Piccole imprese allo stremo

 Posted by on 6 Aprile 2012  Add comments
Apr 062012
 

Trentuno fallimenti al giorno. Comprese le domeniche e Natale. E’ stato un anno nero il 2011, ben peggiore del triennio 2007-2010. Nella sola Lombardia hanno chiuso 2.600 imprese sulle 11.600 nazionali: un dato che fa paura, se si contano i posti di lavoro persi. Fino a 50mila. E’ l’allarme lanciato dalla Cgia di Mestre, a conclusione di 2 mesi di suicidi di imprenditori e di gesti estremi dei disoccupati. L’Italia delle imprese che non ce la fa.

A chiudere, come sempre, sono le piccole imprese, quelle che tutti i governi definiscono “il tessuto economico fondamentale della nostra economia”. Se così è, siamo messi male. Per Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, sono tre i ‘virus’ letali: la stretta creditizia, i ritardi nei pagamenti e il forte calo della domanda interna. Un fallimento su tre è causato da ritardi nei pagamenti, cioè da imprese che chiudono perché i committenti non hanno pagato i loro lavori o le loro forniture nei tempi concordati. Ma un pezzo di colpa ce l’hanno anche (forse in gran parte) le banche, che stringono i cordoni della borsa e negano i prestiti-ponte alle imprese. Dopo aver ricevuto, è bene ricordarlo, un significativo aiuto per “evitare” la crisi finanziaria.

La Cgia stila anche un profilo “umano” di queste tragedie: «la chiusura dell’azienda viene vissuto da queste persone come un fallimento personale che, in casi estremi, ha portato decine e decine di piccoli imprenditori a togliersi la vita». Febbraio e marzo 2012 doce(n)t, con 12 casi in meno di 60 giorni. Ma la disperazione, come il caso del muratore marocchino a Verona che ha cercato di darsi fuoco, non guarda al ruolo nell’impresa. “La sequenza di suicidi e di tentativi di suicidio avvenuta tra i piccoli imprenditori in questi ultimi mesi – evidenzia Bortolussi – sembra non sia destinata a fermarsi. Solo in questa settimana, due artigiani, a Bologna e a Novara, hanno tentato di farla finita per ragioni economiche. Bisogna intervenire subito e dare una risposta emergenziale a questa situazione che rischia di esplodere. Per questo invitiamo il Governo ad istituire un fondo di solidarietà che corra in aiuto a chi si trova a corto di liquidità”.

Da Cortina, arriva un novo grido d’allarme sul mondo delle imprese. Questa volta sono i Giovani di Confindustria a lamentare le crescenti difficoltà ad avviare un’attività, con la sensazione sempre più forte di essere abbandonati dal Paese. Per il 68% degli imprenditori, infatti, non c’è nessun aiuto alla nascita di start-up, con 6 su 10 secondo i quali la crisi ha ulteriormente peggiorato l’adozione di strategie a favore delle aziende in avvio di attività.

fonte: Diritto di Critica

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