Dic 032011
 

Ogni anno l’Italia perde un miliardo di euro: tale è la ricchezza generata da 243 brevetti prodotti dai nostri 5o migliori ricercatori emigrati all’estero. E quel miliardo, nell’arco di vent’anni, genera profitti per ulteriori due miliardi.

Il calcolo è frutto di uno studio dell’Istituto per la Competitività – I-COM. Un lavoro che mette a nudo – ancora una volta – l’esiguità dei dei fondi destinati dal governo alla ricerca: l’1,1% del PIL. Un dato fermo da ben undici anni.

Secondo lo studio, un giovane ricercatore – che in Italia sarebbe precario e mal retribuito – all’estero ha una produttività media di ben 21 brevetti. In termini di ricchezza economica questi brevetti equivalgono a 68 milioni di euro, che lievitano  fino a 148 milioni in un’ottica ventennale.

Si consideri che solo nell’ultimo anno sono state fatte 8 scoperte scientifiche dai venti migliori ricercatori italiani all’estero, per un ritorno di 49 milioni di euro (115 milioni in proiezione ventennale). Il che la dice lunga sull’assoluta eccellenza della ricerca italiana costretta ad emigrare.

Nel frattempo la disoccupazione giovanile in Italia è salita drammaticamente nel mese di ottobre al 29,2%. In pratica un giovane su tre fra i 15 ed i 24 anni è senza lavoro.

 

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