Feb 132012
 

È una delle espressioni preferite del flemmatico premier Mario Monti: “L’Italia deve togliere l’ingessatura”.

L’Italia deve essere liberata dalle soffocanti posizioni monopolistiche di cui godono molti gruppi di liberi professionisti. I notai, gli avvocati, i farmacisti e perfino i giornalisti hanno la loro corporazione e decidono chi può o non può essere ammesso. Si tratta di veri e propri cartelli i cui membri fanno accordi reciproci sui prezzi e tariffe.

Questo sistema feudale deve essere smantellato, dice Monti, perché solo con maggiore concorrenza ci sarà più occupazione e si potranno abbassare i prezzi. Quest’ultima cosa è importante, perché a seguito dei tagli di bilancio le tasse sono aumentate e molte famiglie italiane faticano a stare a galla.

Di padre in figlio

Praticamente tutte le professioni vengono colpite nell’enorme decreto sulle liberalizzazioni di Monti. Ci devono essere più notai. Un giornale ha calcolato che nel 1914 c’erano quasi tanti notai come adesso. È una di quelle professioni lucrative che in Italia vengono tramandate di padre in figlio, con l’ordine sempre attentissimo affinché i ranghi restino uniti.

Questo vale anche per ‘la farmacia’, un’istituzione autorevole in Italia. Come il bar e la chiesa, la farmacia è parte integrante del panorama urbano. Ce ne sono 18.000, ed anche in questo caso una gran parte è proprietà di farmacisti che esercitano la loro professione tramandandola di padre in figlio o figlia. Un farmacista neolaureato ha quindi poche possibilità da aprire una propria farmacia.

Se capita che se ne liberi una perché una dinastia di farmacisti si estingue, per le licenze spesso bisogna pagare milioni di euro. Molti giovani farmacisti lavorano dunque per un misero stipendio in una farmacia di qualcun’altro. L’unico modo per avere una propria farmacia, ha spiegato una giovane farmacista con un sorrisetto amaro, è quello di sposare il padrone.

Caute liberalizzazioni

Poco più di 3000 di laureati in Farmacia non la vedevano proprio come la migliore soluzione e hanno così aperto una parafarmacia, una drogheria dove la legge impone che un farmacista sia presente dietro al bancone.

Queste drogherie sono emerse dopo una cauta liberalizzazione del settore nel 2006. Sono una spina nel fianco della potente lobby farmaceutica e si trovano principalmente nei piccoli comuni dove non c’è una farmacia, e in alcuni grandi supermercati. I consumatori adesso possono comprare i farmaci da banco e altri articoli con qualche sconto.

Le drogherie speravano ardentemente che Monti permettesse anche a loro di poter fornire farmaci da prescrizione, la categoria di farmaci che il cliente deve pagare di tasca propria. I farmaci che vengono rimborsati dal governo in tutto o in parte resterebbero riservati alle farmacie ordinarie. Ma questo non è accaduto, grazie alla lobby dei farmacisti che conta molti parlamentari.

La protesta

Monti ha però deciso di aumentare il numero di farmacie in Italia con un incremento di altre 5000. Chi ora lavora in una farmacia può candidarsi per una nuova licenza. Per ora sembra che i farmacisti delle parafarmacie siano esclusi da questa disposizione.

Con questo provvedimento, il premier si è reso antagonista in un solo colpo delle associazioni dei farmacisti, delle parafarmacie e dei consumatori. Le farmacie, perché il fatturato annuo di 26,5 miliardi di euro dovrà essere diviso tra più soggetti. Per questo motivo oggi tengono tutto il giorno le saracinesche chiuse in segno di protesta. Le parafarmacie, perché soprattutto nei piccoli paesi chiuderanno per la concorrenza di tutte queste nuove farmacie. E anche i consumatori, perché temono che tali nuove farmacie, così come ora, faranno accordi sui prezzi, con la conseguenza che il cliente non ne avrà alcun beneficio. Liberalizzare in Italia non è un compito facile.

fonte: Nos.nl “Monti: Italië moet uit het gips”.


 Leave a Reply

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Vai alla barra degli strumenti