Un gregge per vivere

 Posted by on 18 maggio 2012  Add comments
Mag 182012
 

In Italia circa tremila giovani hanno scelto di mettersi alla guida di un gregge, come precisa scelta di vita per non arrendersi alla crisi. È quanto stima la Coldiretti in occasione delle rilevazioni Istat sull’occupazione.

Si tratta in gran parte di giovani che intendono dare continuità all’attività dei genitori, ma ci sono anche ingressi ex novo di ragazzi spinti da una scelta di vita alternativa, a contatto con gli animali e la natura. E quando a guidare il gregge sono i più giovani si assiste, secondo la Coldiretti, a un impulso nell’attività con il 78% delle nuove leve che investe – anche nella congiuntura economica negativa – sul miglioramento dei prodotti aziendali. La diffusa capacità di innovazione si concentra sulla qualità e sulla sicurezza del prodotto ma anche nella capacità di presidiare il mercato attraverso nuove formule commerciali, come la vendita diretta.

Le storie sono le più diverse. Davide Bortoluzzi, per esempio, ha 25 anni e con il diploma dell’Istituto tecnico era pronto a entrare nello studio del padre geometra. Lui invece ha realizzato il suo sogno: un gregge di 500 pecore per scorrazzare sulle Dolomiti. Giuseppe Stocchi, invece, ha 28 anni e conduce una grande azienda di pecore a Leonessa, in provincia di Rieti. Possiede ben 1.500 pecore, comisane (razza siciliana) e sarde con una spruzzatina di sopravissana, che producono 220/230 litri di latte al giorno per ricavarne ottimi formaggi (pecorino stagionato in grotta, pecorino primo sale, pecorino media stagionatura, pecorino fresco) e ricotta, che vende direttamente nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica.

Secondo la Coldiretti, tra i fattori che mettono a rischio il futuro della pastorizia c’è il fatto che più della la metà della carne di agnello in vendita è importata – soprattutto dai paesi dell’Est – all’insaputa dei consumatori e spacciata come made in Italy. Tutto nasce dalla mancata introduzione dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta previsto dalla legge nazionale già approvata all’unanimità dal Parlamento. E non va meglio per il latte.

 Leave a Reply

 

Vai alla barra degli strumenti