dic 122011
 

A Torino è stato bruciato un campo Rom come reazione a un’accusa di stupro contro due giovani nomadi. L’accusa, poi, si è rivelata inventata dalla presunta vittima, una ragazza di sedici anni.

Un’azione razzista – in perfetto stile Ku Klux Klan  – criminalmente finalizzata alla ricerca del nomade da linciare. Una giustizia fai da te che non trova alcuna giustificazione. Neanche se lo stupro fosse veramente avvenuto.

Questo clima sempre più razzista che oramai pervade il paese è frutto anche di alcuni media. Media, spesso, pronti a sottolineare come le diversità culturali (considerate  tout court diversità razziali) siano all’origine della violenza. C’è chi lo fa scientemente – ci vengono in mente le crociate di certa stampa di destra e pro leghista – e chi in maniera inconsapevole.

Il quotidiano La Stampa, per sua stessa ammissione, ha titolato in maniera inconsapevolmente  razzista il rogo del campo nomadi. Ma ha avuto il merito – e perchè no, anche il coraggio – di aver chiesto scusa ai propri lettori per l’incidente.

Guido Tiberga, capo redattore del quotidiano torinese, scrive:

Il razzismo di cui più dobbiamo vergognarci è quello inconsapevole, irrazionale, che scatta in automatico anche quando la ragione, la cultura, le convinzioni più profonde dovrebbero aiutarci a tenerlo lontano.
Ieri, nel titolo dell’articolo che raccontava lo «stupro» delle Vallette abbiamo scritto: «Mette in fuga i due rom che violentano sua sorella». Un titolo che non lasciava spazio ad altre possibilità, né sui fatti né soprattutto sulla provenienza etnica degli «stupratori». Probabilmente non avremmo mai scritto: mette in fuga due «torinesi», due «astigiani», due «romani», due «finlandesi». Ma sui «rom» siamo scivolati in un titolo razzista. Senza volerlo, certo, ma pur sempre razzista. Un titolo di cui oggi, a verità emersa, vogliamo chiedere scusa. Ai nostri lettori e soprattutto a noi stessi.

 

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