Apr 232012
 

Co.co.co, co.co.pro., stage, apprendistati. Tanti contratti ed il duplice scopo: spendere poco ed evitare l’assunzione a tempo indeterminato. Così dietro a questi nomi e acronimi si nasconde un vero e proprio lavoro di tipo subordinato, con i vincoli di orari ma niente ferie, liquidazione e nessuna garanzia o permesso di maternità.

I contratti a progetto. Tra contratti a progetto e stage sembra che non esista altro modo di lavorare. Assunti il tempo necessario per la realizzazione di progetti che in realtà non esistono. Contratti stage per periodi di formazione che non ci sono. I co.co.co o i co.co.pro. diventano in questo modo la soluzione ottimale per avere dipendenti che lavorano come tutti gli altri ma strettamente vincolati ai doveri e con nessun diritto. Molte volte, neanche gli stessi datori di lavoro conoscono a fondo il significato di questi contratti ma forse neanche se ne sono mai interessati.

Tirocini e stage. Quella degli stagisti è un’altra categoria di cui aziende, società ed istituzioni abusano fortemente. La parola chiava è “crisi”. Per colpa (vera o presunta) di questa crisi, le assunzioni sono diminuite, gli stagisti aumentati e i soldi per pagarli scomparsi. Anche quei tirocini che fino ad un paio di anni fa erano retribuiti, ora sono diventati completamente gratuiti. Nella maggior parte dei casi la possibilità di assunzione è esclusa sin dal principio. Così, quello che doveva essere un periodo di formazione e di passaggio dal mondo dello studio a quello del lavoro diventa il modo per aziende ed istituzioni per avere manodopera a costi minimi. Un vero e proprio sfruttamento se si considera che ormai gli stage sono richiesti, il più delle volte, anche per diventare commessi o segretari.

I praticanti. Come gli stagisti anche i praticanti sono costretti a sottostare a vincoli, duro lavoro e nessuna retribuzione per poter entrare nell’ordine professionale desiderato. Aspiranti avvocati, giornalisti, commercialisti, costretti a lavorare per due-tre anni rigorosamente gratis prima di poter accedere all’esame di Stato. Anni di investimento in un futuro d’alto profilo, tutto a carico dei propri genitori.

Le agenzie interinali. In tempo di crisi le agenzie interinali hanno un grande successo. Di fronte all’inutilità dei centri d’impiego – ex uffici di collocamento – è quasi inevitabile entrare in queste agenzie in cui si compila una scheda, ci si sottopone ad una sorta di minicolloquio ed infine si attende. Quando arriva la chiamata tanto attesa, i contratti che sono generalmente proposti sono della durata di pochi mesi. Sebbene siano previsti contributi e coperture previdenziali sono sempre troppo scarsi per poter progettare un futuro. Il rischio di essere chiamati più volte, per lavorare per diverse aziende e per periodi di tempo limitati per poi trovarsi senza impiego e troppo vecchi per essere assunti a tempo indeterminato è concreto e rende le agenzie interinali ancora non particolarmente popolari.

Partite Iva e soci lavoratori. Ci sono poi coloro che sono costretti ad aprire una partita Iva per riuscire ad avere un lavoro che poco a che vedere con quello libero-professionale o autonomo. Molto spesso dietro a questi contratti ci sono rapporti di lavoro di tipo dipendente a tutti gli effetti. Ugualmente ingannevole il contratto di “associazione in partecipazione” ossia la proposta di diventare soci. In realtà questi soci sono veri e propri lavoratori soggetti ad un rapporto lavorativo di tipo subordinato con uno stipendio inferiore ai mille euro al mese, la riscossione degli utili solo nel caso in cui ci fossero e come unica contropartita, la possibilità di visionare i bilanci.

fonte: Vite precarie «Quei contratti per sfruttare i giovani».

 

 

 


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