Giu 032012
 

Dopo Le bianche tracce della vita, continuamo il filone delle pellicole accompagnate dalla colonna sonora di Michael Nyman. Questa settimana è il turno di Fine di una storia, film di Neil Jordan (Fantasmi da legare, Michael Collins, Intervista col vampiro, La moglie del soldato), tratto dal racconto di Graham Greene (già utilizzato nel 1955 per La fine dell’avventura con Deborah Kerr e Van Johnson), con Ralph Fiennes, Juliane Moore e Stephen Rea.

Definire questo film come un film su un triangolo amoroso, come spesso lo si può trovare presentato, è un modo alquanto superficiale per definire l’esperimento di Jordan.

Da una parte infatti il regista irlandese tenta di raccontarci la storia di due amanti, Fiennes e Moore, raccontando gli eventi da entrambi i punti di vista, riproponendo le stesse scene, svelando le private sensazioni dell’uomo e della donna e incentrando la propria narrazione sulla mancanza di comunicazione che spesso investe le storie piene di una passione travolgente.

Dall’altra parte dota il proprio racconto di un ragionamento, agli occhi di qualcuno anche un po’ sempliciotto o fanciullesco, su una contrapposizione fra una ferma fede cattolica e un agnosticismo volubile, condotto dai sentimenti e dal fatalismo; un paragone fra amore terreno e amore spirituale.

Londra, periodo bellico. Lo scrittore Maurice ha un’intensa storia d’amore con la moglie di un suo amico, Sarah. La relazione, fatta di passione e sentimento, viene interrotta bruscamante dalla donna, senza nessun tipo di spiegazione. Travolto dalla gelosia Maurice assolda un detective, entrando così in possesso del diario personale di Sarah e scoprendo la conversione religiosa della donna.

Una scelta di privazione che porterà Maurice ad odiare la Chiesa cattolica, come il marito della sua amante non ha mai fatto nei suoi confronti, perché doppio sarà il tradimento di Sarah.

Fine di una storia non è un film semplice da vedere. Già nella prima sequenza, Jordan introduce un paio di inquadrature-dettaglio stranianti: mentre Maurice si reca nel salotto dell’amico Henry, vediamo un paio di flash fuori contesto di un uomo e una donna che salgono le scale accarezzandosi; sono Maurice e Sarah, che stanno salendo le stesse scale intraprese dallo scrittore ed Henry, durante la loro prima notte insieme.

Successivamente, la riproposizione delle scene, soprattutto quella centrale, fondamentale per la storia, rallentano non poco una narrazione dove è fondamentale, per uno spettatore non cattolico-attento praticante, quella che al cinema si chiama “sospensione di veridicità”, ovvero quel patto fra spettatore e film attraverso il quale accettiamo come verosimile tutti gli eventi mostratici dalla pellicola, siano essi un uomo volante con calzamaglia blu o una donna che si converte al cattolicesimo in stile Innominato. In caso di mancata sospensione, il film può apparire anche ridicolo, nella sua scena centrale e nel finale; contrariamente, ancora una volta, armatevi di fazzoletti e lasciatevi trasportare dalle note, semplici, di Michael Nyman.

 Leave a Reply

 

Vai alla barra degli strumenti