Nov 222011
 

Il «governo di onesti professori borghesi, quasi tutti cattolici, quasi tutti ricchi, guidato da un onesto professore borghese, cattolico e ricco», come l’ha definito Michele Serra su Repubblica qualche giorno fa,  piace a tanti, e non solo per il suo indiscutibile profilo tecnico. Piace a Bersani e a Casini, ad Alfano e a Bagnasco, divenuto in questi giorni, insieme alla Conferenza episcopale italiana, un elemento di coesione politica.

Attorno alla Cei il 18 e 19 novembre si sono radunati i vertici di tutti i maggiori partiti italiani (ad eccezione di Lega e Idv) al convegno organizzato da Scienza&Vita, mentre il neopremier Monti nelle stesse ore incontrava Sua Santità a Fiumicino subito prima della partenza di quest’ultimo per il Benin. «Santità, stiamo provando a far ripartire al meglio il paese», avrebbe detto Monti al papa, spiegandogli le strategie economiche che il suo governo vuole adottare per uscire dalla crisi. E sì che le misure anticrisi interessano da vicino chi si dovrebbe occupare solo di anime; Benedetto XVI sarà felice che tra i “sacrifici” non siano contemplati l’abolizione dell’otto per mille o i tagli alle scuole paritarie.

Le promesse di fedeltà, però, non arrivano da Monti ma proprio dal palco del convegno di Scienza&Vita, dove i rappresentanti degli italiani fanno a gara a chi incarna di più i valori “non negoziabili” della Chiesa che, secondo il presidente delle Cei Angelo Bagnasco, «appartengono al Dna di ogni persona, [e di conseguenza] non possono essere conculcati né parcellizzati o negoziati attraverso mediazioni, che pur con buone intenzioni, li negano». Che gli ingenti finanziamenti alla Chiesa non siano “valori negoziabili” è già implicito nell’essenza stessa della compagine governativa e non c’è bisogno di ribadirlo. Sul resto, assistiamo con compassione a un Bersani che parla del rischio di «perdere la propria dignità in un letto irto di tubi», come se non sapesse a quale manifestazione sta partecipando (e organizzata da chi), un Casini che non ha certo bisogno di dimostrare il Dna del suo partito, già scolpito nel nome, un Alfano che sembra stia sostenendo l’esame di riparazione per la bocciatura ricevuta senza mezzi termini  al convegno cattolico di Todi: la vita non la dà certo il parlamento, no alla pillola abortiva e alla contraccezione d’emergenza, sì alla scuola paritaria cattolica, no a una famiglia costituita da persone dello stesso sesso.

Intanto Lorenzo Ornaghi, ex rettore dell’università Cattolica e attuale ministro della Cultura, uno dei personaggi che al convegno di Todi lavorarono per la rottura tra Berlusconi e il mondo cattolico, non lesina chiare indicazioni:  «Oggi è venuto il tempo di incarnare i valori della religione con rappresentanze sicure». In politica, naturalmente. Meglio se al governo.

E mentre va avanti lo show cattopolitico al convegno di Scienza&Vita di Roma, qualche centinaio di chilometri più a nord, a Udine, si svolge la Prima giornata nazionale del testamento biologico organizzata dal Coordinamento Laico Nazionale. L’Italia laica è lì, preoccupata di come questo governo di «professori borghesi, cattolici e ricchi» affronterà i valori davvero non negoziabili di autodeterminazione della persona e si organizza, ancora una volta, per difenderli. Nell’attesa che arrivi un giorno in cui finalmente  fede e diritti viaggeranno su strade parallele.

Cecilia M. Calamani per Cronache Laiche

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