Mag 122012
 

Nelle ultime settimane sessanta persone – e il numero purtroppo è destinato a crescere – hano compiuto l’estremo gesto del suicidio a causa del fallimento della propria attività o per la perdita del posto di lavoro. Persone che hanno visto svanire, soprattutto, la possibilità di una esistenza dignitosa.

L’Italia è il paese dove al cittadino-contribuente è chiesto un pesante contributo al risanamento dell’economia nazionale. Ma dove contemporaneamente continuano a sussitere assurdi privilegi e sprechi che rasentano la follia. Spending review è il termine coniato – fa molto operatore della City – per apportare delle riduzioni mirate e settoriali alla spesa pubblica. Su questo il Governo ha invitato i cittadini a segnalare sprechi e fornire suggerimenti. Noi accogliamo l’invito parlando delle missioni militari all’estero e del loro insostenibile costo.

Ad oggi sono 6.923 i militari dislocati in 27 paesi-aree impiegati in 25 missioni internazionali. I dati sono forniti dal Ministero della Difesa. (Qua i dati in dettaglio).

L’indennità per ciascun militare impiegato in missione all’estero ( indennità extra stipendio) varia dai 130 ai 170 euro al giorno. La diversità dell’importo è data dal grado rivestito e dal tipo di missione svolta (ONU o NATO). Facendo una media di 150 euro, ogni giorno le missioni gravano sul bilancio dello stato per 980.000 euro. Circa 357 milioni di euro su proiezione annua. Questa cifra, lo ricordiamo, solo per le spese d’indennità al personale impiegato.

A questo dobbiamo aggiungere i costi di funzionamento e manutenzione del materiale; quelli relativi ai trasporti e alla logistica. Giusto per fare un esempio con un mezzo dispiegato in Afghanistan – l’elicottero da combattimento Mangusta – ogni ora di volo ha un costo di  circa 4.000 euro. A questo si deve aggiungere la manutenzione ordinaria che diventa spesso straordinaria viste le spesso proibitive situazioni ambientali d’impiego.

Complessivamente nel 2012 le missioni internazionali ci costeranno 1,4 miliardi di euro. Il governo Monti, sovvertendo la consuetudine degli stanziamenti semestrali, ha già provveduto a dare copertura finanziaria per tutto il 2012 per un importo di 1,4 miliardi di euro.

Dobbiamo poi aggiungere anche il tributo – incalcolabile – dato dalla perdita di vite umane.

In tempi di crisi, come lo sono questi, per l’Italia mantenere all’estero una struttura militare così complessa e articolata è un lusso che non si può permettere.

E tutto ciò senza considerare un aspetto – non secondario – relativo alla dubbia coerenza di alcune missioni con la Carta Costituzionale (art.41).

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