Mag 092012
 

L’esito del voto amministrativo ci ricorda ciò che avvenne vent’anni fa. Era il 1992 l’anno di Tangentopoli e di mani pulite. I partiti tradizionali della prima Repubblica squagliati come neve al sole nell’arco di pochi mesi. Dal 30%, a zero consensi. Qualcosa di analogo sta avvenendo adesso, soprattutto nel centro destra. Il PD limita i danni  e “vince perchè gli altri perdono” ma non riesce a raccogliere il voto in fuga da PdL e Lega andato a alimentare il successo, al di là delle previsioni, del M5S. Un PD che ha corteggiato per mesi  il Terzo Polo, scoprendo poi che il Terzo Polo non esiste.

Quello del 1992 fu uno stravolgimento politico-istituzionale dal quale prese vigore la Lega Nord. Quella di Roma ladrona, per capirci. Quella che inneggiava a Di Pietro e agli altri magistrati del pool milanese mostrando un cappio da patibolo. Da quelle macerie nacque anche il Berlusconi politico – lui uomo di Craxi – col suo messaggio “nuovo” fatto di TV, lustrini, iperboliche promesse, detassazioni e ghe pensi mi.  Vent’anni fa nacque un sodalizio – Berlusconi, Bossi, Fini – che, fra alterne vicende e ripensamenti, nel 2008 ha prodotto l’attuale Parlamento. Un ventennio nato da macerie politiche e che termina – non è un paradosso – fra le macerie di una seconda Repubblica forse mai decollata.

Già, il Parlamento. Quello attuale è espressione di quel momento politico che pare lontano come un’era geologica. Eppure sono trascorsi appena quattro anni. Un Parlamento che non rappresenta più il paese reale. Dimostrazione, questa e se mai ce ne fosse bisogno, della faglia profonda che separa la classe politica prodotto di questo ventennio dall’opinione pubblica.

Siamo convinti che i governi tecnici – che poi tecnici non sono perchè fanno politica con altri mezzi, giusto per parafrasare Von Clausewitz – debbano restare in carica solo per il tempo strettamente necessario dettato dalle situazioni contingenti. Il pensiero che l’esecutivo Monti debba ancora governare per un anno perchè c’è lo spread, la Merkel, il FMI piuttosto che i nazisti dell’Illinois, ci appare assurdo. Com’è innaturale il fatto che questo governo si regga su una maggioranza parlamentare che non rappresenta più il paese reale.

E poi – lo immaginate? – ancora un anno fatto d’interviste e di proclami di vetero politici. Di urla di neo-politici approdati alla politica. Di altri che, politicamente, non hanno più niente da dire da un decennio ma che, ostinatamente, tenteranno di convicerci che il loro “zero virgola qualcosa” rappresenta il nuovo. Questo mentre il paese affonda, la disoccupazione giovanile è al 30% e la gente s’uccide.

No, la Democrazia, pur con tutte le sue imperfezioni, non funziona così. Basterebbero due passaggi per uscire dal caos politico-economico-istituzionale nel quale i partiti – che pur abbiamo sostenuto col nostro voto, ricordiamolo – ci hanno infilato. Una rapida approvazione di una legge elettorale sul modello francese o sul modello, ce l’abbiamo in casa, di elezione dei sindaci. Un beau geste finale di una classe politica che ha, proprio col suo essere casta intoccabile, alimentata la disaffezione degli italiani per la politica.

E ridare poi la parola ai cittadini fra quattro, massimo cinque mesi.

Poi chi vince, vince. E governa.

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