Dic 042011
 

In Treatment parla di uno psicologo, Paul Weston, e della terapia con alcuni suoi pazienti: Laura, Alex, Jake ed Emy, Sophie. Analogamente, lo stesso Paul si reca dalla sua vecchia insegnante, Gina, per una seduta a settimana; in America, per un’analista, sarebbe obbligatorio, ma Paul, prima dell’inizio della nostra storia, interrompe gli incontri per una serie di contrasti dovuti a differenti vedute con Gina; uno per tutti, il rapporto da instaurare con i pazienti, coinvolto per Paul, distaccato per Gina.

Ogni puntata è una seduta di analisi con un singolo paziente; Paul da una parte, il paziente dall’altra. Il paziente racconta, Paul ascolta, commenta e fa domande.

La noia mortale è sventata da una parte dalle storie dei personaggi (la dottoressa che rifiuta il suo incombente matrimonio, la coppia in crisi, il militare in terapia dopo una missione in Iraq, l’adolescente ginnasta col sospetto tentativo di suicidio. Storie terapeuticamente normali, ma fondati su personaggi approfonditamente caratterizzati), dall’altra dalla costruzione della puntata: classica, in tre atti, con piccole rivelazioni progressive, misurate nel tempo, fino al raggiungimento di un climax finale più o meno potente, che in un attimo fa fare alla terapia, e alla storia, un salto improvviso in avanti.

Le puntate sono legate assieme dai piccoli scampoli di vita privata di Paul, fra una seduta e l’altra e dal rapporto, personale e della sua attività, che egli porta a Gina al termine di ogni settimana, per nove settimane, il tempo effettivo delle storie dei nostri personaggi. Ogni settimana è divisa in cinque episodi, a seconda del paziente del giorno: Laura, prima settimana; Sophie, prima settimana; Alex prima settimana; Laura, seconda settimana; Sophie, seconda settimana; etc.

Ad eccezione di Laura, tutte le terapie iniziano dalla prima seduta. Tutte quante vengono portate a termine, con esiti differenti.

Si potrebbe (quasi) decidere di seguire unicamente solo alcune delle quattro storie raccontate e di completare il racconto con le sedute di Paul e Gina. Vi consiglio le storie di Sophie e Laura, anche se quest’ultima, verso la fine, finisce col legarsi alla storia di un altro personaggio.

L’HBO ha prodotto altre due stagioni di questa serie creata da Rodrigo Garcia e Hagai Levi, in realtà un adattamento di una serie istraeliana precedente, ideata dallo stesso Hagai Levi.

La seconda stagione però perde la potenza dei suoi personaggi, fulcro principale in questa tipologia di narrazione. Lo stesso percorso affrontato da Paul è vuoto e privo di coinvolgimento. Le storie più o meno si equivalgono, raggiungendo solo in qualche puntata i livelli della stagione precedente. Gli scarsi risultati della terza stagione hanno portato la definitiva chiusura della serie.

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