dic 212011
 

Gli ebrei ultraortodossi haredi impongono la segregazione delle donne negli autobus che attraversano i loro quartieri di Gerusalemme. Sarebbe vietato: e tuttavia i fondamentalisti pretendono e la massa si adegua. Una forma di condizionamento sociale, tipica delle religioni.

Nei giorni scorsi è tuttavia successo qualcosa di nuovo. Tanya Rosenblit, ventotto anni, è salita sall’autobus che da Ashdod si dirige a Gerusalemme. Si è seduta sui sedili anteriori. Quando sono saliti due ultraortodossi, con male parole hanno preteso che si spostasse in quelli posteriori. Lei si è rifiutata. E ha continuato a rifiutare l’umiliazione. Dopo mezz’ora di discussione, anche il conducente si è visto costretto a chiamare la polizia, che ha ricordato ai due energumeni cosa prevede la legge. Anche gli altri passeggeri hanno cominciato a rumoreggiare. E i due sono scesi.

E’ la prima volta che una donna israeliana riesce a ottenere tanto. Come Rosa Parks per gli afroamericani, il suo gesto potrebbe inaugurare una stagione in cui la prepotenza di questi fanatici sarà progressivamente ridimensionata. Nella sua testimonianza pubblicata su YnetNews, Tanya Rosenblit afferma di “non essere anti-religiosa”, ma di essere infastidita “dalla tolleranza che lo Stato mostra nei confronti di questi fenomeni”. Che non accadono soltanto in Israele.

fonte: Uaar

dic 202011
 

Disoccupazione all’8%, in volo (secondo Confindustria) verso il 9. Novecento milioni di ore di Cassa integrazione richieste dalle aziende a novembre 2011, e per i sindacati “arriveremo al miliardo prima di Natale”. Quarantasei tipi di contratto precario per oltre 3 milioni di italiani, e altri tre milioni sommersi nel lavoro nero. Sono questi i numeri da guardare, quando si discute di mobilità e articolo 18. Specie se si definisce “tabù” il no dei sindacati, che dal 2001 insistono a difendere la norma dai vari Sacconi, Damiano, Maroni.

Il ministro Fornero, nella recente intervista al Corriere della Sera, chiede ai sindacati un confronto “senza tabù e intellettualmente aperto”. Parafrasando lo storico leader sindacale Luciano Lama, la Fornero propone uno scambio “generazionale” tra anziani e giovani: gli anziani cedano sull’articolo 18, i giovani otterranno la fine del precariato grazie al contratto unico. A suo parere, aumentare la “flessibilità” dei lavoratori con contratto indeterminato permetterebbe alle aziende di assumere con maggiore serenità i giovani precari, attraverso contratti “gavetta” a salario graduale.

Dal 2005 le ore di cassa integrazione richieste dalle aziende non scendono sotto il miliardo all’anno, a dimostrazione dell‘uso permanente del CIG. Questo significa che le aziende già oggi licenziano e mettono in mobilità i lavoratori,  nonostante l’articolo 18 e al netto del precariato. D’altra parte, le assunzioni non si vedono: la disoccupazione cresce (9% per Confindustria, forse 11% l’anno prossimo).

Nel ragionamento della Fornero manca un tassello: la produttività aziendale. Il nanismo delle imprese italiane non è legato alla possibilità di licenziare – lo fanno già con scioltezza – ma alla mancanza di competitività industriale. I nostri prodotti, semplicemente, non vendono come vorremmo. Sul fronte interno, la domanda è in contrazione da tempo, a causa del divario salari reali-prezzi (la perdita d’acquisto netta è vicina al 2%).

Licenziare – ovvero sottrarre reddito alle famiglie e metterle sulle spalle delle Casse Previdenziali, nei casi in cui intervengono – aiuterebbe l’economia?

Perché allora non parlare degli investimenti mancati delle imprese e degli incentivi alla qualità mai erogati?

Perché, per rilanciare le assunzioni, si deve per forza “concedere” il licenziamento indiscriminato?

fonte: Diritto di Critica

dic 192011
 

Rischia di passare quasi inosservata la notizia che a New York, nella comunità ebraica ortodossa di Brooklyn, sono state arrestate 85 persone coinvolte in abusi sessuali ai danni di ben 117 bambini. A darla è il New York Post e da noi viene battuta da alcune agenzie e ripresa solo da Repubblica e dal Fatto Quotidiano [La notizia è stata ripresa anche da altri organi d'informazione: La Stampa, Libero, Grr Rai. N.d.R.].

A causa della ovvia reticenza delle vittime, che prima di sporgere denuncia hanno anche dovuto ottenere il benestare dei rabbini, è lecito pensare che anche stavolta ci si trovi di fronte alla punta di un iceberg… agghiacciante.

Ma soprattutto si può ipotizzare che questo è il segno di come la violenza mentale (e fisica) sia insita, indistintamente, nel pensiero religioso, in particolare quello giudaico-cristiano. La volontà di pochi imposta ai tanti, l’esegesi faziosa di testi cosiddetti sacri, l’ingerenza nella vita personale dei cittadini, il velo dogmatico e autoritario che copre le peggiori nefandezze… sono soltanto alcuni degli indici del perpetrato abuso delle gerarchie religiose nei confronti dei comuni mortali. Ma nel crimine della pedofilia, se possibile, la violenza è ancora maggiore: il bambino visto come essere inferiore, da plasmare, da assoggettare, da marchiare per tutta la sua vita terrena. Ed è una vecchia storia, che già si reitera quotidianamente nei confronti delle donne: ha le sue radici nella filosofia antica e, di fatto, i saggi, indiscutibili profeti del Verbo, Bibbia o Torah che sia, non sono altro che i complici di chi, da Platone in poi, ha ritenuto di poter “educare” i bambini con la Ragione e con qualche altro… strumento. Alleanza tra Fede e Ragione, tra Religione e Logos: lo dicono sempre i nostri cristianissimi, invadenti, vicini di Oltretevere. Peccato (mortale) che a fare le spese di quella alleanza mostruosa sia ancora, sempre, la Fantasia dei bambini. E la loro psiche, oltre il corpo.

fonte: Cronache Laiche

Michael Clayton

 di - 18 dicembre 2011  Commenta »
dic 182011
 

Uscito questo weekend il nuovo film targato George Clooney, Le idi di marzo, dove l’attore firma regia e sceneggiatura, quest’ultima insieme a Grant Heslov, già co-sceneggiatore per il plot di Good Night and Good Luck. Un film oggettivamente interessante.

Personalmente sono curioso di vedere la nuova scelta del bel George. Da anni ormai l’ex E.R. compie scelte non singolari per un attore che ha avuto dalla bellezza tutta la sua carriera. Alcune di queste scelte non vengono completamente apprezzate e catalogate al contrario come il nuovo film dozzinale di George. Nemmeno i Cohen con Prima ti sposo, poi ti rovino sono sfuggiti a questo destino (la versione italiana del titolo ha contribuito parecchio).

Sorte analoga è toccata al Michael Clayton di Tony Gilroy (regia e sceneggiatura), passato totalmente inosservato, come la sua stessa candidatura agli Oscar per sceneggiatura, attore protagonista e non, miglior film e miglior regia (Tilda Swinton premiata miglior attrice non protagonista).

Michael Clayton è un film che ruota attorno ad una semplice domanda: “chi sei?”.

Clooney è un avvocato “pulitore”; viene chiamato non appena accade un incidente (automobilistico come industriale) per indirizzare immediatamente la causa legale seguente, istruendo il cliente, cercando le prove migliori, nascondendo le colpe, mettendo in evidenza punti forti e deboli, per poi passare la mano ai colleghi che si occuperanno della causa vera e propria. E’ un padre, divorziato, senza tempo per il figlio. E’ un giocatore di poker minacciato da un usuraio, dopo aver visto il suo investimento in un bar a conduzione familiare fallire per la scomparsa del fratello con tutti i soldi.

Clayton entra in gioco quando un suo collega-amico, Arthur, ha un esaurimento nervoso nel difendere una casa di produzione di pesticidi, la U-North, da una class-action multimilionaria, iniziando a passare documenti alla controparte, ovvero ad una giovane tenutaria terriera della quale si è invaghito. Arthur deve essere messo a tacere e la causa aggiustata. In caso di successo Clayton otterrà i soldi per ripagare i debiti e magari sistemare la situazione familiare.

Tre storie intersecate l’una nell’altra (risolvi un problema e avrai risolto gli altri) in una sceneggiatura che vede nell’incipit la sua vera perla. Il primo atto in realtà è il terzo, il finale. Non una scelta originale; la straordinarietà sta nel fatto che è costruito con tutti gli stili e i contenuti di un canonico primo atto (presentazione del personaggio, del suo mondo e della sua storia: Clayton vorrebbe tornare in aula ma non gli è concesso, per i suoi vizi e perché bravo a “pulire”) condito da immagini metaforiche (la partita a poker, i tre cavalli, la collina, il navigatore rotto), che racchiudono tutta la vera storia del film, quella che si nasconde dietro la causa U-North e ci fa empatizzare col protagonista.

“Chi sei?” cerca di capire Michael Clayton per tutto il film: un uomo solo carriera? Un padre divorziato che cerca un rapporto col figlio? Un giocatore alcolista pieno di debiti? Un giuda capace di vendere l’amico? Quello da uccidere o da comprare?

PdL addio…

 di - 17 dicembre 2011  1 Risposta »
dic 172011
 

È tutto un problema di numeri. D’altronde per anni Berlusconi ha passato buona parte del suo tempo ad inventare simboli e nuove denominazioni ai suoi partiti. Cambiare tutto perché nulla cambi. Anche se, bisogna dirlo, la linea politica del Cavaliere nei 18 anni dalla discesa in campo è cambiata. Da leader di una forza liberale, è divenuto il “padre nobile” di un movimento conservatore. Quella spinta propulsiva di rinnovamento del 1994 si è via via sbiadita. Sono rimasti gli slogan e la sua faccia, mentre la calza davanti alla telecamera è stata sostituita da una parrucca e da tanto cerone.

Torna Forza Italia? Gli ex An sul piede di guerra. Un problema di cosmetici, in fondo. L’immagine prima di qualsiasi altra cosa. Così in molti nel Pdl invocano il ritorno alle origini. Allo studio un nuovo nome che ruoti intorno alla parola Italia. Magari “Forza Italia”. Per tornare alle origini in un partito di plastica basta cambiare il marchio di fabbrica. Un restyling vintage, che non piace agli ex An, orfani, checché ne dicano, di Gianfranco Fini.

Un sondaggio e…via. La segreteria di Angelino Alfano ha commissionato uno studio sul nome. Poche proposte ma incisive. Toccherà poi a Berlusconi e ai suoi fedelissimi esprimersi a riguardo. Due o tre nomi, forse con i relativi loghi, da sottoporre a sondaggio da parte di Euromedia. Tra le ipotesi al vaglio un nome originale “l’Italia” o “Viva l’Italia”, come la canzone di Francesco De Gregori. Altra scelta “Libertà per l’Italia”.

“Italia per sempre” o “Forza Silvio”? Il primo tentativo di cambiare il nome al Popolo delle Libertà tre mesi fa, quando il partito commissionò un sondaggio tra quattro nomi tra i quali anche Forza Italia. Vinse la sfida dell’apprezzamento popolare “Italia per sempre”. Tutti felici e contenti di aver trovato il nuovo nome, quando il Cavaliere tirò improvvisamente il freno a mano: “manca l’acronimo”, disse. Un conto è scrivere “Fi” o “Pdl”, altra cosa è “Ips” che appare come l’abbreviazione di qualche istituto di ricerca o addirittura di qualche istituto previdenziale. Così, non riuscendo a trovare un nome nuovo si guarda al passato.

Berlusconi, “un genio”. “Forza Italia fu un’intuizione geniale di Silvio”, spiega Paolo Bonaiuti. “Nome patriottico, trasmetteva forza, energia, entusiasmo. E conteneva un’idea di tifo non partigiano, ma per tutto il Paese”. Ma gli ex An sono già sul piede di guerra. Un problema di immagine dopo che il loro ex leader li ha lasciati al loro inesorabile destino. Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa propongono alcune parole chiave intorno alle quali è per loro possibile creare il nuovo nome: “Italia”, “nazione”, “nazionale” (non quella che gioca a calcio, ovviamente). E se l’ex democristiano Claudio Scajola propone il nome che più gli si confà, “Partito dei moderati”, Giorgia Meloni, la più giovane ministro del defunto governo Berlusconi, è la più conservatrice: “Pdl è una delle poche cose che hanno funzionato nel partito”. Anzi, l’unica.

fonte: Diritto di Critica

 

 

dic 162011
 

La Regione Veneto ha recentemente deliberato la ripartizione di fondi per manutenzione, restauro e ristrutturazione di edifici di culto per l’anno 2011. Si tratta di ben 2 milioni e 133mila euro, per ottemperare alle richieste di 46 chiese sul totale di 275 domande ricevute.

“Ci è fermati solo qui solo per questioni di budget”, assicurano in Regione. A sostenere la proposta, l’assessore ai lavori pubblici Massimo Giorgetti (PdL). “Pensiamo sia utile e addirittura obbligatorio salvaguardare edifici che uniscono devozione, senso di appartenenza, funzioni civili e sociali”, rivendica. Soldi per “migliorare gli spazi operativi di chi garantisce non solo un’importante funzione in campo spirituale, ma anche sociale e formativa”, prosegue.

Sul sito Regioni.it uno per uno tutti i 46 finanziamenti.

Recentemente un’indagine condotta dall’Uaar ha stimato in sei miliardi di euro i costi a carico dello Stato italiano per la Chiesa Cattolica. Tutti i dettagli possono essere consultati sul sito I costi della Chiesa.

 

dic 152011
 

 

Silvio Berlusconi era, nel 1998, un mafioso e adesso è anche un comunista. Questo il parere di Umberto Bossi.

Era il 6 luglio 1998, infatti, quando il quodidiano leghista La Padania usciva con una prima pagina inequivocabile. Quella che pubblichiamo: le foto di Silvio Berlusconi (e di Marcello dell’Utri) insieme alle foto segnalitiche dei boss mafiosi.

Sono passati tredici anni da allora e Bossi oggi scopre che Berlusconi «sta con i comunisti». Ha così deciso di  rompere (ma sarà poi vero?) l’alleanza con il cavaliere.

Il termine coerenza è un ossimoro quando è riferito a Umberto Bossi e allla Lega. Lo dimostra il fatto che, nel periodo che intercorre tra le due accuse, il senatur è stato il più fedele alleato, anzi il compagno di merende del mafioso comunista.

E continua ad esserlo nelle centinaia di amministrazioni locali governate dal centro-destra.

dic 142011
 

Lo stronzio, malleabile metallo assai diffuso nel nostro pianeta e rinvenibile sia nella celestite che, appunto, nella stronzianite, è un elemento chimico che almeno una volta nella vita ha divertito un po’ tutti: dal bambino in età scolare che legge le prime etichette dell’acqua minerale, alla matricola della facoltà di Chimica in vena di goliardate, passando per le immancabili occhiatine sottobanco lanciate tra liceali nell’ora di scienze, lo stronzio non ha mai mancato alla propria esilarante vocazione.

L’elemento stronzio, che deve il nome all’ameno villaggio scozzese di Strontian, nelle Highlands, i cui dintorni sono ricchi di quel metallo, torna ora alla meritata ribalta grazie ad un altro luogo geografico: la città costiera di Huarmey, in Perù. Il sindaco di Huarmey, evidentemente in vena di popolarità a basso costo, ovvero in odore di collusione con le lobby degli imbottigliatori, ovvero affetto dalla ormai onnipresente vis polemica omofobica, ha messo in guardia i concittadini contro l’elemento chimico in questione, colpevole a suo dire di trasformare il tipico intrepido macho sudamericano, apprezzato da decenni in tutto il mondo, in un flaccido e pavido omosessuale.

Tale sorprendente metamorfosi avverrebbe in seguito all’ingestione di forti dosi di stronzio, metallo contenuto in una certa quantità nell’acqua pubblica di Huarmey (come nelle acque pubbliche del resto del mondo) i cui effetti collaterali sarebbero costituiti da un netto calo del testosterone: donde, va da sé, le mutate abitudini erotiche dei peruviani dopo abbondanti libagioni della vituperata acqua del rubinetto.

A parte la scontata associazione tra carenza di testosterone e desiderio omosessuale, che legioni di virilissimi gay palestrati possono quotidianamente smentire mediante la loro semplice presenza, ben farebbe il sindaco peruviano ad essere quel che è, ossia un sindaco, preoccupandosi di ciò che nel suo acquedotto potrebbe davvero risultare nocivo per la popolazione da lui amministrata, incluse le eventuali privatizzazioni di cui i politici di questo stampo malvolentieri parlano; e magari, con un auspicabile tocco di originalità, sfruttare la notizia per rilanciare il turismo gay-friendly in Sudamerica. La scoperta di una tale fonte miracolosa sarebbe una manna per i vacanzieri omosessuali in crisi d’identità: altro che Lourdes. Invece nell’acqua pubblica, fino a poco tempo addietro nel mirino degli speculatori anche qui da noi, in Sudamerica non si può sperare.

Ma per fortuna c’è Bruno Volpe, il fosco direttore di Pontifex.Roma.it, che in un breve editoriale insiste sulla non scientificità della notizia peruviana. La circostanza, poi, che il direttore non si ponga analogo scrupolo razionalistico poche righe più avanti, quando dichiara che l’orientamento omosessuale è «possibile causa» di malattie «come l’AIDS», poco importa; la smentita dei fatti in questione è quello che conta e stavolta il povero Volpe, che avrebbe preferito un miracoloso getto d’acqua di altra più religiosa natura, deve rinunciare a scagliarsi contro il nuovo nemico dell’umanità: il peruviano stronzio.

Per le mamme borghesi, sudamericane e non, il problema invece esiste eccome. Accanto al calcare, eterna minaccia della buona casalinga affaccendata, compare ora un altro subdolo pericolo della chimica che si profila come autentico nemico dell’ordine morale: l’elemento stronzio.

Parola del sindaco di Huarmey.

fonte: Cronache Laiche

dic 132011
 

E’ sempre stato chiaro che il nuovo primo ministro italiano Mario Monti avrebbe avuto un numero molto limitato di opportunità favorevoli. Inevitabilmente, sulla scia dei suoi 30 miliardi di euro di manovra finanziaria, fatta di tagli ai servizi pubblici e vertiginosi aumenti di tasse, presentata domenica scorsa, il suo indice di gradimento ha cominciato a calare, da un iniziale 75% di tre settimane fa al 64% di questa settimana, secondo il quotidiano di Milano Corriere della Sera.

Ironia della sorte, uno dei successi meno desiderati dal nuovo governo è stato quello di riunire i sindacati italiani che, per la prima volta in sei anni, organizzeranno una serie di scioperi comuni nei prossimi 10 giorni.

“[Il bilancio, ndt] non coincide con il criterio di equità e crescita che, insieme al rigore fiscale, erano stati indicati dal primo ministro stesso. Ancora una volta, gli stessi cittadini dovranno pagare il conto – i lavoratori, i pensionati e le classi medie. Quello che manca, invece, sono misure che costringerebbero a pagare sia coloro che hanno ricchezze sia chi ha evaso le tasse”, si legge in una dichiarazione congiunta dei sindacati confederali CIGL, CISL e UIL.

Anche se alcune delle proposte di bilancio, essenzialmente quelle legate alla riforma delle pensioni, sono già state modificate, un numero crescente di persone rimane scettica sull’equità delle proposte di bilancio. Già con la benzina carissima, e le affermazioni del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che ha anticipato una pressione fiscale di circa il 45% nel prossimo futuro, la riforma delle pensioni e l’imposta sugli immobili hanno provocato polemiche amare.

L’ICI ha investito anche la Chiesa Cattolica: in molti stanno chiedendo alla chiesa stessa, che si stima possedere direttamente o indirettamente circa il 20% di tutti gli immobili italiani, di pagare la quota che le spetta.
In tre giorni, la rivista MicroMega ha raccolto più di 160.000 firme, sostenendo una campagna chiamata “Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria”.
Il segretario di Stato del Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone si è sentito obbligato a precisare che solo luoghi di culto e di assistenza sociale sono esenti dalla tassa di proprietà, mentre gli ospedali cattolici, le scuole e i Bed&Breakfast hanno sempre pagato quest’imposta. Nel frattempo, il direttore generale di EquItalia di Roma, Marco Cuccagna, ha subito una grave lesione alla mano aprendo un pacco-bomba. Fino a ieri sera, non era ancora chiaro chi ne fosse il mittente.

fonte: Irish Time, “Monti’s rating in wake of budget down 11%”

dic 122011
 

A Torino è stato bruciato un campo Rom come reazione a un’accusa di stupro contro due giovani nomadi. L’accusa, poi, si è rivelata inventata dalla presunta vittima, una ragazza di sedici anni.

Un’azione razzista – in perfetto stile Ku Klux Klan  – criminalmente finalizzata alla ricerca del nomade da linciare. Una giustizia fai da te che non trova alcuna giustificazione. Neanche se lo stupro fosse veramente avvenuto.

Questo clima sempre più razzista che oramai pervade il paese è frutto anche di alcuni media. Media, spesso, pronti a sottolineare come le diversità culturali (considerate  tout court diversità razziali) siano all’origine della violenza. C’è chi lo fa scientemente – ci vengono in mente le crociate di certa stampa di destra e pro leghista – e chi in maniera inconsapevole.

Il quotidiano La Stampa, per sua stessa ammissione, ha titolato in maniera inconsapevolmente  razzista il rogo del campo nomadi. Ma ha avuto il merito – e perchè no, anche il coraggio – di aver chiesto scusa ai propri lettori per l’incidente.

Guido Tiberga, capo redattore del quotidiano torinese, scrive:

Il razzismo di cui più dobbiamo vergognarci è quello inconsapevole, irrazionale, che scatta in automatico anche quando la ragione, la cultura, le convinzioni più profonde dovrebbero aiutarci a tenerlo lontano.
Ieri, nel titolo dell’articolo che raccontava lo «stupro» delle Vallette abbiamo scritto: «Mette in fuga i due rom che violentano sua sorella». Un titolo che non lasciava spazio ad altre possibilità, né sui fatti né soprattutto sulla provenienza etnica degli «stupratori». Probabilmente non avremmo mai scritto: mette in fuga due «torinesi», due «astigiani», due «romani», due «finlandesi». Ma sui «rom» siamo scivolati in un titolo razzista. Senza volerlo, certo, ma pur sempre razzista. Un titolo di cui oggi, a verità emersa, vogliamo chiedere scusa. Ai nostri lettori e soprattutto a noi stessi.