Giu 172012
 

Per il centenario della Universal, e per ricordare John Belushi a trent’anni dalla scomparsa, ritorna nelle sale cinematografiche il primo episodio dei The Blues Brothers, personaggi nati quasi per caso per uno sketch al Saturday Night Live e divenuti simbolo del film culto per eccellenza. Blues Brothers è un film culto, così come normalmente viene inteso il termine, senza possibilità di repliche e opposizioni, anche solo per la presenza dei numerosi cantanti dell’era blues e soul, per la colonna sonora votata dagli spettatori la migliore della storia del cinema o per il numero di auto incidentate superate unicamente dal secondo episodio. E’ un culto e “di culto”, punto e basta.

Ma è anche un film di culto così come lo intende Umberto Eco, un film sgangherato, spezzettato e spezzettabile. Lo schema narrativo alla base di Blues Brothers è molto semplice e grossolano: dopo essersi formata attraverso gag e scenette musicali, la Blues Brothers Band si presenta nel tal luogo, suona (non sempre), compie un casino e scappa; si rifugia in un altro luogo dove suona, compie un casino (non sempre) e fugge per scappare dal primo (e dal secondo) casino. Via via sempre così fino all’accumulo dell’inseguimento finale.

Proprio questo tipo di costruzione rende più facile nella memoria delle persone ricordare singoli momenti del film e mai la storia tutta intera (alzi la mano chi si ricorda cosa avviene dopo il concerto di Everybody needs somebody); ci si ricorda di Think di Aretha Franklin e della suora che vola come posseduta; di James Brown che predica e di John Belushi che “vede la luce”; della Blues Mobile e della “missione per conto di Dio”; dei nazisti e dell’uscita dal carcere; dell’invasione di cavallette e degli occhi di Jake che non si muovono mentre cerca di imbambolare Carrie Fisher. Ma di nuovo, la storia, chi si ricorda come va a finire? Chi si ricorda che c’è Steven Spielberg a ricevere i soldi per salvare l’orfanotrofio ?

E poi ci si ricorda dei morti, o meglio, del morto, John Belushi, ma non ci si ricorda che anche Cab Calloway e John Candy sono morti.

Blues Brothers è un film che è riuscito a costruirsi un’aura anche grazie (diciamolo) alla morte di John Belushi, al cast, alla colonna sonora e a delle ottime gag “d’accumulo”. Non è mai stato un gran film, nemmeno nel genere comico; nel complesso è, e rimarrà sempre, leggendario.

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