La salute come privilegio

 Posted by on 20 Giugno 2012  Add comments
Giu 202012
 

L’ultimo Rapporto RBM Salute stilato in collaborazione con il Censis fotografa lo stato dell’arte (si fa per dire), della sanità italiana. La ricerca è interessante perché, interrogando una grande quantità di materiale statistico, si spinge oltre all’interpretare i mutamenti imposti alla cittadinanza dalla crisi economica e dai tagli al settore della sanità pubblica.

Il quadro che ne emerge è sconcertante e racconta di un paese nel quale il ricorso alla sanità privata è spesso necessario: necessario perché sono tante le condizioni e le malattie per le quali la diagnosi precoce e la possibilità di accedere rapidamente a determinati esami e accertamenti possono fare la differenza tra un decorso positivo o infausto; necessario perché talvolta sintomi incoercibili azzerano la qualità di vita ed è impensabile affrontare liste d’attesa di mesi e mesi. Per questa ragione e a fronte di un incremento progressivo dei tagli alla sanità, le famiglie hanno gradualmente sostituito al servizio pubblico una percentuale di spesa out-of-pocket (letteralmente “di tasca propria”) ovviando, laddove necessario, alle lacune e alle disfunzioni del sistema pubblico.

Su questa tendenza al “far da sé” si è però innestata la spinta recessiva che la nostra economia, e quella della quasi totalità del resto del primo mondo, sta attraversando. Ciò che fino a poco tempo fa era considerata una spesa sostenibile è diventata, per molte famiglie, un’impresa impossibile generando, di conseguenza, una situazione di intollerabile iniquità sociale nei confronti dell’accesso ai servizi sanitari.

Questi i fatti: chi può continuerà a sborsare di tasca propria i soldi necessari alle cure mentre tutti gli altri smetteranno di prendersi cura della propria salute o, peggio ancora, saranno impossibilitati a curarsi anche se ammalati se non al costo di un indebitamento cronico.

La soluzione prospettata dal lavoro di analisi vede nella sanità integrativa una possibile via d’uscita – soprattutto nel breve periodo – da questa situazione di impasse. RBM Salute è però, guarda un po’ il caso, proprio una società assicurativa specializzata in sistemi integrativi. In ogni caso è molto difficile stabilire se la ricetta prospettata dal Censis sia davvero la soluzione migliore o semplicemente l’unica sostenibile in questa congiuntura proprio perché non impatta sui conti dello Stato.

Di certo la strada è in salita e continuerà ad esserlo finché il diritto alla salute non smetterà di essere percepito come un costo sociale ma verrà valorizzato per quello che è, un investimento in benessere e dunque in sviluppo e prosperità per tutti.

Insomma, che la spending review tagli gli sprechi, non i diritti.

(fonte: Cronace Laiche )

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