenze sono ritorsioni economiche con il susseguente pignoramento di beni mobili ed immobili. Gli ex obiettori al servizio di leva obbligatoria, invece, hanno scontato la loro scelta con l’interdizione verso tutti i mestieri che comportano l’uso di armi (poliziotto, vigile urbano, polizia forestale ecc.).

Prendiamo ora invece il caso dell’obiettore all’aborto, e stendiamo fin d’ora un velo pietoso sulla totale assenza di verifiche su quanti sono obiettori nel servizio pubblico ma abortisti nella clinica privata. Il presunto obiettore in oggetto cosa sconta nel fare obiezione? Niente, anzi, semmai evita del lavoro che scarica sugli altri colleghi. Ma il fatto è che nessuno ha obbligato questi obiettori (in realtà boicottatori) a fare i medici e tantomeno i ginecologi, è stata una loro liberissima scelta. Questa non è obiezione di coscienza, è anarchia etica.

Facciamo degli esempi di cosa succederebbe se ogni “scelta etica” legittimasse il boicottaggio di leggi e servizi pubblici. Tanto per restare in ambito medico, domani gli integralisti religiosi potrebbero costringerci a essere operati senza anestesia o a rifiutare gli antidolorifici “perché il dolore avvicina a Dio” come diceva Santa Teresa di Calcutta. Un poliziotto o un carabiniere potrebbero cominciare a scegliere quali reati perseguire e quali no in base alla loro etica personale, ad esempio un poliziotto antiproibizionista  potrebbe decidere autonomamente di non arrestare gli spacciatori. Un bibliotecario anticlericale potrebbe rifiutare di dare in prestito gli autori cattolici a lui sgraditi. Un farmacista potrebbe rifiutare di vendere anticoncezionali ai ragazzi… ops, scusate, mi dicono che questo già accade!

Insomma tornando all’aborto, se l’istituzione dell’obiezione di coscienza aveva un senso quando fu approvata la legge 194 perché cambiava le regole in corso per chi esercitava la professione medica, oggi il senso non ce l’ha più perché chi sceglie di fare il medico, in particolare ginecologo e anestesista, sa benissimo che l’aborto è legale e deve essere garantito dal servizio pubblico.

Le soluzioni ovviamente ci sono, quello che manca è la volontà politica di toccare le potentissime lobby cattoliche e chi ci rimette, come sempre, sono le donne italiane, cittadine di uno stato incapace di garantire ciò che le sue stesse leggi prevedono. Tra cinque anni, se le cose non cambieranno, si tornerà alle mammane e alla migrazione in Francia, grazie anche (anzi, soprattutto) ai “moderati” politici che per non turbare i rapporti interni del loro partito, o per paura di perdere qualche voto, si guardano bene dall’affrontare tematiche laiche.

fonte: Cronache Laiche

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