Mar 062012
 

I funerali, domenica, del cantautore Lucio Dalla hanno suscitato polemiche per l’atteggiamento della Chiesa e dei media nei confronti della omosessualità dell’artista. La7, giorni fa, aveva dipinto Dalla come persona che non aveva nascosto la propria sessualità. Diversi giornali hanno sostenuto la stessa idea. Ma in realtà l’interessato non risulta avesse mai espresso apertamente le proprie preferenze sessuali. Ed era notoriamente credente, nonché vicino agli ambienti ecclesiali.

Per la Chiesa era un credente molto noto, un vip capace di trascinare ed emozionare tanti. E soprattutto un gay che non aveva fatto coming out, gradito perché non aveva suscitato “scandalo”. Per i funerali, la curia ha concesso la fastosa basilica di San Petronio a Bologna. Sorte ben diversa sembrano avere invece i fedeli gay che vivono apertamente la propria affettività. E persino i religiosi che osano andare contro i diktat cattolici correnti sull’omosessualità. Come accaduto ad un semplice sacerdote di provincia, colpevole di sostenere le convivenze gay e di evidenziare la chiusura della Chiesa.

Il compagno di Dalla, Marco Alemanno, che ha partecipato ai funerali con un commosso discorso, è stato descritto dai media semplicemente come “amico” e “collaboratore”. Mai come “compagno” o “fidanzato”. Su questi particolari – taciuti o quasi dai media come dalla Chiesa – anche le associazioni e gli attivisti gay si sono espressi. Parlando, come ha fatto Franco Grillini, di “zuccherosa ipocrisia”.

Nel corso dei funerali grande assente il vescovo, con una affettuosa omelia tenuta invece da padre Bernardo Boschi, amico personale del cantante. Ma a mantenere l’ordine, per così dire, monsignor Gabriele Cavina che ha chiamato Alemanno “collaboratore” di Dalla. E ricordato che prima di prendere la comunione, se si è in “peccato mortale” occorre confessarsi e fare penitenza. Il pensiero non può non tornare al caso recente di una lesbica che si è vista negare la comunione dal prete, negli Usa, durante il funerale della madre.

Lucia Annunziata ha espresso bene questa ipocrisia di fondo, durante la sua trasmissione In 1/2 Ora su RaiTre. “I funerali di Lucio Dalla sono uno degli esempi più forti di quello che significa essere gay in Italia”, ovvero, “vai in chiesa, ti concedono i funerali e ti seppelliscono con il rito cattolico, basta che non dici di essere gay”. “E’ il simbolo di quello che siamo, c’è il permissivismo purché ci si volti dall’altra parte”, ha aggiunto.

Scrive oggi Michele Serra su Repubblica che il compagno ha reso omaggio a Dalla durante il funerale “se non rompendo, almeno scheggiando il monolito di ipocrisia che grava, nell’ufficialità cattolica, sul ‘disordine etico’ nelle sue varie forme, l’omosessualità sopra ogni altra”.

Ma ne siamo proprio sicuri?

fonte: Uaar

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