Gen 022012
 

Giulio Tremonti, l’ex ministro dell’economia e delle finanze, ha inviato una lettera al direttore del Corriere della Sera dal significativo titolo “Siamo tutti in guerra con il debito”.

Scrive Tremonti:

Con il passaggio dall’agricoltura all’industria, dalle campagne alle città, da Sud a Nord, con colossali migrazioni di massa, l’Italia entrava nella modernità. Per grande e nobile scelta politica – di Moro, di Berlinguer e di altri – il costo sociale della modernizzazione così in atto nel nostro Paese fu, a partire dalla prima metà degli anni Settanta, finanziato con spesa pubblica fatta in deficit.

Maldestro tentativo, quello di Tremonti, di smarcarsi dalle proprie responsabilità addossandole – con una ancor più patetica patina di cavalleresca nobilità politica – ad altri: nella fattispecie Moro e Berlinguer.

Tremonti dimentica, o finge di dimenticare, che l’Italia consegnata dai governi di unità nazionale alla triade Craxi-Andreotti-Forlani aveva un debito pubblico (pur quasi raddoppiato rispetto agli anni ’60) attestato al 60% del PIL. E che furono i governi del CAF (ovvero i governi Cossiga, Spadolini e soprattutto i due di Bettino Craxi) a portare al 121% la percentuale del debito pubblivo rispetto al PIL. Cosa di cui ancora oggi stiamo pagando le conseguenze.

Tremonti non dice che lui stesso faceva parte dei Reviglio boys, ovvero di coloro che erano più stretto contatto con Franco Reviglio (socialista craxiano) ministro delle finanze e poi del tesoro e artefice della politica economica che portò in quegli anni alla crescita esponenziale del deficit pubblico

 Così, giusto per rinfrescarsi la memoria.

 Leave a Reply

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Vai alla barra degli strumenti