Giu 142012
 

Quattrocentomila nuovi disoccupati in 4 anni, 7 su 10 al di sotto dei 35 anni. I dati Svimez-Irpet parlano di 200mila famiglie colpite dalla disoccupazione, con almeno una persona in cerca di lavoro: è un boom clamoroso, pari ad oltre il 40% in tre anni. La crisi massacra i giovani precari, complice un welfare capace di tutelare soltanto il lavoro dipendente a tempo indeterminato – trascurando anche il Meridione.

I conti li fanno lo Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno, e dell’Irpet, Istituto di programmazione economica della Toscana, nel rapporto di previsione territoriale. Calcolano che la crisi ha prodotto almeno un disoccupato in 200mila famiglie, che si son viste dimezzate le entrate a parità di necessità. Si tratta nel 70% dei casi di giovani, under 35, tipicamente precari: tra loro moltissime donne, che cercano nel part-time la conciliazione casa-lavoro.

Non basta. Sempre tra i lavoratori più giovani si registra il peggior andamento dei salari: in 4 anni hanno perso il 10% del valore, contro il 3,6% degli “adulti” (tra i 35 e i 44 anni) e la sostanziale stabilità (-0,7%) dei veterani. Significa che proprio le nuove famiglie – quelle con il mutuo appena acceso per la casa, i figli in arrivo, le spese dell’indipendenza – si son viste decimare lo stipendio e dimezzare le entrate dal licenziamento.

A farla da padrone, nel sorteggio della disoccupazione, è il contratto. Il tempo indeterminato soffre oggettivamente meno, perché il nostro Welfare – ancora oggi, e nonostante la riforma Fornero – è pensato per i “vecchi”: per chi cioè ha lavorato diversi anni come dipendente, versato i contributi, etc. Restano esclusi oltre 305mila lavoratori precari – partite iva, co.co.co, co.co.pro. – che non hanno accesso alla mobilità e alla cassaintegrazione.

Nota interessante: non è il Sud a soffrire maggiormente, ma il Nord. L’accelerazione delle famiglie colpite da disoccupazione è stata +69% a settentrione, quasi 90mila nuclei su 200mila in 4 anni, contro il +27% a Sud. Ma al Nord gli ammortizzatori sociali funzionano meglio: il welfare riesce a ridurre del 27% la perdita di reddito reale imputabile alla crisi (con una media di 735 euro l’anno per famiglia), mentre al Sud la rete di sicurezza sociale non va oltre il 15%. Una famiglia media in Sicilia ha perso 880 euro l’anno negli anni della crisi.

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