Mag 202012
 

Pausa di una settimana, giusto per dare ragione a chi temeva non tanto Berlusconi quanto il Berlusconi in ognuno di noi e ad assistere alla sparata di Garrone contro la magistratura “ad orologeria”, rea di averlo “colpito” proprio mentre presenta il nuovo film a Cannes.

Ispirati da questa idiozia, questa settimana si parlerà di un film che tratta effettivamente di giustizia ad orologeria, anche se non a livello penale.

Le bianche tracce della vita, film sui pionieri americani, diretto da un regista inglese, Michael Winterbottom, tratto dal racconto di uno scrittore molto “saccheggiato” dagli Studio, Thomas Hardy.

Kingdome Come, cittadina nelle montagne del Nord California, Sierra Nevada, sorta attorno alla miniera di Daniel Dillon, accoglie a braccia aperte l’arrivo dell’ingegnere Donald Dalglish, incaricato di tracciare il tragitto della futura ferrovia che collegherà il nord degli Stati Uniti col Sud, in piena epoca di corsa all’oro, portando a Kingdome Come centinaia di persone in cerca di fortuna e aumentando gli affari e la ricchezza della cittadina, ovvero di Dillon stesso.

Con l’arrivo degli uomini della Central Pacific Railroad arrivano a Kingdome Come due donne, custodi del passato di Dillon, la moglie, malata di tisi, e la figlia, vendute quasi vent’anni prima proprio in cambio della miniera.

La giustizia “ad orologeria” intorno al destino di Dillon si intreccerà così con lo studio del percorso della ferrovia, nel cuore delle montagne innevate, ben catturate dalla fotografia di Alwin Kuchler, in un continuo contrasto fra il biancore dei paesaggi e le soffuse luci delle candele all’interno delle varie case; persone glaciali all’esterno, divorate da intense passioni all’interno. Il ritorno della moglie da una parte porterà Dillon a riscoprire i sentimenti sacrificati per soddisfare la propria ambizione, dall’altra lo trascinerà in un rapporto sempre più conflittuale con la propria amante, Lucia, direttrice del bordello cittadino, simbolo entrambi del potere e della proprietà di Dillon.

Sarà proprio Lucia, infatti, ad abbandonare per prima il pioniere, dopo la decisione di Dalglish di non far passare la ferrovia per Kingdome Come: troppo costoso e inutile salire in cima fino alla città, meglio far passare il treno a valle, anche se lontano dalle miniere e dai centri abitati esistenti. Non sarà la ferrovia ad andare dagli americani, ma gli americani ad andare alla ferrovia, lasciando Kingdome Come e il suo fondatore alla totale desolazione e al fallimento della sua esistenza, abbandonato dai suoi cittadini e dalla morte della moglie, sottolineata dalla struggente musica di Michael Nyman. L’epoca del mito e dei sogni crollano di fronte al progresso

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