Nov 262011
 

Cosa hanno in comune Mario Draghi, Mario Monti e Lucas Papadémos? Il nuovo presidente della BCE, attuale presidente del consiglio italiano e il nuovo primo ministro greco appartengono ognuno a modo suo al “governo Sachs” europeo. La banca d’affari americana in effetti ha esteso in Europa una rete di influenze unica sedimentatasi in decine di anni grazie a una fitta trama, sia sotterranea che pubblica.

In ogni concorso c’è una classifica. Il primo premio spetta certamente a Mario Draghi, vice presidente della Goldman Sachs per l’Europa tra il 2002 e il 2005. Eletto socio, si è occupato delle “imprese e paesi sovrani”. A tal titolo, una delle missioni è stata vendere il prodotto finanziario “swap” che ha permesso di nascondere una parte del debito sovrano, che ha permesso di mascherare i conti greci. Poi segue Mario Monti, consigliere internazionale dal 2005. Al terzo posto si colloca Lucas Papadémos, che è appena stato eletto primo ministro in Grecia, già governatore della Banca Centrale Ellenica dal 1994 al 2002; in questa veste ha partecipato all’operazione di camuffamento dei conti attuato da GS. Il gestore del debito greco è d’altronde un certo Petros Christodoulos, ex trader dell’azienda.

Altri due pezzi grossi occupano i posti alti della classifica nella defenestrazione dell’euro, Otmar Issing, ex presidente della Bundesbank e Jim O’Neill, inventore del concetto dei BRICS, acronimo che indica i mercati emergenti dall’enorme potenziale di crescita (Brasile, Russia, India, Cina e Africa del Sud). Ex presidente di Goldman Sachs International di cui è rimasto uno degli amministratori, l’irlandese Peter Sutherland ha assunto un ruolo chiave nel salvataggio dell’Irlanda. Infine Paul Deighton, che ha trascorso 22 anni nella GS, direttore generale del comitato organizzatore dei giochi olimpici di Londra per il 2012. Fanalino di coda poiché tutti sanno che lo sport e l’amicizia sono fuori concorso.

Eppure al di là delle apparenze, la rete d’influenza che si è imposta prima o durante la tormenta politica finanziaria del 2008 ha perso di efficacia. In effetti, le antiche complicità strette dagli ex collaudati banchieri centrali mobilitati per tirare le redini si rivelano meno utili di fronte ai politici sensibili all’impopolarità dei professionisti della finanza considerati responsabili della crisi. Là dove GS poteva facilmente esercitare le sue capacità, una serie di vicende finanziarie – la Grecia, la speculazione contro l’euro, lo scandalo Abacus in cui è stato coinvolto il francese Fabrice Tourre – le hanno addossato il potere pubblico.

La rubrica dei contatti è utile ma non basta più da sola, in un mondo finanziario complesso e tecnico e di fronte a una nuova generazione di industriali meno imbalsamati nel rispetto per l’establishment. Gli imprenditori europei partiti alla conquista del mondo si sono emancipati dai crociati dell’alta finanza stile GS. La ricerca della valorizzazione dell’azionista, le esigenze di trasparenza dei conti e gli imperativi dell’espansione all’estero smussano l’“effetto rete”. Infine, divenuti più esigenti sulla qualità e l’indipendenza dal mestiere di consulting, i clienti europei, ma non solo, esigono il rispetto di un minimo di etica.

Ed è la l’anello debole di Goldman Sachs. Perché la banca ama piazzare i propri uomini senza mai far cadere la maschera. Ecco perché i suoi uomini nascondono questo legame quando concedono un’intervista o sono in missione ufficiale (come il caso di Monti che si è visto affidare nel 2010 uno studio sul mercato unico europeo dal presidente della commissione José Manuel Barroso).

Mario Draghi afferma che quando ha assunto l’incarico nel 2002, non ha avuto nulla a che fare con il camuffamento dei conti greci orchestrato due anni dopo dalla banca. È stato dimissionario nel 2005, ovvero un anno prima che GS rivendesse una parte dello “swap” in questione alla National Bank Greece, la prima banca commerciale del paese, guidata da un ex socio della GS, Petros Christodoulos, oggi responsabile dell’organismo che si occupa del debito greco.

fonte: Le Monde – trad.: Italia dall’Estero

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