Gen 292012
 

Starship Troopers è stato forse il film meno capito dall’industria cinematografica. In molti l’hanno preso troppo sul serio trasformandolo in un semplice e puerile film di fantascienza, recitato male, con una storia assurda, destinato ad un pubblico di nerd che ne hanno poi potuto apprezzare i sequel da videocassetta. In realtà Starship Troopers è una gigantesca presa in giro degli Stati Uniti.

La Terra, unificata sotto il comando degli americani, rivolge le proprie mire espansionistiche verso l’universo; trova una razza inferiore, gli insetti, pronta ad essere schiacciata con un semplice stivale, ma che invece si rivela inaspettatamente avversario molto più ostico e disposto a tutto pur di resistere all’invasione (e qui ovviamente si sente puzza di Vietnam), arrivando a sparare missili dal sedere, quasi in segno di scherno all’onnipotenza umana.

Caratterizzazione molto probabilmente sgradita a molti è la trasformazione della democrazia americanca in una dittatura militaresca classista e filonazista (le divise degli ufficiali ricalcano le uniformi del Terzo Reich), dove la cultura del fisico domina sul cervello e dove la popolazione viene divisa in civili e militari. Solo col servizio militare si può ottenere la cittadinanza e quindi una serie di privilegi negati ai semplici civili, perché solo col servizio militare si può aiutare la propria Terra: “Io faccio la mia parte. E tu?”. Eppure quando si muore si è solo delle semplici unità.

Rientrano in questa allegoria anche i mass media, con i telegiornali che ripropongono una versione stereotipata del Why we fight capriano degli anni ’40 ed incitano la popolazione, uomini, donne e bambini, ad entrare in guerra. Gli inviati di guerra delle missioni del Golfo/Vietnam, in prima linea insieme ai soldati, vengono qui ripresi nella loro più totale idiozia di catturare giornalisticamente la realtà nel suo evolversi. I cronisti non abbandonano il campo di fronte agli insetti fino a farsi mangiare e dilaniare; i cameraman non staccano mai l’inquadratura, persino nel riprendere il cronista mangiato, fino a farsi infilzare a loro volta perché da casa “si vuole sempre sapere di più”.

Il nemico raggiunge poi la Terra, attraverso un meteorite, da sempre simbolo della minaccia dell’estinzione della vita (un anno più tardi, due film avranno il meteorite come protagonista, Armageddon e Deep Impact), ma anche del suo cambiamento. E infatti ecco come la guida dell’esercito passi nelle mani di una donna e all’orizzonte si affacci una filosofia di vita (un po’ zen, un po’ panteista, un po’ new age) dove il cervello inizia ad essere preso in considerazione grazie anche alle sue capacità paranormali. E puntualmente si scopre che a questo traguardo gli alieni c’erano arrivati già da un pezzo, ma alla fine dei conti noi siamo solo barbari, quindi tanto vale dare una bella trapanata al cervello di un insetto e provare a capire come funziona.

Se Starship Troopers fosse uscito negli anni ’60,’70 o nel decennio scorso, staremmo parlando di un nuovo M.A.S.H. Uscendo nel ’97, in un periodo di insolita tranquillità per la politica estera americana, finì ben presto nel dimenticatoio.

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