Rispetto per gli elettori

 Posted by on 9 febbraio 2012  Add comments
Feb 092012
 

Si è dimesso per una bugia su una multa. Immortalato in flagrante infrazione al codice stradale da una foto dall’autovelox, ha mentito alla polizia dichiarando che alla guida della sua auto c’era la moglie. Ma poi la verità è venuta a galla e il ministro ha dato immediatamente le dimissioni: «Per non subire delle distrazioni dal mio lavoro ho deciso di dimettermi dall’incarico di ministro con effetto immediato». Prima di lanciarvi in esternazioni di meritato stupore e pensare che forse anche in Italia esiste un briciolo di pudore istituzionale rasserenatevi: stiamo parlando dell’Inghilterra e di Chris Huhne, ministro dell’Ambiente e dell’Energia.

Il caso somiglia molto a quello di Karl-Theodor zu Guttenberg, ministro della Difesa tedesco, che si è dimesso per essere stato accusato di aver copiato la sua tesi di dottorato, o di Mona Sahlin, viceministro svedese, che ha lasciato il suo incarico per aver acquistato pannolini per i suoi figli con la carta di credito governativa. Non c’è giorno in cui simili casi – rigorosamente provenienti da oltre confine – non arrivino anche sulla nostra stampa.

Nel mondo civile esiste qualcosa che, a torto o a ragione, si chiama decenza. Una sorta di rispetto per gli elettori e per il ruolo che si ricopre, il pudore di essere scoperti, la percezione dell’incompatibilità tra un incarico istituzionale al servizio dei cittadini e le violazioni dell’etica, sia anche per veniali marachelle da studente.

E qui? Qui abbiamo una lista di innocenti vittime del gossip che invece di rassegnare immediatamente le dimissioni per sospette collusioni mafiose, per essere proprietari di appartamenti inaspettatamente pagati da altri, per “frequentare” minorenni a pagamento, per intascare rimborsi elettorali o semplicemente per lucrare attraverso nebulose compravendite immobiliari (tanto per fare solo qualche misero esempio del mare magnum delle “marachelle” nostrane) difendono strenuamente il loro ruolo, delegando addirittura il parlamento o il partito di appartenenza a decidere della loro sorte di onesti e integerrimi servitori della patria. Paese che vai, usanza che trovi.

fonte: Cronache Laiche – “C’è poltrona e poltrona”

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