Mag 282012
 

In Veneto si va avanti con lo smantellamento della scuola pubblica, a favore di quella privata in particolare cattolica. L’assessore ai servizi sociali, Remo Sernagiotto, annuncia altri due milioni di euro in più da dirottare alle paritarie. Per un totale di 16,5 milioni di euro per il 2012 a beneficio delle private dalla Regione, con una delibera approvata mercoledì dalla Giunta. Come già fatto, ribadisce: “le scuole pubbliche, asili nidi e scuole materne, andrebbero chiuse”, perché “costano più delle paritarie”.

Ma l’assessore non si ferma qui: ha intenzione di proporre al governo Monti un progetto per “un nuovo modello di scuola”. Con il supporto della Lombardia, guidata dal ciellino Roberto Formigoni, e dell’Emilia Romagna, dell’ex comunista (ora Pd) Vasco Errani. Sia centro-destra che centro-sinistra sono unite anche stavolta nel minare la scuola pubblica.

Ci chiediamo se l’unico criterio per gestire questi servizi sociali sia tagliare il pubblico per favorire il privato perché ‘costa meno’. Considerando che i costi sociali di questo andazzo sono altissimi, a fronte di un apparente risparmio momentaneo, e con ripercussioni pesanti sul futuro per tutta la società. Come rilevano tra l’altro ricerche di Ocse-Pisa e del Ministero dell’Istruzione.

Una scuola pubblica e laica indebolita a favore di istituti religiosi porta alla creazione di ghetti e inibisce l’apertura mentale degli alunni: si consideri la degenerazione delle faith schools in Gran Bretagna. Senza contare i numerosi casi di mancato rispetto dei contratti di lavoro, l’obbligo di docenti e studenti ad adeguarsi a precetti religiosi, la bassissima percentuale di studenti disabili accolti e un rendimento nettamente più basso rispetto alle scuole pubbliche.

L’ennesimo esempio di sussidiarietà ‘malata’ che arriva dal Veneto. E che d’altronde tende ad ignorare che il sistema di foraggiare la Chiesa non è così conveniente come si vorrebbe far credere.

fonte: Uaar

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