Ma alla fine, chi vince?

 Posted by on 18 Giugno 2012  Add comments
Giu 182012
 

Che il file sharing non sia particolarmente amato da produttori e venditori di materiale protetto da copyright è cosa risaputa. Così come sono noti i colpi – a volte anche bassi, diciamolo – inferti da questi alle comunità peer-to-peer.

In un certo senso, però, lascia comunque perplessi l’attacco diretto che l’industria cinematografica ha rivolto all’amministratore del sito Norsub, specializzato nella distribuzione di file con sottotitoli di materiale cinematografico.

In sostanza, l’accusa ha chiamato in causa il fatto che, distribuendo la traduzione amatoriale dei dialoghi di film e telefilm, viene meno il rispetto del copyright. Questo perché il testo – poniamo di un film  – non può essere visto come un elemento a sé, ma rientra nel prodotto-film coperto appunto da copyright.
L’admin di Norsub se l’è cavata così così: a fronte della richiesta di una condanna al carcere da parte dell’industria cinematografica, il tribunale norvegese ha optato per una multa di quindicimila corone norvegesi, cioè circa duemila euro. Non proprio bruscolini, insomma.

La questione è complessa. Da un lato, si tratta di una vicenda che sino a oggi non ha avuto grossi precedenti, quantunque la “caccia” ai cosiddetti fansub non sia cosa nuova. Dall’altro, sul fatto che i dialoghi di un prodotto televisivo o cinematografico rientrino nell’ambito protetto da copyright c’è poco da discutere. Quando si vuole pubblicare o comunque distribuire un libro in una lingua diversa da quella del testo orginale, si acquistano i diritti di traduzione, cioè per l’appunto il permesso di tradurre quel testo. I sottotitoli non fanno differenza e l’industria hollywoodiana lo ha fatto sapere. Come dire, finora abbiamo lasciato correre. Adesso vi diamo una bella lezione per farvi capire che certe cose non si fanno. Il problema è che questa volta a prendere le difese di Davide contro Golia mancherà una precisa categoria di “Davidi”: quella di chi traduce sottotitoli per lavoro, che già da tempo lamenta come il fenomeno del fansubbing abbia ulteriormente compromesso un settore già in bilico tra tempi ultraristretti, compensi decisamente inadeguati e corsa al ribasso. Una potenziale lotta tra poveri? Ci si augura di no.

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