Il ritorno delle mammane

 Posted by on 18 giugno 2012  Add comments
Giu 182012
 

In Italia un diritto non si deve dare mai per scontato e pianamente acquisito. Specialmente se è un diritto delle donne. Ci sarà sempre qualcuno pronto a negarlo o metterlo in discussione. Come per esempio succede con l’interruzione di gravidanza. Alla luce dei fatti successi in questi ultimi giorni.

L’interruzione di gravidanza fino al 1978 era reato e vietata per legge. Ma non voleva dire che non si praticasse, anzi veniva praticata in modo clandestino e fuori da ogni regola medica; a praticarla erano le cosiddette mammane e nella maggior parte dei casi moriva la gestante oltre al feto.

Nel febbraio del 1975 una sentenza della Corte Costituzionale dichiarava «pur ritenendo che la tutela del concepito ha fondamento costituzionale, consentiva il ricorso alla IVG per motivi molto gravi». Qualche tempo dopo, e di conseguenza, arrivò la legge 194/78 che regolamentava l’aborto. Fu confermata dal refendum sull’aborto nel 1981.

Non mancarono gli attacchi e gli insulti da una parte del mondo cattolico, e come al solito dalla Chiesa Apostolica Romana, che cercarono di boicottare in tutti i modi la consultazione referendaria.
Ancora una volta con il referendum il popolo si dimostrò più avanti dei governanti e nel maggio del 1981 si raggiunse il quorum. Finalmente si chiudeva il capitolo delle mammane, degli aborti clandestini e del numero altissimo di decessi tra le partorienti. Ma il quorum non bastò a far accettare unanimemente la decisione del popolo sovrano. Da quel giorno con attacchi ancora più duri verso un diritto finalmente riconosciuto si cerca con ogni mezzo di boicottarlo e di vietarlo.

Alcuni esempi: i medici che praticano l’aborto vengono emarginati e viene loro quasi impedito l’avanzamento di carriera, trattati quasi come appestati; in certi ospedali nel 2012 è di fatto impossibile abortire in quanto per evitare guai la quasi totalità dei medici si dichiara obiettore di coscienza salvo poi praticare nelle cliniche private, cosa che è severamente vietata dalla legge 194.
Notizia di questo ultimo mese i pro-life sono tornati a manifestare con l’appoggio di Chiesa e politici cattolici chiedendo l’abolizione dell’aborto e accostando lo stesso all’omicidio quindi criminalizzando e colpevolizzando chi fa una scelta dolorosa e non certo facile, data da un diritto.

Il 20 giugno la Consulta è chiamata a pronunciarsi ancora una volta sull’aborto, a esaminare l’articolo 4 della legge 194 sull’aborto – quello relativo alle circostanze che legittimano l’interruzione della gravidanza – poiché un giudice tutelare di Spoleto si è rivolto alla Consulta dopo che una ragazza sedicenne ha chiesto di poter abortire senza coinvolgere i genitori. La Corte Costituzione è chiamata a decidere se la norma è in contrasto con una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea che stabilisce che «l’embrione umano è stato riconosciuto quale soggetto da tutelarsi in modo assoluto». Pur riferendosi al caso specifico della ragazza di Spoleto potrebbe però avere importanti ricadute sul diritto della donna e il ricorso all’interruzione di gravidanza

Su Twitter e in rete è partita la mobilitazione con l’hashtag #save194 e gli appelli dell’Associazione Luca Coscioni.

(fonte: Cronache Laiche)

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