“Mr. Spread” Monti

 Posted by on 16 Gennaio 2012  Add comments
Gen 162012
 

Giorno surreale quello di giovedì scorso. Il governo di “Mr.Spread” Monti  parla di liberalizzazioni mentre quasi contemporaneamente la Consulta “boccia” i requisiti referendari sulla legge elettorale e il Parlamento “promuove” Cosentino fra le persone perbene.

Bene, anzi male. Teniamoci il Porcellum e Cosentino entrambi ben visti, e voluti, da Silvio Berlusconi.

Già, Berlusconi. Chi lo dava per morto si ricreda. Non lo è mai stato, nemmeno quando saliva al Colle ricoperto di fischi ed insulti per rassegnare le sue dimissioni da Capo del Governo. Dimissioni pilotate, è chiaro. Ma forse non è chiaro a tutti che l’ex presidente del consiglio controlla ancora il Parlamento. Lo controlla a suo piacimento  attraverso i peones alla Scilipoti. Ovvero coloro che in maniera ossessivo-maniacale vogliono arrivare al termine della legislatura per ottenere il vitalizio da parlamentare. Lo controlla per mezzo della Lega che – pur cercando di ricrearsi un’effimera verginità riposizionandosi all’opposizione – non può non obbedire (chissà per quali innominabili accordi) ai desiderata dell’ex premier. Quella stessa Lega che, ricordiamolo, come giovedì si è beffata ancora una volta della Giustizia, altrettanto mesi fa si era beffata dell’intelligenza degli italiani ( su quella degli elettori leghisti nutriamo qualche perplessità) avvallando la comica della nipote di Mubarack.

Ma Berlusconi controlla anche il governo. Perché nel frattempo è riuscito a delegare  a “Monti il Tecnico” il lavoro sporco. Quel lavoro che lui non avrebbe potuto fare senza perdere ulteriore consenso. E così, il nostro, ogni tanto prende le distanze dal presidente del consiglio in carica giusto per ricordargli che lui è lì anche grazie al suo sostegno.  Intanto affila le armi aspettando fiducioso che nella labile memoria italica svaniscano le nefandezze delle leggi ad personam e dell’indecenza istituzionale perpetrate per anni.

Ma Berlusconi, abilissimo in questo, controlla anche i giochi politici. A farne le spese è il PD sul quale è riuscito a riversare mediaticamente l’onere del maggior sostegno al governo Monti. Onere che il PD, con il consueto tempistico, masochistico autoflagellamento, si è accollato così da catalizzare su di sè tutte le critiche che vanno montando verso questo esecutivo: dai pensionati ai tassisti. Astuti come non mai, quelli del PD.

Il risultato di tutto questo lo si vede in Parlamento. Quello che dovrebbe essere l’Agorà della nostra politica è ormai – e da tanti, troppi anni – allo sbando. Ridotto com’è ad assolvere mere funzioni notarili (ne più, ne meno come quando c’era il governo Berlusconi) su manovre impopolari redatte da un tecnocrate economista additato come salvatore della Patria. Un parlamento sensibile e pronto (e prono) solo quando c’è da salvaguardare i suoi propri privilegi.

Abbiamo iniziato parlando di liberalizzazioni. Liberalizzazioni viste come panacea per uscire da una crisi che morde i soliti noti e arride ai soliti ignoti. Si parla di liberalizzazioni ma non si vede niente che possa toccare gli sprechi pubblici già messi in cantiere per opere faraoniche quanto inutili quali il Ponte sullo Stretto. Non si parla di riduzione di quelle spese militari di cui l’attuale ministro della difesa amm. Di Paola è stato in passato il maggior promotore.  Non si affronta una volta per tutte il problema della tassazione  dei capitali esportati illegalmente. Così come non s’introduce l’ICI per gl’immobili non di culto della Chiesa Cattolica.

E non si chiede alle Banche l’uso che faranno dei miliardi di euro avuti a costo zero dalla BCE. Se immessi nel loro bilancio per depurarsi dai titoli tossici oppure, ma lo dubitiamo fortemente, canalizzati nel credito alle famiglie e alle piccole-medie imprese.

Tutto questo dimostra in maniera drammatica solo una cosa: che ora si stanno rubando la speranza ai giovani e gli anni di lavoro ai pensionati.

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