Emigrazione interiore

 Posted by on 4 maggio 2012  Add comments
Mag 042012
 

Leggere  i titoli dei giornali questa mattina ha creato in me un profondo senso di disagio, ancora tagli alla scuola. La nostra scuola spolpata e decadente costruita sull’impegno di un corpo docente che tace, nonostante tutto.

La Arendt propone un concetto, esplicativo del fenomeno di indifferenza che caratterizza il nostro tempo:“emigrazione interiore”. Significa essere e agire come se non si appartenesse più al Paese nel quale si vive. Significa un ritiro in uno spazio privato, interiore, “nell’invisibilità del pensare e del sentire”.  L’effetto della fuga dal mondo nel contesto della Germania nazista, riferimento storico del discorso arendtiano, si manifesterà poi  come una sorta di incapacità di affrontare la realtà storica e il tema della responsabilità e della colpa; questioni ancor oggi in discussione.

Ora il contesto è diverso. Sebbene la crisi economica, non troppo dissimile a quella che favorì la deriva totalitaria, estremizzi il dissenso  facendo leva sulle sofferenze di chi, già abituato a soffrire, lotta per la sopravvivenza, siamo ancora un Paese democratico. Vorrei  citare alcune delle belle parole pronunciate da Pericle nel suo mirabile Discorso agli ateniesi nel 461 a.c. :

“Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla”.

La  Arendt quando parlava di emigrazione interiore intendeva forse la difficoltà di dare vita ad un politica? Alla incapacità di giudicarla? Credo entrambe le cose, ma vorrei soffermarmi sul secondo punto. Cosa occorre oggigiorno per essere nelle condizioni di giudicare la politica o i politici? Innanzitutto tempo, costanza, impegno, istruzione, educazione civica e coscienza  civile. Tutti aspetti che concernono l’educazione e che non rappresentano caratteristiche innate degli uomini. Vorrei che ognuno volgesse lo  sguardo attorno a sé, con la dovuta attenzione e apertura all’ascolto.

Sono l’indifferenza o lo sconforto a prevalere, soprattutto tra le giovani generazioni che stipate in scuole sovraffollate e  ormai prive di risorse, resistono all’offesa spesso “emigrando interiormente”, ritirandosi nel loro spazio solipsistico ed indifferente. Pochi decidono di essere cittadini, anche se sentono fondamentale per la loro felicità la possibilità di partecipare alla costruzione di senso del mondo.  L’educazione delle giovani generazioni, lo sanno tutti, è fondamentale per costruire una società degna e consapevole, allora porrei una ingenua domanda: perché la nostra politica continua senza posa a distruggere le fondamenta  della sua esistenza?

di Nelken.

Da oggi, con questo articolo, Nelken inizia la sua collaborazione con Minitrue.

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