Apr 162012
 

Correva l’anno 1993. Gli italiani, disgustati del verminaio scaturito dall’inchiesta Mani pulite abrogarono, con un referendum popolare, la legge che finanziava i partiti politici con denaro pubblico.

Solo un anno dopo – infischiandosene del giudizio popolare – i partiti politici rimisero le mani sui soldi dei contribuenti, grazie ad un espediente lessicale che trasformava  il “finanziamento pubblico” in “rimborso elettorale” .

Da allora la legge è stata più volte modificata – a favore dei politicanti, s’intende – tanto che adesso ad un partito basta aver raggiunto il quorum dell’ 1% per aver titolo al “rimborso elettorale”.

Sono passati diciannove anni e l’opinione pubblica è sempre più inferocita per gli scandali e le ruberie. I partiti che reggono la maggioranza sentono in pericolo la pioggia di soldi con cui si riempiono le tasche e  si spingono sino al punto di promettere agli italiani che da ora in poi qualcuno potrà controllare l’uso che faranno del denaro pubblico ricevuto.

A questa patetica simulazione di afflato riformista avremmo preferito che si cominciasse a parlare sul serio di di abolizione del finanziamento. Avremmo preferito che i partiti politici affrontassero finalmente la questione delle “Fondazioni”, che sono la palude entro cui far confluire (e scomparire) ogni sorta di finanziamento nebbioso, sia esso un finanziamento alla persona o alla corrente politica. Avremmo preferito che si affrontasse finalmente lo scandalo dei contributi pubblici all’editoria di partito, contributi erogati anche se un giornale vende dieci copie.

E invece, bontà loro, i partiti promettono che ci daranno modo di controllare  l’uso che faranno dei nostri soldi.  E parliamo di 508 milioni di euro, perché tanto è il rimborso percepito dalle ultime elezioni politiche del 2008 da tutti i partiti politici. Ad esclusione – è doveroso dirlo – della lista Bonino-Pannella che vi ha rinunciato.

Pierluigi Bersani ha dichiarato che il sostegno pubblico è necessario per la salvaguardia della democrazia. Una opinione su cui concordano anche Alfano, Casini e tutti coloro che difendono il concetto di finanziamento pubblico ai partiti.

Questi signori però ci dovrebbero spiegare perchè in nazioni dove la democrazia è solida e secolare il costo della politica è infinitamente inferiore al nostro: in Germania l’aiuto pubblico ai partiti è di 133 milioni di euro, in Francia e in Spagna 80. Per non parlare del Regno Unito, dove il rimborso non esiste proprio, e vengono destinati 5 milioni esclusivamente ai partiti che siedono all’opposizione.

 Leave a Reply

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Vai alla barra degli strumenti