Michael Clayton

 Posted by on 18 dicembre 2011  Add comments
Dic 182011
 

Uscito questo weekend il nuovo film targato George Clooney, Le idi di marzo, dove l’attore firma regia e sceneggiatura, quest’ultima insieme a Grant Heslov, già co-sceneggiatore per il plot di Good Night and Good Luck. Un film oggettivamente interessante.

Personalmente sono curioso di vedere la nuova scelta del bel George. Da anni ormai l’ex E.R. compie scelte non singolari per un attore che ha avuto dalla bellezza tutta la sua carriera. Alcune di queste scelte non vengono completamente apprezzate e catalogate al contrario come il nuovo film dozzinale di George. Nemmeno i Cohen con Prima ti sposo, poi ti rovino sono sfuggiti a questo destino (la versione italiana del titolo ha contribuito parecchio).

Sorte analoga è toccata al Michael Clayton di Tony Gilroy (regia e sceneggiatura), passato totalmente inosservato, come la sua stessa candidatura agli Oscar per sceneggiatura, attore protagonista e non, miglior film e miglior regia (Tilda Swinton premiata miglior attrice non protagonista).

Michael Clayton è un film che ruota attorno ad una semplice domanda: “chi sei?”.

Clooney è un avvocato “pulitore”; viene chiamato non appena accade un incidente (automobilistico come industriale) per indirizzare immediatamente la causa legale seguente, istruendo il cliente, cercando le prove migliori, nascondendo le colpe, mettendo in evidenza punti forti e deboli, per poi passare la mano ai colleghi che si occuperanno della causa vera e propria. E’ un padre, divorziato, senza tempo per il figlio. E’ un giocatore di poker minacciato da un usuraio, dopo aver visto il suo investimento in un bar a conduzione familiare fallire per la scomparsa del fratello con tutti i soldi.

Clayton entra in gioco quando un suo collega-amico, Arthur, ha un esaurimento nervoso nel difendere una casa di produzione di pesticidi, la U-North, da una class-action multimilionaria, iniziando a passare documenti alla controparte, ovvero ad una giovane tenutaria terriera della quale si è invaghito. Arthur deve essere messo a tacere e la causa aggiustata. In caso di successo Clayton otterrà i soldi per ripagare i debiti e magari sistemare la situazione familiare.

Tre storie intersecate l’una nell’altra (risolvi un problema e avrai risolto gli altri) in una sceneggiatura che vede nell’incipit la sua vera perla. Il primo atto in realtà è il terzo, il finale. Non una scelta originale; la straordinarietà sta nel fatto che è costruito con tutti gli stili e i contenuti di un canonico primo atto (presentazione del personaggio, del suo mondo e della sua storia: Clayton vorrebbe tornare in aula ma non gli è concesso, per i suoi vizi e perché bravo a “pulire”) condito da immagini metaforiche (la partita a poker, i tre cavalli, la collina, il navigatore rotto), che racchiudono tutta la vera storia del film, quella che si nasconde dietro la causa U-North e ci fa empatizzare col protagonista.

“Chi sei?” cerca di capire Michael Clayton per tutto il film: un uomo solo carriera? Un padre divorziato che cerca un rapporto col figlio? Un giocatore alcolista pieno di debiti? Un giuda capace di vendere l’amico? Quello da uccidere o da comprare?

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